21 Luglio 2010
di testi di Stefano Cotrozzi / fotografie di Pino Fuggiano
Che sia un’isola tutta speciale lo si capisce arrivando in barca, quando i colori variopinti delle case cominciano a fare capolino.
Tutto quello che riguarda Burano è speciale, dall’origine del nome, che probabilmente deriva da una delle porte di Altino da cui fuggirono gli abitanti durante le invasioni barbariche, all’inizio della tradizione dei merletti. Una leggenda vuole sia nata grazie ad un pescatore che, resistendo al canto delle sirene in nome della sua bella che lo attendeva a Burano, avrebbe ricevuto dalla regina dei flutti una corona di schiuma per ornare il capo della sua sposa. Le amiche della ragazza, conquistate dalla bellezza del velo, hanno cominciato ad imitarlo dando così inizio ad una scuola di tradizione centenaria.
Il cuore del paese è piazza Galuppi, realizzata interrando un canale e sulla quale si affaccia la chiesa di San Martino, il cui campanile è famoso perché pendente da quando i basamenti, costruiti su palafitte come tutta Venezia, hanno ceduto.
Vicino alla chiesa c’è la cappella di Santa Barbara, per i cattolici la santa protettrice dei minatori, degli addetti alla preparazione e conservazione degli esplosivi e in generale chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa e proprio per questo protettrice dei Vigili del Fuoco.
Nel tempo questo ha creato nell’isola una sensibilità tutta particolare, tanto che a Burano c’è una corte dedicata all’11 settembre 2001, tragico attentato alle torri gemelle a New York dove tanti pompieri statunitensi persero la vita cercando di salvarne altre.
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7 Giugno 2010
di Marco Affronte
I dati relativi al numero di tartarughe pescate ogni anno in queste acque sono veramente impressionanti. Si parla di migliaia di esemplari, così come i conteggi derivanti dal monitoraggio degli esemplari spiaggiati mostrano appunto la presenza di una popolazione veramente molto ben nutrita.
D’altro canto sappiamo che questi animali non vengono in queste acque spinti da motivi legati alla riproduzione, dal momento che non ci sono spiagge di deposizione delle uova conosciute sulle coste dell’Amarissimo, tranne sporadicamente in Puglia.
Sappiamo inoltre che la classe di taglia degli esemplari che transitano da queste parti copre un range abbastanza ben definito di individui molto giovani, giovani o sub-adulti. Gli adulti sono rari o occasionali.
L’Adriatico quindi è quello che si definisce un feeding ground, cioè un territorio di alimentazione: cibo a volontà e pochi pericoli, a parte l’uomo, tanto per semplificare. Dunque nelle nostre acque si parla di un transito, cioè di movimenti di animali che risalgono da sud e stazionano qua per periodi più o meno lunghi, siano essi una stagione o qualche anno. E frequenti sono i ritorni, come vedremo più avanti.
Diventa dunque interessante studiare i flussi migratori delle tartarughe comuni in Adriatico. Può sembrare quasi superfluo questo tipo di studio, in quanto, essendo l’Adriatico un mare chiuso su tre lati, o questi animali restano qui oppure ovviamente se ne escono dall’unico passaggio possibile, cioè a sud. In realtà queste ricerche danno molte altre informazioni sulla biologia di questi animali: basta solo pensare al confronto fra la “rotta” tracciata e le temperature dell’acqua, o la direzione delle correnti, o la differenza di comportamento fra animali piccoli e grandi, e altro. In tempi relativamente recenti, l’impiego di trasmettitori satellitari ha aperto un campo di ricerca molto ampio e interessante.
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3 Maggio 2010

Per sottolineare lo storico e profondo legame di Vicenza con il mare e per ricordare il nome di uno dei suoi più gloriosi e famosi cittadini i circoli nautici vicentini hanno istituito nel 2008 questo premio. Il premio viene assegnato ogni anno ad una navigatore ed esploratore che si distingua per il suo essere innovativo ed avventuroso. La prima edizione è stata assegnata ad Andrea Stella per le importanti navigazioni compiute e per la straordinaria attività innovativa per rendere le barche accessibili e godibili da tutti.
Quest’anno la cerimonia di premiazione si terrà venerdì 7 maggio presso l’istituto tecnico industriale “A. Rossi” del capoluogo berico dove verrà reso noto il vincitore e le motivazioni dell’onorificenza.
Anche noi di Adriatico, assieme allo sponsor ufficiale DAB Pumps, siamo lieti di poter contribuite alla diffusione della passione per il mare partecipando attivamente ad eventi quali il premio Pigafetta.
