Tra le insenature di Hvar
di Piero Magnabosco
Anche per Hvar-Lesina, l’entrata nella storia coincide con l’arrivo dei coloni greci di Siracusa.
Pharos, l’odierna Starigrad, fondata sul finire del IV secolo a.C., era con Issa uno degli insediamenti più importanti delle isole.
L’altro centro, destinato poi a divenirne il capoluogo, era Dimos nel sito dell’attuale Hvar.
Durante la conquista romana tutta l’isola subì pesanti distruzioni e tornò ad essere florida solo più tardi, in epoca imperiale. Dopo le incertezze del Medioevo, con l’inizio della stabilità veneziana, Hvar-Lesina divenne in modo definitivo la città principale dell’isola ed ebbe un periodo di grande sviluppo economico e artistico. Il porto, in una posizione particolarmente felice, era la sede invernale della flotta da guerra veneziana del basso Adriatico. I molti palazzi nobili, la bellissima loggia del 1479, ritoccata in seguito dal Sanmicheli, il grande Arsenale, anch’esso sembra costruito su progetto del Sanmicheli, sono la testimonianza di questo florido periodo. La città subì un attacco dei turchi nel 1571 che le causò enormi danni, ma la ricostruzione fu veloce ed efficiente e il porto tornò ad essere un riferimento molto importante nell’Adriatico centro-meridionale.
Le vicende storiche furono poi le stesse di tutta la Dalmazia.
Alla fine della prima guerra mondiale fu occupata dall’Italia che la consegnò al nuovo regno di Yugoslavia nel 1921, dopo il trattato di Rapallo.
Già sulla fine dell’800 cominciò un deciso sviluppo turistico favorito dall’ottimo clima, con estati secche e ventilate e inverni particolarmente miti.
Oggi Hvar è, probabilmente, l’isola dove lo sviluppo turistico è maggiore e il suo capoluogo è la città dove più vivace e frizzante è la vita mondana estiva. Nonostante la grande quantità di turisti che arrivano da tutto il mondo e le moltissime barche che navigano in queste acque, una gran parte dell’isola è ancora pressoché deserta e sono molte le baie dove è possibile ancorare in perfetta solitudine.
Il punto più occidentale dell’isola è capo Pellegrino-Rt. Pelegrin e da qui cominciamo il nostro giro, seguendo prima la costa settentrionale per arrivare all’arcipelago degli Spalmadori (Pakleni otoci), le belle isole che fronteggiano l’incantevole porto di Hvar.
A est di capo Pellegrino fino al grande golfo di Starigrad ci sono molte baie che hanno caratteristiche simili, esposte ai venti settentrionali, con poche case e qualche spiaggia di ghiaia. La più ad ovest è Parja, dove una volta c’era una trattoria con dei gavitelli. Da qualche anno è diventata una residenza privata e il proprietario ha delimitato con delle boe tutta la parte occidentale della baia. Si può ancorare ad est portando una cima a terra.
Maestrale e Bora, quando sono forti, provocano una fastidiosa risacca.
Andando verso oriente troviamo subito dopo Duga, molto esposta al Maestrale ma ben ridossata da tutti gli altri venti. Si ancora sul fondo in circa sette metri di profondità. Le rive sono abbastanza spoglie.
Poco dopo c’è Pribinja, divisa nelle due cale di Vela Vira, ad ovest, e Mala Vira, ad est. Vela Vira era, fino a qualche anno fa, il punto d’approdo dei traghetti per Spalato. Le banchine che usavano le navi sono ora il punto di ormeggio di molti pescherecci. Sull’ansa orientale della baia, che è però esposta al Maestrale, c’è decisamente più spazio per ancorare. Nelle vicinanze c’è anche un diving center. Il ridosso è buono sia con Bora che con Scirocco.
Questo vale anche per le successive Jagodna, Lozna e Sviracina. Tutte e tre queste insenature sono prive di risorse e ci sono poche piccole case usate solo in estate. Purtroppo sono molto esposte alla brezza di mare che alza un’onda fastidiosa. Stiniva, invece, ha un bel molo dietro al quale si trova un ottimo ridosso anche dai venti settentrionali. Quando sono forti, l’ormeggio migliore è stare affiancati nella parte più vicina possibile alla radice del molo; l’ancoraggio in centro alla baia, in queste condizioni, non è sostenibile. Il fondo in alcuni punti è cattivo tenitore per la presenza di lastre di roccia. La spiaggia di ciottoli è accogliente e da poco è stata completata la strada che collega la baia con i vari paesi.
[...] il resto dell’articolo nel numero 13 di Adriatico

