Europa

Russia Ucraina: intervista all’analista geopolitico Yari Lepre Marrani

Domanda 1. Gli attacchi russi contro l’Ucraina continuano, mentre Kiev risponde colpendo anche
obiettivi militari ed energetici in profondità nel territorio russo. Nel frattempo, l’offerta ucraina di
una tregua reciproca sugli attacchi alle navi civili nel Mar Nero è stata respinta da Mosca. Siamo
davanti a una guerra ormai strutturalmente incapace di produrre una decisione militare? Qual è,
oggi, la logica strategica che spinge entrambi i contendenti a proseguire, nonostante il costo umano,
economico e infrastrutturale crescente?
Risposta: La dinamica attuale è quella di una guerra di logoramento con progressiva estensione
geografica e tecnologica, nella quale nessuno dei due attori dispone, almeno nel breve periodo,
degli strumenti necessari per imporre unilateralmente una soluzione. La Russia continua a puntare
sulla superiorità quantitativa, sulla pressione missilistica e con droni, sulla distruzione delle
infrastrutture e sulla capacità di sostenere una guerra lunga. L’Ucraina, non potendo competere
simmetricamente sul piano delle risorse, cerca invece di aumentare il costo della guerra per Mosca
attraverso attacchi in profondità, droni, pressione sulla logistica e sul sistema energetico e militare
russo.
La conseguenza è un equilibrio paradossale: la prosecuzione della guerra può essere razionale
per entrambi anche quando la vittoria appare irraggiungibile, perché ciascuna parte ritiene che
interrompere unilateralmente le ostilità nella situazione attuale significherebbe accettare condizioni
strategicamente peggiori. La proposta di una tregua limitata nel Mar Nero va letta proprio in questa
chiave: Kyiv tenta di separare almeno alcuni interessi umanitari ed economici dalla guerra
complessiva, mentre Mosca teme che una tregua parziale possa offrire all’Ucraina un vantaggio
senza produrre concessioni equivalenti.
Domanda 2. L’abbattimento il 14 agosto di un drone entrato nello spazio aereo lettone da parte di
un Eurofighter italiano, dopo altri episodi analoghi sul fianco orientale dell’Alleanza, modifica
qualitativamente il problema della guerra? Quanto è concreto il rischio che una guerra combattuta
formalmente fuori dal territorio NATO produca progressivamente incidenti, errori di calcolo o
provocazioni capaci di trasformare il confronto Russia-Ucraina in una crisi diretta tra Mosca e
l’Alleanza Atlantica?
Risposta: Questo è probabilmente uno degli aspetti geopoliticamente più delicati dell’attuale fase. Il
punto non è soltanto stabilire da chi sia stato lanciato un determinato drone, ma constatare che la
guerra sta producendo effetti fisici e operativi dentro lo spazio di sicurezza della NATO. L’episodio
lettone del 14 agosto è stato gestito attraverso le procedure di sorveglianza e reazione dell’Alleanza:
caccia italiani Eurofighter e F-16 turchi sono stati attivati e il drone è stato abbattuto. NATO e
autorità lettoni stanno ancora accertandone l’origine.
È significativo, tuttavia, che la NATO abbia già definito precedenti intrusioni sul fianco orientale
come un problema di deterrenza e difesa. A giugno, dopo l’abbattimento di un drone in Lettonia da

parte di caccia francesi, il segretario generale Mark Rutte aveva sottolineato che questi episodi
dimostrano sia la pericolosità della situazione sia la capacità dell’Alleanza di reagire.
Il rischio maggiore non è necessariamente un attacco deliberato russo alla NATO, che avrebbe
conseguenze enormemente più gravi, bensì la zona grigia fra intenzionalità, guerra elettronica,
errore tecnico e operazioni militari. Più aumentano i droni e più il confine fra guerra ucraina e
sicurezza europea diventa operativo, maggiore diventa il rischio di un incidente che obblighi un
governo NATO a reagire prima ancora di aver chiarito completamente l’origine dell’evento.

Domanda 3. La Cina sostiene ufficialmente il cessate il fuoco, il dialogo e una soluzione politica,
ma contemporaneamente mantiene una relazione strategica privilegiata con Mosca. Pechino è
davvero un possibile mediatore oppure trae vantaggio dal mantenimento di una Russia dipendente
dalla Cina e da un’Europa indebolita e costretta a concentrare risorse sulla propria sicurezza?
Risposta: La Cina svolge contemporaneamente tre funzioni diverse, e proprio questa ambivalenza
rende difficile considerarla un mediatore neutrale. Sul piano diplomatico, Pechino sostiene
ufficialmente il cessate il fuoco, il rispetto dell’integrità territoriale e il negoziato; ancora nel luglio
2026 ha ribadito di voler favorire la de-escalation e una pace «completa, duratura e vincolante».
Sul piano strategico, però, la relazione sino-russa rimane profonda. Xi Jinping e Vladimir Putin
hanno riaffermato nel maggio scorso il carattere strategico della partnership tra i due Paesi. Inoltre,
l’Unione europea ha continuato a sanzionare società cinesi coinvolte nella filiera tecnologica
utilizzata dall’apparato militare russo.
Pechino, dunque, non ha interesse a una vittoria russa che destabilizzi radicalmente l’ordine
europeo, ma neppure a una sconfitta strategica di Mosca. Una Russia indebolita ma ancora
capace di contrastare l’Occidente è funzionale alla competizione cinese con gli Stati Uniti. La
guerra, inoltre, consente a Pechino di osservare direttamente l’evoluzione della guerra tecnologica,
dei droni, della guerra elettronica, delle sanzioni e della capacità industriale occidentale.
La Cina può quindi essere un interlocutore diplomatico importante, ma non va confusa con un
arbitro imparziale. La sua priorità è preservare la propria autonomia strategica e il rapporto
con Mosca, evitando contemporaneamente che il conflitto degeneri in una crisi internazionale
incontrollabile.

