Goliardate – Ci sono donne
di Rebecca Borracci e Rachele Grifi
“Goliardate” è una rassegna riguardante le voci femminili organizzata da Claudia della
libreria Goliarda di Pedaso in collaborazione con la traduttrice e scrittrice Stella Sacchini.
Abbiamo dialogato con Claudia e Stella per riflettere sul valore di queste narrazioni ed
approfondirne i motivi.
Com’è nata “Goliardate”? E perché questo titolo?
C: Ho sentito l’urgenza di fare qualcosa per le donne, sulle donne, con le donne, e quindi
mi sono rivolta a chi ho capito potesse essermi d'aiuto, come Stella, da cui è partita una
rete di contatti meravigliosa. La cosa è cresciuta e si è formata in maniera spontanea. Il
nome della libreria è sicuramente un omaggio a Goliarda Sapienza, ma l'ho scelto per
l'etimo: viene da “gola”, quindi voce, desiderio, e anche da “Golia”, che nel Medioevo era
associato al diavolo ed era considerato il protettore dei clerici ribaldi, coloro che uscivano
dall’università alla ricerca di un sapere fuori dagli schemi. “Goliardate” vuole evocare tutto
questo.
S: È un titolo che indica la linea che abbiamo deciso di seguire: parlare di questo tema con
ironia, sincerità, mettendoci le proprie idee e la propria esperienza. Il titolo è plurale come
è plurale il femminile, come è plurale questa rassegna che ospita tante voci e tanti punti di
vista. “Goliardate” è una specie di richiamo all’espressione sincera di sé, anche un po’
dissacrante, perché non si possono trattare certi argomenti senza un po’ d’ironia.
Perché sono nati questi incontri?
C: Questi incontri non sono nati per dare risposte (che esistono, sebbene siano sempre
parziali e in movimento), ma per accendere una luce, per accendere domande, e perché
no? anche un dibattito. “Ci sono donne”, il sottotitolo, per me dice tante cose, tra cui: CI
SONO DONNE, esistono, e questi incontri sono buone occasioni per far emergere ciò di
cui spesso si fa tanta fatica a parlare.
S: Chi si occupa di libri da tanti punti di vista sa bene che le risposte non esistono mai, ma
esistono libri, persone o storie che aiutano a porsi domande nuove e gettare una nuova
luce sul problema. Non è nostro dovere risolverlo, ma è nostro dovere riconoscerne
l’esistenza. Ci sono diversi incontri dedicati a figure di scrittrici del passato e in questi c’è
la volontà di recuperare attraverso la nostra presenza storie e vite che altrimenti sarebbero
state condannate all’oblio più di quelle dei loro colleghi maschi.
Le librerie hanno un ruolo importante nel diffondere idee?
C: Direi proprio di sì. Io credo che ci dovrebbero essere tante librerie quante sono le
panetterie. Non solo per diffondere idee, ma per diffondere una pluralità di idee. Qualcuno
di sinistra mi ha suggerito di non vendere libri di destra, ma io non sono una censuratrice.
Una libreria non può avere tutto, questa ha una forte impronta tutta sua ed è sicuramente
una libreria antifascista, ma è molto altro. Dovessi censurare tutti i libri sessisti, se ne
andrebbe il 90% dei titoli. La cultura è tutto: ciò che ci piace e ciò che non ci piace. Per me
è importante la disposizione allo studio e alla ricerca, anche su testi che creano un
conflitto. Bisogna saper portare il conflitto dentro di sé, perché proprio da questo potrebbe
nascere un pensiero.
S: Credo che avere la possibilità in un paese di sfogliare e cercare libri sia un grande
valore per il posto, ed è altrettanto importante portare ragazzi e ragazze in libreria per farli
entrare a contatto con i libri. Avere una libreria a disposizione in un posto dove non era
mai esistita è una rivoluzione che io abbraccio e sostengo il più possibile.
Se doveste scegliere una parola per riassumere “Goliardate”, quale sarebbe?
S: Per me è “noi” perché è stato un “io più te uguale noi”. (con Claudia, ndr)
C: Mi ricollego a Stella e dico “sovraesteso”, perché insieme, con tutti coloro che
partecipano, facciamo un noi sovraesteso.
S: Direi anche “desideria”, con la ‘a’ perché il desiderio è femminile, perché questa idea è
nata dal desiderio.