Infolampo: Unità – Manovra

By on febbraio 12, 2019

Seminare unità e solidarietà
Grande risposta del mondo del lavoro al governo della propaganda e dei social. Cgil, Cisl e Uil lanciano
il loro appello “Ascoltate i sindacati e le sofferenze del Paese oppure andrete a sbattere e farete male
all’Italia”
di Altero Frigerio
Una premessa e due considerazioni di merito sul dopo-manifestazione di sabato 9 febbraio.
“Per il sindacato è la prova del fuoco” scriveva Bruno Ugolini su strisciarossa.it alla vigilia
dell’appuntamento di Piazza San Giovanni. E sottolineava: il gioco per Cgil Cisl e Uil è pericoloso perché
si tratta di sfidare il governo per cui hanno votato tanti loro
iscritti. Parola più parola meno, Ugolini chiariva:
“Ciascuno di noi capirà se hanno ragione o no quelli che
dicono che i sindacati non esistono più, non hanno alcun
valore attrattivo, sono fantasmi gonfi solo di ricordi del
passato. Sono pensieri, riflessioni che abbiamo spesso letto
in questi tempi confusi. Espressi non solo da gruppi di
lavoratori che hanno perso fiducia e speranza non solo
nelle forze politiche, ma anche nelle forze sociali”.
E’ andata bene, molto bene: Landini, Furlan e Barbagallo
non si sono scottati e mentre altri, Salvini e Di Maio per
citarli con none cognome, hanno faticato a riempire piazza
del Popolo nei loro rispettivi comizi, ai sindacati non è
bastata Piazza San Giovanni per accogliere le oltre 200mila
persone che hanno attraversato il centro di Roma sabato
scorso.
Detto ciò, e non è secondario l’aspetto quantitativo della giornata, ci sono due elementi di valore assoluto
da richiamare. Il primo ruota intorno a valori quali la democrazia e la partecipazione. Anche qui occorre
citare un altro commento importante, quello apparso ieri a firma di Dario Di Vico, in prima pagina sul
Corriere della Sera. Per l’editorialista di via Solferino “Si può e si potrà in futuro essere d’accordo o meno
con le singole rivendicazioni di Cgil-Cisl-Uil ma nelle società democratiche è questo il ruolo che devono
assolvere i sindacati liberi, altrimenti meglio chiudere bottega”. E ancora è Di Vico a riconoscere che “Se
la manifestazione di sabato avesse il potere di ridare a Cesare quel che gli compete, se contribuisse a
ripristinare la dialettica tra politica e corpi sociali, avremmo compiuto un importante passo in avanti”.
Insomma, con la rappresentanza del mondo del lavoro e le sue organizzazioni bisogna farci i conti perché
– lo si voglia o no – costituiscono una forza fondamentale che dà senso pieno alla democrazia. E dunque il
corteo di sabato mattina ha avuto tra i tanti pregi anche quello di mettere in crisi una certa idea facile
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Il Kenya sta costruendo un muro
per fermare i profughi

