Da Infolampo: Sociale – Moro

Aldo_Moro_brFondi per il sociale, ultimo bancomat

Ancora ridotte le risorse per il sostegno alle persone più svantaggiate. Le associazioni denunciano: “Un

vero e proprio accanimento terapeutico. Segno di un Governo e di una politica senza bussola, con

priorità assai diverse da quelle dichiarate a parole”

di Nuccio Iovene

Un’intesa tra Governo e Regioni, siglata nelle scorse settimane, prevede il taglio drastico dei fondi a

disposizione delle politiche di welfare: ben due terzi del Fondo

Nazionale per le Politiche Sociali, che passerebbero così da 313 a

soli 99 milioni di euro, e del Fondo per la Non Autosufficienza per

ben 50 milioni di euro, scendendo così a soli 450.

Il governo con una mano da e con l’altra prende. Purtroppo non è

nuova come abitudine. In un attimo si è ritornati al 2010, ai livelli

minimi del terzo Governo Berlusconi. Dal 2008 le dieci principali

voci di investimento sociale (da quella per l’affitto a quella per i

servizi all’infanzia) hanno subito negli anni tagli per oltre l’80%, lo

stesso termine “riforma del welfare” è stato cancellato e sostituito

dalla voce “tagli alla spesa sociale”.

Anni di battaglie per rimettere al centro dell’attenzione le politiche

sociali, far risalire la china ad un Paese vergognosamente in ritardo

su questi temi e accecato dalle politiche rigoriste, sembrano essere

stati scritti sulla sabbia. L’intero mondo del volontariato e dell’associazionismo è giustamente insorto.

“Un atto gravissimo che avrebbe pesanti conseguenze per i cittadini e le famiglie che si trovano in

condizioni di forte disagio” lo ha definito il Forum del Terzo Settore. “È evidente che con questi tagli, le

politiche sociali del nostro paese ne escono pesantemente umiliate: queste politiche sono sbagliate e

inopportune, e non solo feriscono le persone più vulnerabili, negando diritti ed inclusione sociale, ma

paralizzano il nostro Paese” ha sostenuto la Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con

Disabilità (Fand). Il Comitato 16 novembre, che rappresenta gli ammalati di Sla e di tutte le patologie

altamente invalidanti che conducono alla totale non autosufficienza ha affermato che: “Governo e Regioni

hanno giocato con la disabilità gravissima”. “Stiamo parlando, come è noto, di risorse che servono a

coprire servizi essenziali nel campo delle povertà e delle fragilità: dai servizi per anziani a quelli per

minori, dagli asili nido ai servizi per le persone con disabilità, dall’assistenza domiciliare ai centri

antiviolenza.

Una vera e propria ecatombe sociale che rischia di abbattersi, senza possibilità di scampo, su milioni di

cittadini italiani appartenenti alle cosiddette fasce deboli della società” ha spiegato la Federazione Italiana

delle Comunità Terapeutiche (Fict). A tutto questo il Governo non ha ancora risposto né dato alcuna

spiegazione. La cosa più grave e che deve far riflettere, anzi, è che Governo e Regioni abbiano pensato di

reperire quasi la metà del totale dei tagli previsti dall’intesa proprio dai tagli sui fondi delle politiche

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Lavoro, l’assegno di

ricollocamento non basta

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Il caso Moro e i misteri irrisolti a 39 anni dal rapimento

Sospetti, incongruenze, coincidenze. Dall’auto usata dai brigatisti, fino alle modalità del delitto,

passando per il ruolo dei servizi segreti: sul sequestro e omicidio del leader della Dc rimangono

tantissimi nodi da sciogliere.

di Massimo Del Papa

L’oblio può nutrirsi di memoria, di overdose di memoria e così via Fani, 39 anni dopo, cade nel silenzio di

una ricorrenza ormai logora. Per i giovani è un suono che non significa niente, per i vecchi un trauma da

archiviare. Eppure qui la storia dell’Italia democratica e repubblicana subì un cortocircuito e di certo

cambiò strada: qui le Brigate Rosse segnarono, in un momento solo, il loro apice e l’inizio del declino.

Qui, dove fu sequestrato il presidente della Dc Aldo Moro, che si recava a chiedere la fiducia per il suo

governo col quale “apriva” al Pci. Qui, insistono tuttora stranezze e misteri non rassegnati alla vulgata che

vorrebbe «tutto chiarito, tutto spiegato» in merito all’azione terroristica interna più articolata e

spettacolare mai andata in scena nell’intero Occidente.

