2026.04.26 VIRTUS OLIDATA BOLOGNA VS PALLACANESTRO TRIESTE, 95-81
La Virtus Bologna supera la Pallacanestro Trieste per 95-81 e manda un messaggio chiaro al
campionato: la corsa al vertice passa da Bologna. Ma oltre al risultato, sono i numeri avanzati a
raccontare una partita che conferma la maturità delle Vu Nere e mette in luce i limiti strutturali
degli ospiti. Pur contro un’avversaria non irresistibile, e con valori che andranno verificati contro
compagini più attrezzate, la Virtus per larghi tratti appare frizzante e ben assestata in campo,
anche se continuano ad apparire spazi di letarghi difensivi e quintetti assemblati da coach
Jakovlievic, perlomeno discutibili, come quello senza lunghi che ha caratterizzato gli ultimi 2 minuti
del 1° quarto.
Il dato più significativo è l’offensive rating: Bologna ha prodotto circa 118 punti su 100 possessi,
ben oltre la media della Serie A. Trieste si è fermata attorno a quota 101, pagando una differenza
di efficienza che spiega da sola il divario finale. Molto precisa nel tiro da 3 nel primo quarto, la
Virtus ha scavato un solco su cui ha incanalato la gara, con un Edwards che resta un enigma
insoluto per i difensori, grazie alla sua capacità di andare al ferro con le quattro ruote motrici o
colpire dall’arco in modo letale. Altrettanto fa Alston Jr., veloce nel battere il difensore 1 contro 1
o, anche lui sparare sentenze inappellabili dai 6,75. Bene Smailagic e ottimo Diarra che ha
dominato nel pitturato stampando anche un paio di bimani che hanno fatto esplodere la Virtus
Arena.
La Virtus ha alternato ritmo alto e gestione ragionata, colpendo in transizione nel primo quarto e
controllando il gioco nei momenti decisivi. Una doppia identità che oggi rappresenta il vero salto di
qualità della squadra. Se c’è una chiave tecnica della partita, è il dominio sotto canestro. La Virtus
ha imposto fisicità e presenza, soprattutto con Diarra, decisivo a rimbalzo e nella protezione del
ferro. Il dominio sotto gli anelli ha consentito di tirare con il 58% e godere di numerosi extra-pes,
uno Yago utile e mai disordinato, oltre che preciso nel tiro e un Pajola che ha finalmente
riassaggiato il campo. Trieste ha avuto il merito di rientrare fino al -4 nel terzo quarto, riaprendo
una partita che sembrava chiusa, ma sono i soli Bannan e Brown che tengono a galla Trieste, non
riuscendo da soli a incidere realmente sull’inerzia della gara. Il plus/minus racconta una squadra
che non ha mai trovato quintetti davvero efficaci. Nel momento della rimonta triestina, la Virtus
mostra di avere superato lo sbandamento post-Ivanovic, e con difesa, rimbalzi e lucidità offensiva
hanno immediatamente ristabilito le distanze. Non utilizzato Akele, probabilmente per la deriva
offensiva della gara è stato considerato non necessario il suo impiego, misterioso invece che non
sia entrato un Ferrari che trovava ampi spazi con l’anziano Dusko, e pare fuori dal miri del giovane
Jako, con il rischio di sperperare un talento che ha sempre fatto bene quando chiamato alle armi e
infilarsi nel tunnel degli sprechi made in Milano.
Grazie anche alla contemporanea sconfitta casalinga di Brescia, la Virtus esce rafforzata non solo
in classifica ma nella percezione complessiva, squadra profonda che deve ancora aggiungere
Vildoza e Morgan, fisica, capace di adattarsi e candidata credibile al titolo. Trieste resta in corsa
per i playoff, ma contro le big emergono limiti chiari di continuità, presenza sotto canestro e
capacità di reggere l’urto nei momenti decisivi.
MAURIZIO DONINI