Fascisti ed istituzioni a braccetto in Polonia

Molti ricordano la Polonia come un simbolo del cambiamento, la rivolta contro il grande orso russo allora
potentissimo, Solidarnosc e Walesa, infino lo sganciamento dal Patto di Varsavia e l’entrata nella Unione
Europea. Ma le cose sono cambiate velocemente, una deriva anti-europeista ed un governo che si è messo
contro le istituzioni europee andando perfino contro gli acquis comunitari scegliendo di percorrere un
pericoloso declino verso l’estrema destra. Il tentativo di porre la giustizia sotto il controllo governativo è
riuscito in buona parte, non del tutto come avrebbe desiderato il partito al potere, ma comunque con
ottimi risultati.
Ma il fascismo strisciante che sta insinuandosi in Europa ha trovato terreno fertile in Polonia, basti pensare
che in occasione dei festeggiamenti per il 100° anniversario dell’indipendenza, le strade di Varsavia si sono
riempite di 200.000 fascisti, con in testa gli italiani di Forza Nuova guidati da Roberto Fiore. Assieme alle
bandiere nere sono risuonati slogan e parole che avremmo voluto non si sentissero più, “Potere bianco”,
“No all’Ue”, “Meglio un’Europa bianca anche se spopolata”.
Il fatto più grave non è stata la marcia di una fazione estremista, ma che assieme ai rappresentanti della
parte politica fosse al loro fianco le massime istituzioni del paese, il Presidente della Repubblica polacca,
Andrzej Duda, il capo del governo polacco, Mateus Morawiecki e Jaroslaw Kaczinski, il leader del partito di
maggioranza e di destra PiS (Diritto e Giustizia) che governa in Polonia. Il fattore più preoccupante è proprio questa saldatura tra forze di estrema destra ed i rappresentanti di paesi europei che pur stando nella comunità, seguono e diffondo messaggi anti-europeisti. La coagulazione di questi sentimenti in quello che è chiamato il gruppo di Visegrad e che trova il suo epigono nel discusso leader ungherese Viktor Orban, è un malessere che dovrà, prima o poi, essere affrontato e risolto.
Ma che piaccia o meno, è necessario prendere atto di come l’anticamera del fascismo sia il razzismo, non
per niente le forze che si riconoscono nella destra, estrema o moderata che sia, sono le più esposte nel
rifiutare ogni forma di immigrazione ed integrazione, a favore dei respingimenti, con il lucroso affare della
costruzione di muri quale icona del proprio esasperato nazionalismo.
MAURIZIO DONINI