La cooperazione allo sviluppo- Il Principied Aid index

La stabilità, la sicurezza, la pace nel mondo, dipendono anche dalla quantità di aiuti erogati dai
paesi ricchi a quelli del cosiddetto ‘Terzo Mondo’. Nell’ambito della Cooperazione allo sviluppo è
necessario distinguere tra ritorni di breve e lungo periodo. L’argomento tocca quella che una volta
veniva definita ‘carità pelosa’, ovvero aiuti concessi con l’intenzione di ottenere benefici a favore
dell’erogante, in opposizione alla beneficenza fine a sé stessa.
Passando dalle parole nazional-popolari a sistemi decisamente più scientifici, scopriamo che
all’interno dell’OCSE opera il Comitato per l’aiuto allo sviluppo, noto con l’acronimo inglese DAC
(Development Assistance Committee), che ha lo scopo di indirizzare efficacemente le politiche di
aiuto destinate ai Paesi più poveri. Del DAC fanno parte trenta Paesi ricchi, tra i quali l’Italia e tutti
quelli dell’Unione Europea, tra tutti i paesi del G7 l’Italia si piazza all’ultimo posto, 20° nella
classifica generale, al primo posto troviamo il Lussemburgo, seguita da Regno Unito e Svezia, in
coda Slovacchia, Grecia e Austria.
Il prestigioso think tank britannico Overseas Development Institute (ODI), nell’ultimo Principled Aid
Index, discute in che modo gli aiuti allo sviluppo siano stati indirizzati a ottenere ricadute positive
anche all’interno dei Paesi erogatori. Tralasciando scontate e inutili battute sul Lussemburgo quale
paradiso fiscale, il paese si piazza al primo posto in quanto i suoi aiuti si identificano come
Principled, ovvero scevri dal fine di ottenere vantaggi nel breve periodo per il paese erogante.
D’altronde il Lussemburgo non ha produzione di armi, nemmeno le commercia, ed è fortemente
impegnato nella regolamentazione del commercio estero. Al contrario l’Italia è uno dei maggiori
produttori mondiali di armamenti e svolge un fiorente commercio in questo settore, quindi i suoi
aiuti si caratterizzano come Unprincipled, sono orientati a ottenere vantaggi politico-economici nel
breve periodo, pochi aiuti in termini assoluti e rivolti a ricavarne vantaggi in sintesi. Nello specifico
l’Italia concentra l’assistenza allo sviluppo sull’Africa e sulla mitigazione delle cause profonde della
migrazione.
ODI conclude la pubblicazione del suo Index con alcune raccomandazioni, in particolare i donatori
dovrebbero promuovere il loro interesse nazionale perseguendo una strategia di assegnazione
degli aiuti basata su principi internazionali. Sarebbe doveroso che i donatori siano maggiormente
motivati ​​dal pubblico nelle loro allocazioni di aiuti, cercando di impegnarsi al massimo nella
direzione dello sviluppo. I donatori dell’OCSE DAC dovrebbero ritenersi reciprocamente
responsabili della fornitura di aiuti Principled tralasciando quelli di natura Unprincipled per fornire
un vero aiuto disinteressato ai destinatari degli aiuti.
MAURIZIO DONINI