Lavoro indeterminato in crescita, calano donne e giovani
Dati recenti sul mercato del lavoro mostrano una sostanziale stabilità, con qualche segnale positivo sugli
indeterminati, ma persistono criticità per donne e under 35. Gli ultimi dati Istat e delle rilevazioni Inps
mostrano un quadro del mercato del lavoro italiano sostanzialmente stabile, con lievi variazioni rispetto ai
mesi precedenti. Tuttavia, emerge un dato positivo: la crescita dei contratti a tempo indeterminato, che
segnano un +1,2% su base annua, confermando una tendenza avviata già nel 2023. Questa crescita è
trainata soprattutto dal settore dei servizi e dall’industria, mentre l’agricoltura e alcune fasce del terziario
registrano ancora incertezze. L’aumento degli indeterminati potrebbe essere legato sia agli incentivi fiscali
per le assunzioni stabili sia a una maggiore propensione delle aziende a investire su figure di lungo periodo.
Nonostante il quadro generale relativamente stabile, il tasso di occupazione femminile ha subito un nuovo
ridimensionamento, scendendo di 0,3 punti percentuali. Le donne, soprattutto nelle regioni del Sud e tra i
35 e i 49 anni, faticano a riconquistare spazio nel mondo del lavoro, spesso a causa della carenza di servizi
per l’infanzia e di politiche di conciliazione vita-lavoro ancora insufficienti. Il fenomeno è particolarmente
preoccupante perché l’Italia resta tra i fanalini di coda in Europa per occupazione femminile, con un tasso
che si attesta al 52,3%, ben al di sotto della media UE (67,4%). Senza interventi strutturali, il rischio è che il
divario con gli uomini (il cui tasso di occupazione è al 69,1%) continui ad aumentare. Un altro nodo critico
riguarda la condizione dei giovani under 35, che continuano a rappresentare la fascia più fragile del
mercato del lavoro. Sebbene ci siano stati miglioramenti nelle assunzioni a tempo indeterminato (+2% tra i
25-34enni), la disoccupazione giovanile rimane alta (22,1%) e molti lavoratori under 30 sono ancora
intrappolati in contratti temporanei o inattività forzata.
La transizione dalla scuola al lavoro resta complicata, con un mismatch tra competenze offerte e richieste
del mercato. Inoltre, la mancanza di politiche abitative e di sostegno al reddito per i neolaureati o i giovani
in cerca di prima occupazione aggrava le difficoltà. Per consolidare la ripresa e renderla più equa,
servirebbero politiche attive per l’occupazione femminile, come potenziamento degli asili nido e incentivi
alle aziende che assumono donne. Sarebbero auspicabili misure specifiche per i giovani, tra cui formazione
professionalizzante, sgravi fiscali per le assunzioni under 30 e sostegno all’imprenditorialità giovanile e
riforme strutturali per ridurre il dualismo tra lavoratori stabili e precari, garantendo maggiori tutele anche
ai contratti atipici.
In conclusione, se la crescita degli indeterminati è un segnale positivo, le disparità di genere e generazionali
rischiano di frenare lo sviluppo. Senza interventi mirati, il rischio è che ampie fasce della popolazione
rimangano escluse da una ripresa sostenibile.
Francesco Seghezzi, Presidente ADAPT, sottolinea che ormai da tempo “in Italia si sta
osservando un cambio di faccia, anche molto rapido, del lavoro dipendente a vantaggio del tempo
indeterminato. Questo andamento è legato anche alle dinamiche demografiche: l’invecchiamento della
popolazione lavorativa concentra gli occupati negli over 40 dove l’incidenza di occupati a tempo
indeterminato è maggiore. Su base annua gli occupati permanenti crescono di ben 687mila unità mentre
quelli a termine diminuiscono di 402mila; i giovani fra i 15 e i 24 anni restano la fascia del mercato del
lavoro più in difficoltà, con un tasso di occupazione che cala dello 0,1%, mentre quello per la fascia 25-34
anni rimane stabile. Il mercato del lavoro è fermo, ma con qualche elemento qualitativo da considerare. In
particolare il calo dell’occupazione femminile, il rafforzamento importante del tempo indeterminato e la
debolezza della fascia giovanile, in calo ormai da più di un anno.”.
MAURIZIO DONINI