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Caso senza precedenti: sacerdoti cattolici dovranno rispondere al Vaticano per dichiarazioni blasfeme pro-corrida

Roma – Cinque sacerdoti spagnoli ripresi in video mentre esaltano la corrida, arrivando a definirla “un simbolo del cristianesimo” e paragonando blasfemamente l’uccisione del toro al sacrificio di Cristo, sono ora oggetto di una storica azione legale presso il Vaticano che potrebbe costringere la Chiesa cattolica ad affrontare il proprio coinvolgimento in questo spettacolo crudele e altamente controverso.

 

 

Le foto sono disponibili qui.

 

Nella prima iniziativa legale di questo genere, il noto avvocato italiano Laura Sgrò, esperta di diritto canonico, agendo per conto di PETA, ha presentato oggi una causa al Dicastero per il Clero della Santa Sede, chiedendo l’apertura di un’indagine sui sacerdoti e l’adozione di misure disciplinari per la loro promozione pubblica della corrida. Alcuni sacerdoti continuano infatti a benedire toreri e arene, nonostante un decreto emanato da Papa San Pio V nel 1567 che stabiliva la scomunica per i membri del clero che avessero partecipato a corride o vi avessero assistito.

Una video-inchiesta di PETA accosta le dichiarazioni dei sacerdoti con immagini esplicite di tori feriti che barcollano e crollano nell’arena.

 

L’atto sottolinea che il sostegno pubblico alla corrida è fondamentalmente incompatibile con l’insegnamento cattolico. In particolare richiama il paragrafo 2418 del Catechismo della Chiesa Cattolica, secondo cui è contrario alla dignità umana causare agli animali “sofferenze o morte inutile”. Il documento chiede alle autorità ecclesiastiche di pronunciarsi sulla possibilità che membri del clero sostengano pubblicamente un’attività nella quale gli animali vengono ripetutamente trafitti con armi uncinate, subiscono gravi perdite di sangue e traumi estremi e vengono infine uccisi per l’intrattenimento umano.

 

“Questa azione legale pone la glorificazione peccaminosa della corrida direttamente davanti al giudizio del Vaticano”, afferma Mimi Bekhechi, vicepresidente senior di PETA. “I sacerdoti che predicano la compassione mentre celebrano la tortura e l’uccisione di animali per divertimento contraddicono i valori che sono stati ordinati a rappresentare. La Chiesa sa che questa crudeltà non ha alcun posto accanto alla misericordia cristiana e PETA la esorta a ritenere questi sacerdoti responsabili.”

 

L’atto sostiene che i sacerdoti potrebbero aver violato diverse disposizioni del diritto canonico che regolano la condotta del clero e argomenta che l’esaltazione di uno spettacolo fondato sulla sofferenza e sulla morte è incompatibile con il dovere di un ecclesiastico di incarnare compassione, misericordia e rispetto per la vita.

 

Al di là della condotta dei cinque sacerdoti coinvolti, il caso potrebbe rappresentare un banco di prova significativo per comprendere come il Vaticano interpreti, nell’epoca moderna, il consolidato insegnamento della Chiesa sulla sofferenza degli animali.

 

La PETA – il cui motto recita, in parte, che “gli animali non sono nostri da usare per l’intrattenimento o altre forme di abuso” – sottolinea che, quando si tratta della capacità di provare dolore, fame e paura, un toro, un cane e un bambino sono simili. Per ulteriori informazioni, si prega di visitare il sito PETA.org.uk o seguire PETA su X, Facebook,  TikTok o Instagram.