Il barometro politico di Luglio 2025
Dove finisce la politica e inizia la commedia comica? Perché il confine si fa sempre più sottile e
difficile da distinguere i due mondi, iniziamo dall’ineffabile Ministro Urso, non pago dei pochi
risultati ottenuti e di occupare una posizione solo per fedeltà politica, ma di fronte alla vicenda
della moglie, immortalata da Luca Zingaretti, mentre pratica lo sport più longevo e vivo dell’acume
italico, il salto della fila in lungo, cosa fa il signor ministro? Chiede scusa? Sarebbe bastato questo,
ma invece inizia a sproloquiare di una presunta minaccia alla sua gentile consorte, che si traduce in
una lettera di due anni fa… Roba che se fosse seria, metà Italia dovrebbe essere sotto scorta
dall’altra metà…
Ma cosa dire delle proposte di beatificazione? Il Nobel per la pace al pazzoide bombarolo numero
uno del secolo, TACO Trump, uno che solo gli americani potevano rieleggere per la seconda volta,
una candidatura che a livello di comicità se la gioca con la proposta di Bocchino per il Nobel
all’economia a Giorgia Meloni. La borgatara così simile a Trump, la stessa capacità di cambiare
idea ad ogni soffio di vento, le accise sono il male dell’umanità? Da cancellare subito dopo le
elezioni? E invece le aumenta… L’amichettismo che sottintende le nomine della sinistra golosa di
potere e posti? Mai più con i Fratelli d’Italia, ed ecco occupare ogni posto libero peggio di quanto
hanno fatto i pentastellati suo tempo, e ci troviamo un Geronimo La Russa ben sistemato per
meriti non ben chiariti (giusto per fare l’ultimo esempio). Forse potrebbero istituire un Nobel
sull’uso dei poteri politici per accapparrarsi banche usando il golden power e mezzi affini in modo
distorsivo, ma su questo ci sono già indagini della Commissione Europea e della Procura di Milano
in corso, vedremo i risultati.
Ma il ciclone Trump rasenta la comicità, e la supera grazie alla Commissione Von der Leyen,
Ursula, semplicemente, non avrebbe dovuto essere rieletta, ma tant’è. La vicenda The Donald vs.
UE è davvero tragicomica, il tycoon dichiara senza problemi che gli europei l’hanno derubato, che
sono dei parassiti, che sono lì pronti a leccargli il suo non bellissimo lato B, e cosa la (dis)Unione
Europea? Reagisce come la Cina? Affatto, assume la posizione a 90°, dopo avere accettato i dazi
del 10% imposti nel suo primo mandato, ora sono pronti ad accollarsene un altro 10%, ad
aumentare le spese militari al 5% senza nemmeno avere un nemico da combattere. Già oggi la
Russia ha una popolazione che è meno di un terzo dell’Unione Europea, un’economia che non è
lontanamente paragonabile a quella europea, un esercito infinitamente più debole della NATO già
ora, e con cui sono 3 anni che cercano di sconfiggere la piccola Ucraina senza riuscirci. Ma non
pago, Trump vuole continuare ad armare Kiev, ma non più donando armi, ma vendendole agli
europei, che dovrebbero quindi tagliare i propri sistemi sociali per comprare i Patriot da Trump (la
triangolazione prevede l’acquisto da altri paesi cui poi saranno gli amici a stelle e strisce a vendere
i loro sistemi) e girarli a Zelensky, se non fosse tutto vero potremmo pensare di essere a un
avanspettacolo di periferia.
Ovviamente anche la webtax sulle multinazionali del web statunitensi sparisce di fronte all’orso
con il parrucchino sbiadito, solo Macron ha alzato la voce, ma gli altri, in prima fila la Giorgia
presunta uderdog, tutti chini a chiedere l’elemosina all’ex-sogno americano; ad maiora.
MAURIZIO DONINI