Una situazione repressiva che non conosce limiti
Nel mese di marzo 2026, Prisoners Defenders ha constatato un aggravamento esponenziale della repressione dei diritti fondamentali a Cuba. L’aumento del numero delle persone colpite, le centinaia di arresti arbitrari particolarmente violenti e il loro diretto collegamento con la protesta sociale, la libertà di espressione – online e offline – e l’attivismo civico spontaneo delineano un salto qualitativo nella violenza di Stato. Tra le centinaia di arresti registrati in questo periodo, abbiamo verificato la presenza di 44 nuovi prigionieri politici, 13 dei quali donne (29%), il che evidenzia un aumento significativo della repressione anche nei confronti dei gruppi vulnerabili e un impatto devastante su intere famiglie.
I fatti documentati evidenziano un modello sistematico: arresti senza mandato né intervento giudiziario, isolamento, torture e negazione del diritto alla difesa, sotto la copertura di fattispecie penali denunciate e proscritte dalle Nazioni Unite e da numerose organizzazioni internazionali.
La violenza fisica e psicologica contro i detenuti, insieme alle minacce, ai maltrattamenti e alle aggressioni contro i loro familiari, si accompagna alla totale assenza di garanzie procedurali. La repressione ha colpito giornalisti, creatori digitali, cittadini senza affiliazione politica, minori e familiari di prigionieri politici, seminando il terrore nella popolazione.
L’inclusione di minori tra i detenuti sottoposti a procedimento penale conferma il carattere indiscriminato della repressione contro i più vulnerabili. La repressione si consolida come uno strumento di punizione esemplare di portata collettiva, in grado di colpire intere famiglie. La criminalizzazione di comportamenti pacifici – partecipare a proteste contro i blackout, la mancanza d’acqua o la fame; denunciare tali condizioni sui social network; o esprimere malcontento di fronte alla crisi economica e sociale – permette al regime di trasformare il cittadino comune in nemico dello Stato comunista.
Man mano che il malcontento e l’angoscia sociale si diffondono, il regime cubano intensifica la repressione nei contesti di protesta, con particolare incidenza in province come Ciego de Ávila e L’Avana, dove solo in questo mese gli arresti di “breve” durata – fino a sei giorni a Cuba – si sono contati a centinaia.
La miseria in cui è sprofondata la popolazione è aggravata da un apparato repressivo che tratta come nemico chiunque osi mostrarla.
Repressione familiare per attivismo digitale: il caso di Anna Bensi
Il caso della giovane Anna Sofía Benítez Silvente (Anna Bensi), di 21 anni, e di sua madre, Caridad Silvente Laffita, rivela un ulteriore modello di repressione familiare per motivi politici a Cuba. Anna Bensi è una creatrice di contenuti residente all’Avana che è diventata virale su TikTok, Instagram e YouTube grazie ai suoi video critici sulla situazione sociale e repressiva dell’isola. Tale visibilità ha trasformato lei e sua madre in bersagli diretti delle autorità.
Entrambe sono state sottoposte a procedimento penale nel marzo 2026 per un presunto reato di “atti contro la privacy personale e familiare”, dopo aver filmato nella propria abitazione e diffuso sui social network l’operato arbitrario degli agenti della Sicurezza di Stato durante la notifica intimidatoria di una convocazione di polizia. L’accusa è stata formulata solo dopo l’intervento della polizia, senza alcuna giustificazione penale preventiva. Si tratta di un metodo ricorrente a Cuba: provocare il contatto con la vittima, fabbricare in seguito una narrazione criminale e utilizzarla come base per l’arresto e il procedimento penale. È un meccanismo rozzo, ma efficace, di criminalizzazione del dissenso.
A seguito della diffusione di tale arbitrarietà poliziesca all’interno della propria abitazione, madre e figlia sono state sottoposte agli arresti domiciliari come misura cautelare, sotto la minaccia di una condanna fino a cinque anni di reclusione, in un procedimento il cui obiettivo era, a tutti gli effetti, quello di ridurle al silenzio.
Le autorità estendono sistematicamente la persecuzione a padri, madri, partner e fratelli delle persone perseguitate politicamente per imporre il silenzio attraverso il terrore che subiscono i loro cari. In questo caso, l’obiettivo era zittire Anna Bensi sui social network. Non ci sono riusciti, anche se la pressione dello Stato è arrivata a spingerle verso l’esilio forzato.
La repressione nei confronti della famiglia ha comportato interrogatori prolungati, squalifiche personali e gravi minacce a madre e figlia, il tutto affinché la giovane Anna Bensi cessasse i suoi post critici sulla situazione del Paese e sul suo sistema repressivo.
Infine, di fronte alla reazione di migliaia di cubani all’interno e all’esterno dell’isola e, in modo decisivo, di numerosi media internazionali – compresi quelli di Miami –, entrambi i procedimenti sono stati archiviati lo scorso 13 aprile, dopo settimane di misure restrittive. Ma le autorità cubane hanno avvertito madre e figlia che, quando la pressione pubblica diminuirà, potranno tornare a reprimerle senza freni.
Oltre a mettere in evidenza l’uso strumentale del sistema penale a fini di intimidazione e punizione extragiudiziale, l’archiviazione temporanea dei procedimenti dimostra che la mobilitazione sui social, la stampa internazionale e il massiccio sostegno popolare sono, al giorno d’oggi, gli unici meccanismi reali di protezione della società civile cubana di fronte a uno Stato che punisce persino la denuncia dei propri abusi.