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Una stima degli effetti della manovra e delle alternative
possibili
Stima degli effetti della manovra economica e simulazione di manovre alternative
Con diverse tecniche di stima dei moltiplicatori degli stimoli fiscali mostriamo che la manovra
economica del governo per il 2019 ha un impatto molto modesto sulla crescita perché trascura gli
investimenti, non presenta un disegno di politica industriale e non muta le condizioni del lavoro. Al
contrario, una diversa composizione della manovra, anche a saldi invariati ma con risorse dimezzate
sulle misure-simbolo e corrispondenti maggiori investimenti, avrebbe raddoppiato l’impatto positivo
sulla crescita. Inoltre, portando il deficit al 2,4% e spostando le risorse aggiuntive sugli investimenti,
tutte le stime mostrano che l’impatto espansivo sarebbe addirittura triplicato.
di Riccardo Realfonzo, Angelantonio Viscione –
La necessità di una manovra espansiva
Nella seconda metà del 2018, le medesime tensioni internazionali che hanno determinato un
rallentamento della crescita in Germania e Francia hanno spinto l’Italia nella recessione, complici i gravi
deficit di competitività dell’apparato produttivo e infrastrutturale del Paese, il cronico sottofinanziamento
degli investimenti pubblici e privati nonché la crescente precarizzazione del lavoro che contribuisce al
ristagno dei consumi. In questo scenario, monta la preoccupazione che la manovra economica del
governo possa avere un profilo espansivo insufficiente. Per cominciare, la manovra economica non ha
impresso un cambiamento di direzione significativo alla politica delle finanze pubbliche rispetto agli anni
dell’austerità. A riguardo, il governo sembra avere scontato un deficit di capacità politica in Europa e in
particolare nel confronto con la Commissione Europea. Infatti, anziché proporre una manovra incentrata
sul rilancio degli investimenti pubblici e sulle politiche industriali, che avrebbe potuto riscuotere consensi
in altri Paesi e registrato minori resistenze presso la Commissione Europea, il governo ha presentato una
manovra caratterizzata da un deficit incrementato al 2,4% del pil e finalizzato a un aumento della spesa
corrente e dei trasferimenti. Successivamente, per evitare la procedura sanzionatoria, il governo ha dovuto
ridurre il deficit al 2,04% del pil, riportando i valori della finanza pubblica pressoché in linea con quelli
registrati nel 2018. Inoltre, gli investimenti rimangono fermi al palo, non vi è una chiara proposta di
politica industriale in grado di rilanciare la competitività del Paese, e gli sforzi maggiori si incentrano su
misure che pur andando incontro ad alcune istanze dei ceti meno abbienti e del lavoratori prossimi alla
pensione, non mutano le condizioni di forte precarietà del lavoro e non allargano la base occupazionale.
Una analisi tecnica è utile a mostrare che la manovra economica per il 2019 ha un impatto espansivo
molto contenuto e che viceversa, anche a saldi invariati, sarebbe stato possibile concepire forme di
intervento più incisive per aggredire i nodi della competitività e rilanciare la crescita. Se invece si fosse
fatto ricorso a una manovra che avesse ampliato il deficit al 2,4% del pil, concentrando interamente le
risorse in più rispetto alla attuale manovra sugli investimenti, l’effetto espansivo sarebbe stato addirittura
triplicato.
La manovra economica per il 2019
Dal punto di vista delle risorse in campo, le misure discrezionali introdotte dal governo per il 2019
possono essere sintetizzate nella Tabella 1.
Complessivamente, le misure discrezionali della manovra determineranno un extradeficit di circa 11
miliardi e 700 milioni di euro, ossia lo 0,65% del pil. Stando alle stime del governo, il deficit dovrebbe
attestarsi a fine 2019 al 2,04% del pil e la crescita dovrebbe raggiungere l’1%, di cui uno 0,6% dovuto
alla crescita tendenziale e uno 0,4% come effetto di quelle misure.
I moltiplicatori degli stimoli fiscali e la manovra
Gli economisti misurano l’impatto dei diversi stimoli fiscali (aumento della spesa, riduzione delle
imposte) sul pil facendo ricorso al concetto di moltiplicatore, che teoricamente può essere maggiore o
minore di uno, o addirittura negativo. Un moltiplicatore maggiore di uno riflette una politica fiscale
espansiva molto efficace che determina una crescita del pil maggiore del valore dello stimolo messo in
campo dal governo. Chi scrive ritiene – in linea con la tradizione di ricerca postkeynesiana – che il valore
del moltiplicatore della spesa pubblica sia elevato, soprattutto in periodi di crisi e rallentamento
dell’economia.
Per controllare le stime del governo e valutare gli effetti della manovra e anche quelli di possibili
formulazioni alternative di essa, cominciamo con il fare ricorso a un contributo scientifico molto noto,
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