FABRIANO NON È DETROIT (e non vogliamo che lo diventi)
Alla luce dell’ultimo episodio avvenuto proprio ieri, in zona “Borgo” – le cronache riferiscono di
una rissa nella quale sarebbe stato estratto un coltello, che, secondo quanto riportato dalla
stampa, avrebbe coinvolto un giovane di origine pakistana e tre uomini di origine nordafricana –
ci chiediamo, prima come fabrianesi, poi come esponenti politici, dove stia andando la nostra
città. La dinamica dell’accaduto è naturalmente ancora oggetto degli accertamenti delle Forze
dell’ordine.
L’impressione che dà la nostra città è quella di una barca alla deriva, il parallelismo, ancora più
allarmante e desolante, è quello con la città di Detroit, in cui, a metà degli anni ’90, la
desertificazione industriale ha innescato fenomeni di degrado e violenza. Fabriano non è Detroit
e non vogliamo che lo diventi.
Il susseguirsi di vertenze industriali, di difficile soluzione, nonostante il grande impegno profuso
da Governo e Regione Marche, e il ripetersi di episodi di violenza, gettano un’ombra sempre più
funesta sul futuro di Fabriano.
Inutile girarci intorno: alcune zone della città rischiano di diventare “OFF LIMITS” per i cittadini
che già evitano accuratamente di transitarvi.
Parliamo dei Giardini in zona Pisana e delle zone ad essi adiacenti, ma non solo.
Inutile anche negare l’evidenza: questi fenomeni non sono solo frutto della crisi occupazionale,
ma anche il risultato di problemi legati all’integrazione, alla marginalità e alla convivenza, che
non possono essere affrontati con il buonismo né con la rimozione del problema.
Per decenni ci siamo sorbiti una favola raccontata dalla sinistra che ci parlava del
multiculturalismo come di un processo tanto inevitabile quanto foriero di benefici non meglio
definiti.
Dinanzi a tutto questo, al sommarsi di eventi che minano la coesione sociale, e che rischiano di
creare una situazione sociale che non possiamo permetterci di sottovalutare.
Prendiamo atto degli interventi messi in campo dall’amministrazione comunale, ma a nostro
parere, è ormai obbligatorio fare uno scatto ulteriore, ad esempio valutando, compatibilmente
con l’organico e con l’organizzazione del servizio, un rafforzamento della presenza nelle fasce
serali e, ove possibile, notturne, della Polizia locale, concentrandola nelle giornate e nelle aree
maggiormente interessate da fenomeni di aggregazione e criticità.
Allo stesso modo, la videosorveglianza deve essere accompagnata da illuminazione adeguata,
manutenzione degli spazi pubblici, interventi nelle aree maggiormente degradate e iniziative di
prevenzione del disagio giovanile.
Basta con le polemiche sterili e i goffi tentativi di addossare responsabilità per convenienza
politica; è il momento di fare di più, di mettere in soffitta buonismo, slogan, ideologie e bandiere
oramai logore.