Domanda 4. Gli Stati Uniti sembrano oggi più concentrati sul controllo dell’escalation e sui propri
interessi strategici globali che sulla costruzione di una vittoria ucraina. Washington ha anche
esercitato pressioni su Kyiv affinché limitasse alcune azioni contro infrastrutture energetiche russe
nel Mar Nero. È corretto parlare di una sostanziale tolleranza americana verso la prosecuzione della
guerra, purché essa rimanga entro determinati limiti, oppure questa lettura sottovaluta il ruolo degli
Stati Uniti come deterrente nei confronti di Mosca?
Risposta: Parlerei non di tolleranza della guerra, ma di una crescente volontà americana di
controllarne costi, dimensioni e conseguenze. È una distinzione fondamentale. Washington non
sembra più perseguire necessariamente l’obiettivo massimo di una vittoria ucraina intesa come
completa sconfitta strategica della Russia; contemporaneamente, non vuole consentire che Mosca
ottenga una vittoria tale da alterare radicalmente gli equilibri europei.

Il comportamento americano nel Mar Nero è emblematico. Washington ha chiesto a Kyiv di evitare
attacchi contro determinate infrastrutture energetiche legate ai flussi internazionali di petrolio,
soprattutto in considerazione dell’impatto che tali operazioni potrebbero avere sui mercati energetici
e sugli interessi statunitensi.
Questa impostazione suggerisce una politica più transazionale e selettiva: sostenere l’Ucraina,
impedire che la Russia domini l’intero teatro, ma nello stesso tempo evitare un’escalation
incontrollabile, proteggere gli interessi economici americani e lasciare aperta una possibilità
negoziale.
Il problema per l’Europa è evidente: se gli Stati Uniti restringono progressivamente il proprio
coinvolgimento diretto, il peso della deterrenza ricade sempre più sugli europei. L’UE ha già
previsto un quadro di sostegno finanziario all’Ucraina da 90 miliardi di euro per il 2026-27 e
continua ad aumentare la pressione sanzionatoria su Mosca. Ma trasformare questa volontà politica
in una capacità militare autonoma richiede tempo, industria della difesa, coordinamento e
soprattutto una strategia comune.

Domanda 5. Alla luce della pressione russa sull’Ucraina, degli incidenti nel Baltico, dell’ambiguità
cinese e di un coinvolgimento americano più condizionato, qual è oggi il vero punto nevralgico
della sicurezza europea? L’obiettivo realistico è ancora una pace negoziata, oppure l’Europa deve
prepararsi a una lunga fase di confronto con la Russia anche dopo un eventuale cessate il fuoco?
Risposta: Il punto nevralgico non è più soltanto come terminare la guerra in Ucraina, ma quale
architettura di sicurezza europea nascerà dopo di essa. Un cessate il fuoco senza garanzie credibili
potrebbe semplicemente trasformare una guerra aperta in un conflitto congelato, lasciando intatte le
condizioni per una nuova escalation. Al contrario, una soluzione che ignori completamente le
questioni territoriali e di sicurezza russe e ucraine avrebbe poche possibilità di essere sostenibile.
Per l’Europa questo significa prepararsi simultaneamente a due scenari: negoziare la fine della
guerra e prepararsi militarmente a una guerra che potrebbe riprendere. È la logica della
deterrenza: la capacità di difendersi non è necessariamente alternativa alla diplomazia, ma può
essere ciò che rende la diplomazia credibile.
L’Unione europea ha già assunto questa impostazione, ribadendo il sostegno alla sovranità ucraina,
alla sua integrazione europea e a una pace accompagnata da «robuste e credibili garanzie di
sicurezza». Parallelamente, la NATO sta investendo nello sviluppo di capacità anti-drone e nella
difesa del fianco orientale, proprio perché la guerra in Ucraina ha dimostrato quanto rapidamente la
minaccia dei sistemi senza pilota possa saturare le difese tradizionali.
La questione decisiva, dunque, è questa: l’Europa non può più considerare la guerra russo-
ucraina come una crisi periferica destinata semplicemente a concludersi. È diventata il banco
di prova della capacità europea di difendere i propri confini, sostenere un alleato sotto
attacco, mantenere l’unità transatlantica e contemporaneamente costruire una futura
architettura di sicurezza nella quale la Russia dovrà essere contenuta, ma con la quale, prima
o poi, sarà necessario tornare a confrontarsi diplomaticamente.

 

Nota biografico – editoriale: “Il dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e
analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico –
giuridiche. Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale
dell’AMI(Associazione Mazziniana Italiana), il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani
collabora con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano”