Beko ed Electrolux, Battistoni: «Basta scaricare sulla Regione le responsabilità di decenni di delocalizzazioni»
La consigliera regionale richiama le origini delle crisi industriali del Fabrianese e chiede
all’Europa una svolta: dal sostegno all’offshoring agli incentivi per il reshoring.
LE RESPONSABILITÀ VENGONO DA LONTANO
«Mi sono stancata di sentire attribuire al Governo Meloni e al presidente della Regione Marche,
Francesco Acquaroli, la responsabilità delle vertenze Beko ed Electrolux. Le crisi che oggi
colpiscono il nostro territorio sono il risultato di processi industriali e di scelte politiche maturati
nell’arco di decenni, durante i quali le politiche europee e i governi precedenti hanno favorito,
direttamente o indirettamente, la delocalizzazione delle produzioni».
A sostenerlo è Mirella Battistoni, consigliera regionale delle Marche, che ricorda come i fondi
europei siano destinati a ridurre le disparità tra le regioni dell’Unione, concentrando ingenti risorse
nei Paesi con un PIL più basso. Parallelamente, anche l’Italia ha sostenuto l’internazionalizzazione
delle imprese attraverso strumenti come la legge n. 394 del 1981 e la legge n. 100 del 1990,
gestite da SIMEST, favorendo la costituzione e lo sviluppo di joint venture e insediamenti produttivi
all’estero.
«Queste politiche hanno agevolato il trasferimento di produzioni, competenze, know-how e
funzioni manageriali verso Paesi caratterizzati da un costo del lavoro e da una pressione fiscale
inferiori. Per anni, inoltre, le norme hanno ostacolato persino il “reshoring”, cioè il ritorno in Italia
delle attività precedentemente delocalizzate».
BEKO-FABRIANO: UNA CRISI INIZIATA NEL 2014
La vertenza Beko affonda le proprie radici nel 2014, con l’acquisizione di Indesit Company da
parte di Whirlpool, operazione che l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi definì “fantastica”.
Già nell’aprile 2015, tuttavia, Whirlpool presentò un piano per l’Italia con 1.335 esuberi e la
prospettata chiusura dei siti di Carinaro, None e Albacina-Fabriano. Nel 2019 venne chiusa anche
la sede di Ca’ Maiano, a Fabriano.
Durante la gestione Whirlpool, il polo fabrianese passò da circa 2.400 addetti, tra operai e
impiegati, a meno di 1.200. Un ridimensionamento di oltre 1.200 posizioni che, insieme alle
conseguenze sull’indotto, ha generato una profonda crisi occupazionale e sociale nel
comprensorio. Tra il 2014 e il 2022, nonostante tavoli, accordi e strumenti di tutela, non fu
arrestato il progressivo impoverimento produttivo, direzionale e occupazionale del polo, né furono
sostituite le funzioni e le opportunità di lavoro venute meno.
Nel gennaio 2023 Whirlpool e Arçelik annunciarono il conferimento delle rispettive attività europee
nella nuova società Beko Europe. Nel novembre 2024 l’azienda presentò un piano che prevedeva
1.935 esuberi su circa 4.400 dipendenti in Italia, la chiusura degli stabilimenti di Comunanza e
Siena, 66 esuberi a Melano-Fabriano e un drastico ridimensionamento delle funzioni impiegatizie e
di ricerca e sviluppo a Fabriano.
«Con l’accordo quadro sottoscritto al MIMIT il 14 aprile 2025, grazie all’azione del ministro Adolfo
Urso, gli esuberi sono stati più che dimezzati, passando da 1.935 a circa 950 a livello nazionale;
sono stati esclusi licenziamenti unilaterali, prevedendo soltanto uscite volontarie e incentivate; è
stata scongiurata la chiusura di Comunanza; sono stati programmati 62 milioni di euro di
investimenti a Melano-Fabriano e 15 milioni a Comunanza. Per Siena è stata effettuata una
acquisizione pubblica e reindustrializzazione con il coinvolgimento di Invitalia».
