Languishing – emozioni senza speranza

”È un senso di stagnazione e di vuoto. Ti senti come se ti stessi confondendo tra i giorni, come se
guardassi la tua vita da un finestrino appannato. È l’assenza di benessere. Non hai sintomi di disagi
psichici, ma non neanche sei il ritratto della salute mentale. Non funzioni al massimo delle tue
capacità. Il ‘languishing’ spegne la tua motivazione e distrugge la tua capacità di concentrarti.”
Adam Grant, psicologo alla University of Pennsylvania e autore del libro “Think Again: The Power
of Knowing What You Don’t Know”
Il termine languishing è stato termine è stato coniato da un sociologo, Corey Keyes, è una delle
conseguenze psicologiche più evidenti lasciate dalla pandemia covid19 con tutto il suo corollario di
restrizioni e isolamento che ha portato. Difficoltà di concentrazione, problemi a rapportarsi con gli
altri, sensazione di mancanza di speranza, un languore che non ha nulla del romanticismo amoroso
declamato in versi da Paul Verlaine, ma che trae origine dal dovere cambiare applicazione
continuamente lavorando da casa ad esempio. Gli esperti consigliano di dedicarsi con ‘tempo’ alle
proprie attività, non interrompere ogni pochi minuti per dedicarsi ad altro e poi tornarvi sopra, ma
restare concentrati su quello che si sta facendo.
Resta questo peso addosso, insonnia, infelicità senza una ragione precisa, mancanza di uno scopo
nella propria vita, in termini medici viene definito come un disturbo da stress post-traumatico.
Bisogna quindi passare dal languishing al lo stato di flourishing, fare rifiorire la propria vita
tramite sei moduli fondamentali: accettazione, autonomia, relazioni positive, scopo nella vita,
crescita personale.
E’ bene chiarire che non si tratta di una malattia mentale, ma di uno stato di apatia e senso di
vuoto, una sorta di abbandono emozionale, non necessita di nessun trattamento medico, ma di
riprendere cura di noi stessi dedicandoci a riannodare i contatti e dare nuova linfa alle nostre
passioni e interessi, sperando che, nel frattempo, non arrivi una nuova pandemia o una guerra
nucleare ovviamente…
MAURIZIO DONINI