Rider, la battaglia continua nel solco di Antonio
Nel quinto anniversario della prematura scomparsa di Prisco, sindacalista e punto di riferimento dei
ciclofattorini, i diritti ancora da conquistare per chi lavora nel food delivery.
di Patrizia Pallara
I rider pedalano, corrono, consegnano. Sono sfruttati, vessati, senza tutele né diritti. Retribuiti a cottimo
con paghe da fame e “cancellati” se restano a casa con la febbre. Sono l’emblema della schiavitù
dell’algoritmo e del lavoro povero, le loro battaglie partono dalle strade delle nostre città e attraversano le
aule dei tribunali e gli uffici dei giudici inquirenti. E non si
fermano. Per questo le loro battaglie diventano più
significative in questo giorno in cui cade il quinto anniversario
della morte di Antonio Prisco, rider, rappresentante sindacale
napoletano prematuramente scomparso nel 2021.
Iscritto, militante e dirigente di Nidil Cgil, Antonio Prisco ha
saputo cogliere bisogni e rivendicazioni del mondo dei
rider, trasformandoli in azioni sindacali, sia a livello
territoriale che nazionale. Il suo impegno accanto ai lavoratori
del food delivery ha portato alle recenti vittorie che hanno
stabilito che i rider non sono lavoratori autonomi ma
subordinati e che il contratto è un diritto.
LE DISCRIMINAZIONI DI FRANK
E anche alla famosa sentenza di Bologna in cui per la prima
volta in Europa un giudice ha riconosciuto la natura
discriminatoria dell’algoritmo Frank di Deliveroo: un sistema
digitale che secondo il tribunale è cieco e quindi indifferente
alle esigenze dei ciclofattorini, che non sono macchine ma
lavoratori. Una svolta nella conquista dei diritti e delle libertà nel mondo digitale.
UN DECRETO PRIMO MAGGIO SENZA RISPOSTE
“Un passo indietro neanche per la rincorsa” era il suo motto ed è anche l’ultimo messaggio che ha lasciato.
Lo stesso che continua a seguire chi si batte per i diritti dei lavoratori della gig economy, a cominciare
dalle misure contenute nell’ultimo decreto Primo maggio, licenziato ieri (28 aprile) dal consiglio dei
ministri. “Misure che non rispondono al complesso dei problemi che sono all’interno del settore del food
delivery – commenta Nicola Marongiu, responsabile area contrattazione, politiche industriali e del lavoro
della Cgil –. Sulla base delle bozze circolate nei giorni scorsi, ci aspettavano qualche elemento di
maggiore efficacia sul fronte dell’intermediazione illecita e del contrasto allo sfruttamento lavorativo,
aspetti che non ritroviamo in questa ultima versione. Allo stesso modo, è sparito anche l’articolo che
faceva riferimento ai compensi che non potevano essere inferiori a quelli definiti dai contratti collettivi
firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. C’è un elemento positivo: il decreto pare
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