QUELLE FRASI SIBILLINE DI PECORELLI. Aldo Moro viene prelevato alle ore 9,08 del 16 marzo

1978 in via Fani al termine di una azione fulminea, durata 300 secondi in tutto, che lascia sull’asfalto tutti

e cinque gli uomini della scorta. Un attacco che traumatizza il Paese e paralizza le istituzioni, mentre in

parlamento va in scena uno sconcertante spettacolo di impreparazione e di confusione condite da

sciacallaggio politico. Alla vigilia della strage, il 15 marzo, la testata Vita sera pubblica un messaggio

sibillino e, col senno di poi, inquietante: «A 2.022 anni dalle Idi di Marzo il genio di Roma onora Cesare:

44 a. C. – 1978 d. C.». Commenterà immediatamente il lungimirante Mino Pecorelli, giornalista-spione

connesso alla loggia P2 che per l’intero arco temporale del sequestro anticiperà puntualmente ogni colpo

di scena: «Proprio alle Idi di Marzo del 1978 il governo Andreotti presta il suo giuramento nelle mani di

Leone Giovanni. Dobbiamo attenderci Bruto? Chi sarà? E chi assumerà il ruolo di Antonio, amico di

Cesare? Se le cose andranno così, ci sarà anche una nuova Filippi?».

LE ‘SUPPOSIZIONI METAFISCHE’ DEL DIRETTORE DI RADIO CITTÀ FUTURA. La scorta di

Moro aveva intensificato l’attenzione nelle settimane precedenti l’agguato, e il capopattuglia, Oreste

Leonardi, si lamentava spesso del mancato arrivo di un’auto blindata, promessa da tempo. Lo statista

aveva anche notato diverse presenze sconosciute intorno allo studio in cui lavorava, in via Savoia; uno dei

curiosi, identificato, risulterà essere tale Franco Moreno, segnalato fin dal 1973 in contatto con ambienti

eversivi. Emergerà in seguito anche la presenza nei pressi dell’abitazione di Moro di “netturbini” che in

realtà sono brigatisti travestiti. Ci sono poi le testimonianze di almeno due donne che ascoltano in due

distinte emittenti radio la notizia del rapimento di Moro pochi minuti prima che avvenga. Una di queste,

Clara Giannettino, riferisce d’averla sentita alle 8,15 su Radio Città Futura, il cui direttore, Renzo

Rossellini, subito interpellato, racconta di avere ripreso la notizia da Radio Onda Rossa, 15 minuti prima,

attribuendone la veridicità a «supposizione metafisica» (sic!). In una successiva intervista al quotidiano

francese Le Matin, Rossellini ridimensionerà l’episodio, imputandolo a semplice probabilità ragionata,

dedotta dagli eventi politici correnti (sic!). Ma nel “Memorandum Ravasio” si dice che Rossellini avrebbe

informato i vertici Psi dell’imminente rapimento di Moro con 15 giorni di anticipo. Molte, in verità, erano

state le avvisaglie e perfino le voci che anticipavano l’azione, nelle carceri, le università, le radio libere e

tra i corpi di polizia, opportunamente allarmati, ma forse non troppo.

Misteri e incongruenze si proiettano sulla mattina dell’eccidio in via Fani, nei minuti precedenti,

concomitanti e successivi alla strage. Il 16 marzo all’alba il fioraio Antonio Spiriticchio trova squarciate le

uqattro gomme del suo furgone, in modo da impedirgli di raggiungere il suo chiosco nell’angolo esatto tra

via Stresa e via Fani dove si concentravano le avanguardie brigatiste. La moglie di Moro, Eleonora,

inascoltata, chiederà come potessero i brigatisti essere certi che, quella mattina, il marito avrebbe seguito

proprio quell’itinerario, rivelatosi fatale. In contemporanea con la strage, verrà segnalato in via Fani il

colonnello del Sismi Camillo Guglielmi, già istruttore dei corsi segreti di “Gladio” alla base di Capo

Marrargiu, in Sardegna (dove verrà scoperto un arsenale brigatista); mentre dalla dotazione Nasco

nell’isola proverranno alcuni bossoli rinvenuti in via Fani, mentre al reparto “Rus” dei Servizi viene

riferita la stampante Ab-Dik (oggetto di depistaggio dall’allora generale Santovito), utilizzata dai brigatisti

per i comunicati durante il sequestro, portata nella tipografia-base brigatista di via Foà dal capo BR Mario

Moretti.

VIA FANI, TERRITORIO DEI SERVIZI SEGRETI. Interrogato sul motivo del suo passaggio nel luogo

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