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FALLITO ASSALTO CAVEAU, IL MARESCIALLO BROCCA SI DIFENDE

ANCONA – Non un carabiniere infedele, ma un investigatore che operava sotto copertura per sgominare la gang che voleva assaltare la filiale anconetana della Banca d’Italia. Si è difeso così, nell’interrogatorio di fine indagine, l’ex comandante dei carabinieri della Stazione anconetana di Collemarino Ivano Brocca, finito in manette nell’ottobre 2012 insieme al sovrintendente della squadra Mobile Francesco
Lestingi, al pluripregiudicato foggiano Olinto Bonalumi e al suo braccio destro Michele Cristiani di Andria.

Assistito dagli avvocati Marcello Marcellini e Carmelino Proto, Brocca, ha sostenuto di aver agito sotto copertura e senza informare l’autorità giudiziaria per non compromettere l’efficacia della sua azione investigativa trattandosi di un caso delicatissimo. Il maresciallo si trova agli arresti nel reparto di Psichiatria di Torrette, dove si trova dopo aver mostrato un grave stato di prostrazione in carcere.

Non si è invece messo d’accordo per l’interrogatorio Lestingi, che si trova invece dietro le sbarre. La Procura dovrà decidere ora, come del resto sembra orientata a fare, se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio per il progetto di assalire il caveau della filiale anconetana della Banca d’Italia.

Secondo la ricostruzione della Procura, il maresciallo Brocca, contattato dall’amico agente della Mobile Lestingi, avrebbe dovuto corrompere uno dei militari delegato alla vigilanza di Bankitalia per permettere ai
ladri di entrare nell’edificio, mettere fuori uso il sistema d’allarme e sostituire il denaro del caveau,
oltre 200 milioni di euro, con banconote false. Per
convincere il collega carabiniere a partecipare, Brocca lo avrebbe ricattato, cercando di spaventarlo attraverso una lettera anonima confezionata da Lestingi e contenente informazioni delicate sulla sua vita privata. Il carabiniere di Bankitalia, però, invece di cedere aveva denunciato l’accaduto dando il via alle indagini.