ELECTROLUX-CERRETO D’ESI: OFFSHORING SOSTENUTO DALL’EUROPA
Una dinamica analoga riguarda Electrolux. Dopo aver acquisito nel 2017 Best, storica azienda
produttrice di cappe da cucina con sede a Cerreto d’Esi, nel maggio 2026 la multinazionale
svedese ha annunciato la completa chiusura dello stabilimento e il licenziamento di circa 170
lavoratori.
«Il paradosso è che nel dicembre 2024 Electrolux ha ottenuto dalla Banca europea per gli
investimenti un finanziamento di 200 milioni di euro destinato ad attività di ricerca e sviluppo in
diversi Paesi europei. In questo caso è evidente la strategia di delocalizzare in Polonia, dove
l'azienda intende produrre i modelli di cappe di alta gamma storicamente realizzati a Cerreto D’Esi.
Oggi la Polonia è, infatti, il principale polo europeo per la produzione di elettrodomestici, sostenuto
anche da ingenti risorse comunitarie (oltre 76 miliardi di euro per il periodo 2021-2027).
Incentivi per “aprire in Polonia” e per “chiudere in Italia” anche se le regole dell’Unione europea
vietano l’uso di fondi comunitari per finanziare direttamente la delocalizzazione da uno Stato
membro all’altro ma, in qualche modo, le multinazionali riescono a sfruttare a loro vantaggio
questo divieto.
L’IMPEGNO DELLA REGIONE E DEL GOVERNO
Il presidente Francesco Acquaroli e la Giunta regionale hanno seguito sin dall’inizio entrambe le
vertenze, partecipando ai tavoli territoriali e nazionali in stretto raccordo con il Governo e con il
MIMIT. Proseguono il monitoraggio delle situazioni aziendali e l’azione a tutela dei siti produttivi e
dell’occupazione.
«Il Governo e il ministro Urso stanno lavorando affinché le multinazionali rispettino gli impegni
assunti ai tavoli di confronto e le prescrizioni connesse all’esercizio della Golden Power. La
direzione è chiara: tutelare il Made in Italy, sostenere le imprese radicate nei territori,
salvaguardare la proprietà intellettuale, le produzioni, i posti di lavoro e la tenuta sociale delle
comunità».
LA SVOLTA NECESSARIA: DALL’OFFSHORING AL RESHORING
Secondo Battistoni, il vero cambiamento di rotta deve partire dall’Europa: occorre abbandonare
una strategia che ha favorito l’offshoring verso Paesi a basso costo e promuovere con decisione il
reshoring, riportando le produzioni nei territori d’origine.
«Riportare le attività produttive in Italia significa difendere l’occupazione, assicurare un maggiore
controllo sulla qualità, ridurre i rischi logistici e rafforzare l’autonomia industriale. In uno scenario
globale segnato da conflitti, protezionismo e fragilità delle catene di approvvigionamento, il
reshoring non è soltanto una scelta difensiva: è un’opportunità strategica per rilanciare la
manifattura italiana e marchigiana». Per questo, le politiche europee e nazionali dovrebbero
accompagnare concretamente tale processo, premiando le imprese che riportano le produzioni in
Italia, investono nei territori e creano occupazione stabile e qualificata.
UNA BATTAGLIA PER IL FUTURO INDUSTRIALE DELLE MARCHE
«Beko ed Electrolux non sono vertenze nate oggi e non possono essere utilizzate per una
polemica politica di corto respiro. Ora servono unità, fermezza e responsabilità per
difendere ogni posto di lavoro e costruire una politica industriale europea capace di
premiare chi investe, produce e mantiene gli impegni nei nostri territori. Le Marche
chiedono regole e strumenti che consentano al loro patrimonio manifatturiero di
competere, innovare e continuare a creare futuro».
Fabriano, 19 settembre 2026
Mirella Battistoni
Consigliere regionale delle Marche