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Infolampo: Italia – Tempo

Che Paese siamo?
Più povero e diseguale. Sempre più vecchio, con tanta precarietà e pochi bambini. Con fortissime
disparità legate al territorio, all’istruzione, alle opportunità di curarsi. Una sintesi degli ultimi dati
dell’Istat
di Giorgio Frasca Polara
Aumento forte della povertà assoluta e minimo incremento dell’occupazione, però solo di quella a tempo
determinato: i nuovi lavoratori sono per lo più addetti
esecutivi dei servizi (commercio e turismo), centinaia di
migliaia di commessi, cassiere, camerieri ecc. e in genere
lavoratori non qualificati. I nuovi operai sono loro, mentre
diminuiscono nella manifattura. Insomma, un pessimo
segno per il sistema economico. Da segnalare, inoltre, che le
nascite risultano al minimo storico e, quindi, si accentua lo
squilibrio demografico (170 anziani ogni 100 giovani),
mentre assistiamo ad un modesto aumento della popolazione
straniera, soprattutto se comparata con quella dell’inizio
degli anni Duemila. Sono questi, in rapida sintesi, gli
elementi più interessanti ma in parte già noti della fotografia
scattata dall’Istat di cui il suo presidente Giorgio Alleva ha
appena presentato alla Camera il rapporto annuale.
POVERTA’. E’ vero che l’anno scorso il benessere degli
italiani migliora in cinque dei dodici indicatori considerati e arretra invece, o rimane stabile negli altri
sette. Ma per converso si conferma non solo l’aumento delle disuguaglianze dei redditi e della povertà
assoluta. Questa, secondo stime preliminari, nel 2017 coinvolge 5 milioni di persone e quasi 1,8 milioni
di famiglie: il 6,9% delle famiglie e l’8,3% dei residenti contro il 6,3 e il 7,9 dell’anno precedente.
NASCITE. Siamo al minimo storico. Per il nono anno consecutivo le nascite diminuiscono e sono stimate
per l’anno scorso in appena 464mila, il 2% in meno dell’anno precedente. Ragioni economiche,
soprattutto, ma anche che si diventa genitori sempre più tardi. Considerando le donne, l’età media alla
nascita del primo (e sempre più spesso unico) figlio è di 31 anni, in continuo aumento: nel 1980 l’età
media della donna-madre era di 26 anni. Il numero medio di figli delle donne straniere è più elevato di
quello delle donne italiane: 1,95 figli per donna immigrata rispetto all’1,27. Ma c’è un calo anche dei figli
di donne straniere per i cambiamenti nella dimensione, composizione e mentalità dei nuovi flussi
migratori.
POPOLAZIONE IN CALO… Al 1. gennaio di quest’anno si stima che la popolazione residente ammonti
a 60,5 milioni, con un’incidenza della popolazione straniera dell’8,4% (5,6 milioni di persone). La
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Sport e integrazione: il 18 maggio
anteprima «Mundialido» in Cgil

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E se veramente non avessimo tempo per fare tutto?
Se siete ossessionati almeno un minimo di quanto lo sono io dal problema di come gestire il vostro
tempo, forse vi siete imbattuti – con un certo fastidio – nella storia dei sassi nel barattolo.
di Oliver Burkeman, The Guardian, Regno Unito
Per quanto ne so, a proporla per primo è stato il guru dell’autoaiuto Stephen Covey, e una delle versioni è:
un insegnante mostra ai suoi alunni un barattolo di marmellata, qualche sasso più grande, qualcuno più
piccolo e un po’ di sabbia. Il loro compito è farli entrare tutti nel barattolo. Gli studenti, che
evidentemente non sono delle cime, cercano di metterci prima la sabbia e i sassolini, ma poi si accorgono
che i sassi più grandi non c’entrano.
A quel punto l’insegnante, senza dubbio con un sorriso di sufficienza, svela la soluzione: meglio mettere
prima i sassi grandi, poi i sassolini e infine la sabbia, perché gli oggetti più piccoli si assestano negli spazi
lasciati liberi da quelli più grandi. La morale della storia è che dobbiamo prima sbrigare le faccende
importanti – i “sassi più grandi” – cioè stabilire delle priorità. Altrimenti non troveremo mai il tempo per
fare tutto.
Il problema principale della gestione del tempo non è non riuscire a stabilire delle priorità, è che le cose
importanti da fare sono troppe
Ma quello che nessuno dice mai è che l’insegnante li ha ingannati. Ha truccato la dimostrazione portando
solo pochi sassi grandi, sapendo già in anticipo che entreranno nel vasetto. Ma oggi, per la maggior parte
delle persone il problema principale della gestione del tempo non è non riuscire a stabilire delle priorità, è
che le cose importanti da fare sono troppe: cercare di mantenere un posto di lavoro, pagare l’affitto, essere
bravi genitori, trovare un minimo di soddisfazione nella vita, e così via. In altre parole, abbiamo troppi
sassi. E molti di questi non entreranno mai in quel barattolo.
Mi sono tornati in mente i sassi e il barattolo di marmellata mentre leggevo The hardest job in the world,
un brillante saggio pubblicato di recente dall’Atlantic in cui John Dickerson sostiene che fare il presidente
degli Stati Uniti è diventata un’impresa impossibile.
Ossessionati dalla falsità dell’attuale occupante della Casa Bianca, rischiamo di dimenticare che
l’impegno richiesto da quella carica – gestire milioni di dipendenti, decidere su questioni di vita o di
morte, superare i blocchi imposti dall’opposizione mentre si salta tra una cerimonia e l’altra e si cerca di
incanalare le emozioni di un popolo – forse ormai va oltre le capacità di chiunque. Forse siamo arrivati al
punto in cui a volerci provare è solo chi non si rende conto dei propri limiti.
Quando le regole del gioco rendono impossibile vincere, l’unica soluzione è cambiare le regole
Nessuno di voi è presidente (almeno, presumo che non lo siate), ma questo non significa che la vostra
impresa non sia altrettanto impossibile. Forse non potete soddisfare le richieste del vostro capo con le
risorse che avete; forse non potete essere il coniuge o il genitore che vorreste senza lasciare il lavoro che
avete adesso.
Forse non esiste una scelta di vita che può darvi la sensazione di soddisfare le aspettative della vostra
famiglia e al tempo stesso essere in pace con voi stessi.
Non esiste nessun principio secondo il quale dovete essere in grado di svolgere tutti i ruoli che pensate di
dover svolgere. E quando le regole del gioco rendono impossibile vincere, l’unica soluzione è cambiare le
regole.
Per Dickerson, questo significa modificare radicalmente i compiti di un presidente. Per noi comuni
mortali, significa sacrificare qualcosa: decidere che cosa siamo disposti a mettere da parte, o a fare male,
per poter fare bene quello che conta di più. Perché una cosa è certa: non possiamo allargare il barattolo.
Consigli di lettura
Il libro di Cal Newport Deep work indica un modo radicalmente diverso per trovare il tempo per le cose
più importanti, e accettare la dura realtà che non possiamo fare tutto.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

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