Attualità a cura di Maurizio Donini

Il barometro politico di settembre 2026

Settembre riporta la politica italiana al suo sport preferito: preparare le elezioni molto prima che
gli italiani abbiano effettivamente cominciato a pensarci. E così, mentre il governo rivendica la
propria stabilità e il centrosinistra prova a costruire un’alternativa, il Parlamento si prepara a
mettere mano alla legge elettorale e i partiti iniziano a fare i conti non tanto con ciò che
vorrebbero essere, quanto con ciò che i sondaggi dicono che sono.
La nuova legge elettorale, approvata dal Senato e ora attesa alla Camera, introduce un sistema
proporzionale corretto da un premio di maggioranza: chi ottiene il risultato migliore e supera il
42% in entrambe le Camere riceverebbe 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi. Una legge che i suoi
promotori presentano come strumento per garantire stabilità e governabilità e che le opposizioni
contestano come modifica delle regole a vantaggio della maggioranza. Il paradosso, però, è che
quel 42%, con gli attuali rapporti di forza, non è necessariamente una soglia impossibile da
raggiungere nemmeno per il centrosinistra.
Ed è qui che arrivano le primarie, che rischiano di trasformarsi da strumento per scegliere un
candidato a gigantesco test sulla compatibilità politica del cosiddetto campo largo. Perché tra Elly
Schlein e Giuseppe Conte non c’è soltanto una diversa sensibilità personale. Sulla politica estera, e
soprattutto sulla guerra in Ucraina, le distanze sono evidenti: il Partito Democratico mantiene una
linea di sostegno all’Ucraina e di collocazione europeista e atlantica, mentre il Movimento 5 Stelle
ha assunto una posizione molto più critica sull’invio di armi a Kiev. Se le primarie devono stabilire
chi guiderà una coalizione di governo, prima o poi bisognerà spiegare agli elettori come possano
convivere posizioni tanto diverse su una delle principali questioni internazionali.
Poi c'è il capitolo del bollo auto, uno degli episodi più curiosi di questa stagione politica.
Evidentemente in possesso di sondaggi allarmanti, il governo ha annunciato la cancellazione del
bollo per una sola auto per cittadino, relativamente ai veicoli fino a 80 kW, e per le moto: una
misura che riguarderebbe milioni di mezzi e che avrebbe un costo di diversi miliardi. Il problema,
politicamente, è che esiste un precedente destinato a tornare continuamente sui social: Pasquale
Tridico, allora candidato del centrosinistra alla presidenza della Calabria, aveva proposto una
misura analoga ed era stato attaccato da Giorgia Meloni, che lo aveva accostato a Cetto La
Qualunque. Oggi il vecchio video è tornato a circolare e la domanda è inevitabile: se quella
proposta allora era da Cetto La Qualunque, come va definita oggi? La politica, si sa, ha una
memoria straordinaria quando serve agli avversari.
Una vicenda che meriterebbe un capitolo a parte nel manuale delle reazioni politiche difficili da
spiegare è quella relativa a Ceuta. A fine luglio, dopo l’arrivo massiccio di migranti nell’enclave
spagnola di Ceuta, il governo italiano ha deciso di reintrodurre i controlli alle frontiere aeree e
marittime con la Spagna, richiamando ragioni di sicurezza e il rischio di infiltrazioni. La misura,
inizialmente prevista per un mese, è stata poi prorogata prima di altri quindici giorni e
nuovamente il 15 settembre per ulteriori quindici giorni. Madrid ha risposto con controlli analoghi
sui viaggiatori provenienti dall’Italia. Il punto politico è difficile da ignorare: un’emergenza
migratoria verificatasi a Ceuta, territorio spagnolo in Nord Africa, ha prodotto come conseguenza
controlli alle frontiere tra Italia e Spagna, cioè tra due Paesi dell’area Schengen. Il governo sostiene
che la misura è necessaria per la sicurezza nazionale; il ministro Piantedosi ha parlato di una
situazione di rischio ancora presente e di possibili infiltrazioni terroristiche. Ma la domanda che
rimane sul tavolo è se questa sia davvero la risposta più efficace o se, almeno sul piano politico e
simbolico, non si sia trasformata in una specie di guerra diplomatica a distanza con Madrid. Tanto

più che Ceuta dispone già di uno specifico regime Schengen: gli spostamenti verso la Spagna
continentale sono sottoposti a controlli in uscita e l’ingresso irregolare nell’enclave non equivale
automaticamente alla possibilità di raggiungere la penisola iberica o il resto dello spazio Schengen.
Insomma, per fermare una possibile infiltrazione partita dal Marocco e transitata attraverso Ceuta,
l’Italia controlla i passeggeri che arrivano dalla Spagna. Una misura formalmente prevista dalle
regole Schengen in situazioni eccezionali, certo, ma che sul piano politico lascia una domanda:
quanto può essere lunga un’emergenza prima che una misura temporanea finisca per diventare
una normalità? E soprattutto, quanto conviene trasformare un problema europeo in un
contenzioso tra Paesi che dello stesso spazio europeo fanno parte?
Nel frattempo, a destra, il problema ha un nome e un cognome: Roberto Vannacci. Il suo Futuro
Nazionale continua a crescere e in alcune rilevazioni ha già raggiunto o superato Forza Italia e
Lega. Per Matteo Salvini non è soltanto una questione numerica: è soprattutto una questione di
identità. Se una parte dell’elettorato che un tempo guardava alla Lega trova oggi una proposta più
radicale e identitaria altrove, la domanda diventa inevitabile: che cosa resta della Lega di Salvini?
Il Carroccio attraversa una fase delicata, con i governatori del Nord che chiedono maggiore
collegialità e una discussione sul futuro del partito. Salvini continua a rivendicare il proprio ruolo di
segretario, mentre il rapporto con la componente autonomista settentrionale rimane uno dei nodi
irrisolti. E qui arriviamo a un’altra curiosità della politica italiana: il segretario di un partito che per
anni ha costruito la propria identità sulla mobilitazione permanente, sulle piazze e sui grandi
appuntamenti sembra oggi avere qualche difficoltà a rimettere in moto quella macchina. Anche se
va precisato che la Lega ha organizzato a Roma, l’8 e 9 settembre, l’iniziativa “A tua difesa”,
dedicata alla legge di bilancio. Il problema, quindi, non è semplicemente organizzare un convegno:
è capire se esista ancora una grande mobilitazione politica capace di rilanciare il partito.
Il barometro di settembre, dunque, segna tempo variabile. Meloni prova a blindare la legislatura e
contemporaneamente prepara le regole della prossima partita. Il centrosinistra discute di primarie
prima ancora di aver risolto le proprie divergenze programmatiche. Conte e Schlein cercano una
sintesi che sulla politica estera appare tutt’altro che semplice. Il governo cancella il bollo dopo che
una proposta analoga era stata derisa quando arrivava dall’opposizione. A Ceuta una crisi
migratoria spagnola diventa un problema anche italo-spagnolo, fino a riaprire temporaneamente
le frontiere interne di Schengen. E mentre Vannacci cresce, la Lega deve fare i conti con
un’identità sempre più difficile da definire.

MAURIZIO DONINI