Attualità a cura di Maurizio Donini

Dalla Renzinomics alla Renzicomics

000renzimatteo00Avete presente gli aumenti dell’IVA che abbiamo subito dal 20% prima al 21 e poi al 22? E tutto il corollario

di aumenti delle accise su benzina, alcool, tabacchi, e chi più ne ha più ne metta? Il boccone avvelenato in

questo caso si chiama clausola di salvaguardia, è apparsa per la prima volta nel 2011 sotto i governi del (a

parole) buongoverno di Berlusconi e Lega, ed è la norma che prevede l’aumento automatico dell’Iva nel

caso  non vengano rispettate le previsioni di bilancio, cosa poi puntualmente verificatasi.

Dopo il ventennio delle belle speranze del principe azzurro mascarato, siamo passati sotto la Renzinomics,

che per come viene attuata potremmo forse meglio definirla Renzicomics. Si sa che il nostro novello

principe azzurro basa la sua politica economica su un misto di annunci e belle speranze nel futuro, ma la

realtà è leggermente più cialtronesca se mi passate il termine. In pratica il governo dell’uomo nuovo della

sinistra (???) mette a bilancio tutta una serie di entrate basate su una serie di coincidenza favorevoli come

la voluntary disclosure (il ravvedimento di chi riporta i capitali nel belpaese) e di un non meglio specificato

“efficientismo”, il tutto sommato ad una spendig review che non passa mai di moda. Su queste basi il buon

Padoan taglia (atto doveroso come minimo) le tasse ai tartassati contribuenti (TASI, IMU, ecc. ecc. che poi a

fronte di questo si tagli la sanità questo è particolare su cui si sorvola). Tornando alla nostra clausola di

salvaguardia, con questo trucchetto contabile si fa bella figura mostrando un bilancio in salute e con le

imposte in diminuzione, ma con la spada di Damocle di questa clausoletta.

Se i parametri di bilancio non vengono rispettati, scatta la tagliola o rete di sicurezza come è più bello

nominarla. Dal primo gennaio è previsto l’aumento dell’Iva, e non di poco, dal 10 al 12 per cento, e al 13 nel

2017, per i beni essenziali, tipo i generi alimentari; e dal 22 al 24 per cento, e poi al 25 nel 2017 e al 25,5 dal

2018 per i prodotti e servizi di consumo, abbigliamento, arredamento, telefoni mobili, e via dicendo. Sei

punti e mezzo di aumento tra le due aliquote da gennaio 2016 a gennaio 2018;  il rischio più che concreto di

congelare quei consumi che continuano a latitare. Poi c’è il capitolo già richiamato delle accise su benzina e

gasolio: rincaro previsto dalle clausole dal primo gennaio prossimo, comunque dal 2018. Disinnescare

l’aumento di Iva e accise costa, nel 2016, non meno di 16 miliardi.

Insomma si fa bella figura inventandosi poste di bilancio senza nessuna base, come se accendessimo un

muto per comprare casa ipotizzando di pagare le rate con una vincita futura al Superenalotto, peccato che

in questo caso si scarica ogni rischio sui cittadini, Ora a fronte di tutto questo, il termine di sistema

“cialtronesco” di governare l’economia da parte del governo Renzi è ancora esagerato?

MAURIZIO DONINI