UN RICORDO DI FABRIZIO BAGALINI Il cordoglio mio personale e del gruppo “Solidarietà e Partecipazione – Città in Movimento”
La notizia improvvisa della scomparsa di Fabrizio, giuntami ieri a metà mattinata, mi ha lasciato pietrificato. Inizialmente non volevo crederci; sono rimasto immobile per diversi minuti, incapace di metabolizzare quanto stesse accadendo. Ho dovuto fare diverse telefonate per chiedere conferma, sperando fino all’ultimo che si trattasse di un tragico errore, perché una cosa simile mi sembrava semplicemente impossibile.
Come amico e come capogruppo di Solidarietà e Partecipazione, desidero ricordarlo per la persona straordinaria che era e per il valore che ha saputo donare alla nostra comunità di Grottammare.
Ci conoscevamo di vista da tempo, ma la nostra reale collaborazione e la nostra amicizia sono nate circa tre anni fa. Nell’ambito della mia delega al decoro urbano e alla gestione dei servizi erogati da Picenambiente, Fabrizio è stato per me un punto di riferimento insostituibile. Mi ha affiancato e agevolato il lavoro fin dal primo giorno: dopo che avevo studiato la parte teorica, il contratto e le schede tecniche, è stato lui a spiegarmi sul campo il significato e il funzionamento concreto di ogni singolo servizio sul territorio.
Tra di noi c’è sempre stata una leale e sincera collaborazione, sia nella pianificazione del lavoro sia nell’affrontare le criticità quotidiane. Una sintonia speciale nata anche dal fatto che, sotto certi aspetti, eravamo molto simili: avevamo entrambi un carattere forte, a tratti “esplosivo”. Quando notavamo situazioni che, dal nostro punto di vista, non erano giuste o corrette, reagivamo con veemenza. Proprio in virtù di questa indole che ci accomunava ci siamo intesi fin da subito, uniti dal desiderio viscerale di cambiare ciò che non funzionava, pur consapevoli che il rischio di non farcela fosse alto.
Insieme abbiamo combattuto diverse battaglie in questi anni. In quella squadra, di fatto, eravamo solo io e lui, ben consapevoli che molte delle nostre “avventure” potessero sembrare sconfitte in partenza. Ma non ci siamo mai persi d’animo, e ogni tanto gli ripetevo una battuta che ci faceva sorridere: «Fabri’, a noi non ci fanno tocca’ palla, ma non importa… perché gli altri sono talmente somari che si fanno gli autogol da soli!».
Al di là dell’ironia, gli ricordavo sempre che non avevamo nulla da perdere: non c’era alcun interesse personale ad animarci, se non quel profondo senso del dovere, di correttezza e di rispetto nei confronti della nostra comunità.
Capitava così più di una volta, anche al telefono, di scontrarci vivacemente: tra due caratteri impetuosi come i nostri la probabilità di un’accesa discussione era davvero elevata. Ci sentivamo continuamente — quando andava bene tre o quattro volte a settimana, nei momenti critici anche tre o quattro volte al giorno — e oggi, al solo pensiero che quelle telefonate non ci saranno più, provo un profondo senso di smarrimento.
Abbiamo portato avanti ogni sfida sempre a testa alta. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile e ancora oggi faccio fatica ad accettare questa realtà.
Voglio però fargli una promessa: finché mi sarà concesso, continuerò a portare avanti le nostre idee e la missione che ci eravamo prefissati, con la stessa determinazione ma anche con la serenità e quel pizzico di ironia che ci hanno sempre contraddistinti.
A nome mio e di tutto il gruppo “Solidarietà e Partecipazione – Città in Movimento”, esprimo le più sentite condoglianze ai suoi cari e a tutti coloro che gli hanno voluto bene.
Ciao Fabrizio, grazie di tutto.
Jonathan