Attualità a cura di Maurizio Donini

Occupazione in crescita ad aprile 2026 con gli over “50

Ad aprile il mercato del lavoro italiano mostra un nuovo segnale di forza. Secondo i dati provvisori
diffusi dall’Istat, gli occupati sono aumentati di 123.000 unità rispetto a marzo e di 269.000 su
base annua, raggiungendo quota 24.337.000. Il tasso di occupazione sale così al 63,1%, il livello più
alto dall’inizio delle serie storiche. Contestualmente, il tasso di disoccupazione scende al 5,1%,
mentre la disoccupazione giovanile si attesta al 16,9%.
Un quadro complessivamente positivo, che conferma la resilienza del sistema produttivo italiano
in una fase di rallentamento economico europeo. Anche il tasso di inattività diminuisce,
segnalando un progressivo rientro nel mercato del lavoro di una parte della popolazione
precedentemente scoraggiata. Eppure, dietro il miglioramento degli indicatori generali, si
conferma una dinamica strutturale ormai evidente: la crescita dell’occupazione continua a essere
sostenuta in larga parte dai lavoratori over 50.
L’aumento degli occupati non si distribuisce in modo uniforme tra le diverse fasce d’età. La crescita
coinvolge soprattutto i lavoratori con almeno 50 anni e, in misura più contenuta, la fascia 25–34
anni, mentre si registra una flessione tra i più giovani (15–24 anni) e una sostanziale stabilità tra i
35–49 anni. Questa dinamica riflette una combinazione di fattori strutturali e demografici:
l’invecchiamento della popolazione attiva, l’innalzamento dell’età pensionabile e la maggiore
permanenza al lavoro delle coorti più anziane.
La centralità degli over 50 nel mercato del lavoro italiano può essere ricondotta a tre elementi
principali. Il primo è l’invecchiamento demografico: la forza lavoro italiana è sempre più composta
da lavoratori maturi, mentre le coorti più giovani sono numericamente più ridotte. Il secondo
riguarda le riforme previdenziali degli ultimi decenni, che hanno progressivamente allungato la
vita lavorativa, mantenendo più a lungo attivi i lavoratori senior. Il terzo è la stabilità
occupazionale: i lavoratori con maggiore anzianità professionale sono più frequentemente inseriti
in contratti a tempo indeterminato e risultano meno esposti alle oscillazioni del ciclo economico
rispetto ai giovani, spesso impiegati con forme contrattuali più flessibili.
Se da un lato il mercato del lavoro mostra segnali di solidità, dall’altro permane una criticità
evidente: l’inserimento delle nuove generazioni. Il tasso di disoccupazione giovanile, pari al 16,9%,
resta oltre tre volte superiore alla media nazionale. Inoltre, la contrazione dell’occupazione nella
fascia 15–24 anni evidenzia difficoltà strutturali nell’ingresso stabile nel mercato del lavoro. Anche
per i 25–34enni i segnali di miglioramento restano discontinui e non ancora sufficienti a colmare il
divario con le fasce più mature.
Accanto ai dati quantitativi, emerge un elemento rilevante sulla composizione dell’occupazione. La
crescita registrata ad aprile è sostenuta principalmente dall’aumento dei contratti a tempo
indeterminato e, in parte, degli autonomi, mentre i contratti a termine risultano in calo rispetto
all’anno precedente. Un dato che suggerisce un miglioramento della stabilità complessiva del
mercato del lavoro, pur in un contesto in cui restano aperte questioni legate ai livelli salariali e alla
produttività.
Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un mercato del lavoro in espansione e su livelli
storicamente elevati, ma ancora caratterizzato da forti squilibri interni. Da un lato, la crescita
dell’occupazione e il calo della disoccupazione confermano una fase favorevole. Dall’altro, la forte
dipendenza dagli over 50 solleva interrogativi sulla sostenibilità futura di questa dinamica,

soprattutto in relazione al ricambio generazionale e alla capacità del sistema produttivo di
assorbire nuova forza lavoro qualificata.
I dati di aprile fotografano un mercato del lavoro in salute, con indicatori complessivamente
positivi e livelli occupazionali record. Tuttavia, la ripresa appare ancora sbilanciata. Il motore della
crescita resta infatti la componente più anziana della forza lavoro, mentre i giovani continuano a
incontrare difficoltà di ingresso. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa crescita
quantitativa in uno sviluppo più equilibrato, capace di coniugare esperienza e nuove generazioni,
stabilità e innovazione.
Francesco Seghezzi, Presidente di ADAPT ha così commentato: “Aprile restituisce un quadro
positivo, con una forte crescita dell’occupazione e una riduzione contemporanea di disoccupazione
e inattività. È però importante leggere questi dati insieme ai mesi precedenti e alla loro
composizione. Il mercato del lavoro continua a mostrare una buona capacità di tenuta, ma la
crescita resta fortemente concentrata, nell’ultimo anno, per le fasce più mature della popolazione.
Il nodo della partecipazione e dell’occupazione giovanile rimane quindi aperto”.
MAURIZIO DONINI