Buon vento.
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14 Aprile 2010
di Piero Magnabosco
A sud dell’Isola Lunga (Dugi Otok), lungo la medesima dorsale c’è la grande isola Incoronata-Kornat, la principale dell’arcipelago a cui da il nome: Arcipelago dell’Incoronata-Kornati.
Le isole vengono oggi chiamate Incoronate in una contaminazione di andata e ritorno fra veneto e croato: il nome Kornat dato all’isola maggiore è una corruzione di Encoronata, che appare per la prima volta vicino a Santa Maria (Madonna Incoronata) nelle carte veneziane del 1300. Kornati non è altro che il plurale, di conseguenza ripreso anche in italiano.
Comunque le chiamiamo, queste isole restano un luogo speciale, un dedalo infinito di baie, scogli, isolotti quasi sempre deserti, abitati solo in estate quando, con la brezza fresca dei pomeriggi assolati, arrivano flotte di barche e di persone alla ricerca di un angolo speciale sospeso fra la terra ed il mare che si riesce spesso a trovare.
I colori sono un momento particolare, ridotti al giallo della rada erba secca e al blu profondo di una mare generoso.
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9 Aprile 2010
di Piero Magnabosco
Anche per Hvar-Lesina, l’entrata nella storia coincide con l’arrivo dei coloni greci di Siracusa.
Pharos, l’odierna Starigrad, fondata sul finire del IV secolo a.C., era con Issa uno degli insediamenti più importanti delle isole.
L’altro centro, destinato poi a divenirne il capoluogo, era Dimos nel sito dell’attuale Hvar.
Durante la conquista romana tutta l’isola subì pesanti distruzioni e tornò ad essere florida solo più tardi, in epoca imperiale. Dopo le incertezze del Medioevo, con l’inizio della stabilità veneziana, Hvar-Lesina divenne in modo definitivo la città principale dell’isola ed ebbe un periodo di grande sviluppo economico e artistico. Il porto, in una posizione particolarmente felice, era la sede invernale della flotta da guerra veneziana del basso Adriatico. I molti palazzi nobili, la bellissima loggia del 1479, ritoccata in seguito dal Sanmicheli, il grande Arsenale, anch’esso sembra costruito su progetto del Sanmicheli, sono la testimonianza di questo florido periodo. La città subì un attacco dei turchi nel 1571 che le causò enormi danni, ma la ricostruzione fu veloce ed efficiente e il porto tornò ad essere un riferimento molto importante nell’Adriatico centro-meridionale.
Le vicende storiche furono poi le stesse di tutta la Dalmazia.
Alla fine della prima guerra mondiale fu occupata dall’Italia che la consegnò al nuovo regno di Yugoslavia nel 1921, dopo il trattato di Rapallo.
Già sulla fine dell’800 cominciò un deciso sviluppo turistico favorito dall’ottimo clima, con estati secche e ventilate e inverni particolarmente miti.
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15 Marzo 2010
È uscito il numero 14

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8 Marzo 2010
di Stefano Cotrozzi
Che Venezia non abbia barche storiche sembra quasi un controsenso… eppure la storia del Nuovo Trionfo potrebbe nascere proprio da qui, dall’idea di salvare una barca per rilanciare la cultura e l’identità marinara della città lagunare che stanno scomparendo.
“Lei” proprio veneziana pura non è, visto che è stata costruita nel lontano 1926 in Romagna nel cantiere Cattolichino di Fernando Ubalducci, ed è un trabacolo lungo 18 metri, dotata di due alberi con vele auriche e una stazza di 25 tonnellate.
“Salvare questo trabacolo - spiegava l’anno scorso ai giornali il presidente della Compagnia Alfredo Zambon - significa salvare un pezzo del nostro passato mettendolo a disposizione dei veneziani di oggi e domani”.
L’operazione di acquisto del Nuovo Trionfo è stata possibile grazie ad una mobilitazione generale che ha visto a Venezia, nel giro di circa un anno, l’adesione di tanti cittadini, principalmente aderenti ad associazioni culturali e nautiche.
Il Nuovo Trionfo è l’ultimo trabacolo ancora navigante nell’alto Adriatico.
Costruito in uno squero di Cattolica, per molti anni ha compiuto il suo dovere di barca da trasporto sulle rotte dell’alto Adriatico, in particolare trasportando sabbia tra Trieste e Monfalcone.
