Il barometro politico di maggio 2019

La somma dei movimenti di questo anno di governo si è estrinsecata nelle elezioni europee in
salsa italica, il trionfo della Lega di Salvini era più che annunciato e previsto da chi guardasse con
disincanto la situazione politica. Chi prevedeva un calo sotto il 30% ricordava un poco la genesi
degli anti-Trump, che di fronte ai sondaggi reali cercavano di lenire la ferita vagheggiando la
vittoria di Hilary sul traguardo. In parole povere, molte persone di buon animo non riescono a
credere alla realtà di un paese ricco e bloccato su logiche di pura difesa del territorio che
nemmeno ai tempi delle tribù si vedevano, per cui cercano di convincersi che una vittoria del
Trump o del Salvini di turno non sia possibile.
La vittoria di Salvini era annunciata dalla conclamata incapacità di Casaleggio unita alla devota
insipienza del satrapo Di Maio, il leghista ha sparecchiato il tavolo fin da subito ed i suoi pseudo-
alleati di governo ci hanno messo un anno per accorgersene ed alzare la testa smettendo di fare gli
struzzi. Nulla di inaspettato nemmeno nel resto del panorama, che Berlusconi fosse in caduta
libera, privo di tutti i delfini che ha cresciuto e poi buttato dalla rupe Tarpia nei decenni, non è una
novità. Che il partito della Meloni fosse in crescita basta guardarsi attorno per accorgersene, e se
qualcuno festeggia il paio di punti percentuali aggiunti da un PD senza nessuna idea è roba
freudiana. Zingaretti sarà anche un bravo amministratore, ma resta un uomo di partito senza
slanci per farsi seguire da una popolazione sempre più in fuga a destra e dirige un partito ancora
fortemente contaminato dai renziani. Senza un leader ascoltato e capace di avere leadership
popolare, un progetto solido, la sinistra è destinata a vagare nelle paludi dello zoccolo duro al 20%.
Il soggetto nuovo di Italia in Comune non è esente da questi difetti, il partito dei sindaci si poggia
su figure trascinanti come i primi cittadini che lo guidano, ma dietro si è coalizzata una classe
politica di fuoriusciti e riciclati che continuano a giocare con il potere estromettendo le menti
migliori che potrebbero fargli ombra ed usando i soliti vecchi sistemi che hanno dimostrato tutta
l’usura del tempo. Contro gli esperti di social, web e comunicazione di Salvini, la variegata sinistra
continua a disporre armate di tortellini e panzerotti nelle feste paesano sempre più carenti di
volontari ed avventori, il risultato è sotto gli occhi di tutti, un digiuno digestivo che si allaga all’urna
elettorale.
MAURIZIO DONINI