Durante l’ultima guerra, munito di una mitragliera, trasportò le truppe italiane in Albania. Nel dopoguerra funzionò da pontone per il dragaggio dei porti. Nel 1971 fu comperato dall’austriaco Hugo Herrmann che lo trasformò in una nave scuola. Herrmann, uomo di grande cultura e competenza marinara, dal 1977 si occupò del suo restauro, risistemando anche gli interni con arredi originali e grazie a questo intervento il trabacolo è giunto fino a noi in buone condizioni.
Nel 2007 il Nuovo Trionfo era ormeggiato nel porto di Grado con il cartello in vendita e rischiava, come tanti altri trabacoli, di finire a marcire in qualche darsena.
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30 Novembre 2009
di Luisa Furlani
Cattivik. Ma quale?
Quello dei fumetti inventato dalla matita di Bonvi e portato al successo da Silver?
Oppure quello stampato sullo spinnaker dell’omonima barca da regata?
Quella che in ogni competizione appare sulle pagine dei giornali, immortalata per la sua simpatia e per i suoi successi.
Dalle maleodoranti ma amate fogne, al rollio delle onde del mare: il destino di Cattivik cambia, e a farlo cambiare è stato Gianni De Visentini.
Partiamo allora da lui, dall’armatore di questa competitiva e simpatica barca.
Di professione medico, Gianni De Visentini si presenta all’appuntamento con il tipico, allegro ed abbronzato atteggiamento degli uomini di mare di Trieste. Me lo immagino veleggiare sul mare Adriatico fin da bambino, mentre si lascia alle spalle Trieste. Mi sono sbagliata.
“La mia passione per il mare - ci racconta De Visentini - è iniziata solo dieci anni fa, nel 1997 dopo aver partecipato ad una Barcolana con un gruppo di amici”. Fino a quel giorno De Visentini di barche, di vele e di navigar per mare ne sapeva ben poco.
Gli è bastato innamorarsi di un Ufo, incontrato per mare, in occasione appunto di quella Barcolana, per decidere di fare il grande passo.
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3 Novembre 2009
di Piero Magnabosco

Il Montenegro (Crna Gora) si affaccia sull’Adriatico orientale e le sue coste non sono molto estese: dal confine con la Croazia a nord - le Bocche di Cattaro - al confine con l’Albania a sud - le foci della Bojana - ci sono appena cinquanta miglia. Un piccolo tratto però con bellissime città e baie riparate e solitarie in un piacevole alternarsi di spiagge e scogli sempre dominati dagli imponenti rilievi dell’entroterra. Una settimana di navigazione ci può permettere di scoprire fino in fondo questo interessante paese.
Prima di iniziare la nostra esplorazione bisogna sottolineare come i montenegrini siano estremamente ospitali e l’accoglienza che riceverete sarà sicuramente più calorosa e affettuosa di quella a cui si è normalmente abituati in Croazia.
Il Montenegro, unica fra le ex repubbliche yugoslave, è riuscita a rendersi indipendente in modo del tutto pacifico. Per l’accesso è sufficiente la carta di identità e la valuta corrente è l’Euro. I prezzi, piuttosto bassi fino ad un paio di anni fa, stanno salendo vertiginosamente. Il turismo via terra è sostenuto e le spiagge sono molto affollate. Sono interessanti la coabitazione e l’intreccio delle religioni: sulla costa la maggioranza è cattolica, all’interno ortodossa, ma sono presenti anche molti musulmani, specialmente nel sud e tra la minoranza albanese. Come nella vicina Albania, con i secoli, i fedeli dei diversi credi hanno imparato a convivere pacificamente e non ci sono tensioni e conflitti come nelle zone vicine, Bosnia e Kosovo soprattutto.
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8 Ottobre 2009
di Cristiana Bartolomei

l faro di Torre Canne è il principale punto cospicuo della località omonima che si trova lungo il litorale brindisino tra Fasano e Ostuni, conosciuta per i suoi stabilimenti termali.
La cittadina è oggi meta di molti turisti che godono delle sue spiagge dorate, caratterizzate da sabbia molto bianca e fina.
Durante i mesi caldi la vita è piuttosto intensa anche per le attività legate al piccolo porto utilizzato sia dalle imbarcazioni da pesca sia dai traffici del diporto.
Inoltre, la costa antistante la frazione fa parte del Parco delle Dune Costiere che abbraccia il territorio compreso tra Torre Canne e Torre San Leonardo ed è un’area naturale protetta ubicata nell’Altosalento, nel territorio dei comuni di Ostuni e Fasano. All’interno di un elegante parco di conifere e tamerici, si trovano le undici polle provenienti da corsi d’acqua sotterranei, alimentati da bacini imbriferi, costituiti in seguito a fratture del suolo per fenomeni tellurici verificatisi nel periodo Mesozoico.
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