Il doppio standard di alcuni governi democratici – tra cui quello spagnolo – nell’invocare in modo selettivo gli obblighi internazionali di protezione di fronte ad atrocità di massa lascia la popolazione cubana in una situazione di abbandono ancora maggiore. Quando un regime commette crimini continuati contro l’umanità contro la propria popolazione, il silenzio o la tiepidezza politica non sono neutralità: sono abbandono e complicità.
La popolazione cubana è oggi più mobilitata di quanto il terrore imposto facesse prevedere e non ha mai avuto tanto bisogno come ora della visibilità pubblica per la propria protezione. Di fronte al silenzio pubblico complice di istituzioni come la Commissione Europea e di governi come quello spagnolo, l’attenzione costante della stampa internazionale sulla repressione a Cuba – con nomi e cognomi – salva vite umane ed è diventata, in questo momento, l’unica ancora di salvezza per i perseguitati e i torturati.
Da queste pagine desideriamo rendere omaggio al giornalismo per le vite che, senza dubbio, contribuisce a salvare.
Aggravamento della repressione contro i giornalisti indipendenti a Cuba
Tra i numerosi casi di molestie e persecuzione nei confronti dei giornalisti indipendenti a Cuba, spiccano in marzo – per le azioni penali intentate contro di loro – quelli di Yania Suárez Caballero e Yunia Figueredo Cruz. Entrambi dimostrano che la persecuzione contro la stampa indipendente si estende anche a contesti lontani dall’esercizio diretto dell’informazione.
Yania Suárez Caballero, nota giornalista indipendente e collaboratrice di testate quali Cubanet e Diario de Cuba, è stata arrestata arbitrariamente il 10 marzo 2026 dopo essersi recata volontariamente presso un commissariato di polizia all’Avana per sporgere denuncia. È rimasta trattenuta per ore senza giustificazione e, successivamente, le è stata imposta, senza alcuna tutela giudiziaria, una misura cautelare di confinamento domiciliare, in un contesto di crescente vessazione legata alla sua attività giornalistica. La Suárez Caballero si era recata a denunciare l’uso illegale di un generatore nel suo edificio, i cui gas inquinanti compromettevano la salute dei residenti, nonostante fossero già state comminate sanzioni nei confronti della responsabile di tali emissioni. Tuttavia, la sua visita è stata utilizzata non per istruire la denuncia, bensì per accusarla di «esercizio arbitrario del diritto» e «minacce» e per rinchiuderla in una cella. Organismi e ONG internazionali hanno lanciato l’allarme sul suo caso come parte di un’escalation repressiva contro la stampa indipendente.
Il caso di Yunia Figueredo Cruz conferma che anche il giornalismo indipendente viene punito quando partecipa a proteste civiche o documenta il malcontento sociale.
Yunia Figueredo Cruz, giornalista indipendente, è stata arrestata senza mandato né tutela giudiziaria il 10 marzo a Jaimanitas, nel comune di Playa, all’Avana, dopo aver partecipato a una protesta pacifica con pentole contro i prolungati blackout. L’arresto è avvenuto intorno alle 17:00, nel corso di un’operazione di polizia particolarmente violenta. Gli agenti della Sicurezza di Stato hanno gettato il suo telefono a terra durante l’arresto e l’hanno fermata con violenza davanti alle sue figlie minorenni. Poche ore dopo è stata rilasciata, ma le è stata imposta una misura cautelare domiciliare imposta dalla polizia con l’accusa illegale di «propaganda contro l’ordine costituzionale». Il suo rilascio non riduce la gravità dei fatti; conferma, al contrario, un modello di terrorismo di Stato contro il giornalismo indipendente.
Persecuzione dell’attivismo e dell’espressione critica
Sulla stessa linea di repressione della libertà di espressione, il presente rapporto raccoglie altri casi legati all’uso dei social network e all’espressione pubblica di critiche al governo. Si segnala in particolare il caso dell’attivista Jorge Javier Paz Coutin (Cuba Primero), arrestato senza tutela giudiziaria e attualmente in carcere preventivo a causa della sua attività sui social network e dell’affissione di manifesti critici all’Avana.
Anyelo Ramírez Martínez è stato arrestato con violenza dopo aver fotografato un cartello critico verso il governo; in seguito è stato accusato di «oltraggio» e trasferito in carcere.
Questi casi riflettono un modello costante di criminalizzazione sia dell’attivismo civico che di qualsiasi forma di espressione, compresa la diffusione sui social network o la semplice documentazione di messaggi critici, attraverso arresti arbitrari, l’uso di figure penali ambigue e l’assoluta assenza di garanzie di giusto processo.
Repressione contro i familiari dei prigionieri politici a Cuba
Elvira Rodríguez Pérez e Yunisleydis Coa Rodríguez, madre e sorella del prigioniero politico Alexander Verdecia Rodríguez, sono state arrestate il 12 marzo 2026 nel comune di Río Cauto, Granma, nel contesto di una protesta pacifica in cui chiedevano la liberazione del loro familiare e degli altri prigionieri politici.
Entrambe sono state arrestate senza mandato né tutela giudiziaria da agenti della Sicurezza di Stato al termine della manifestazione e successivamente trasferite in una stazione di polizia a Bayamo. Il caso riveste particolare gravità in quanto si tratta di una repressione contro il nucleo familiare di un prigioniero politico, inclusa Elvira Rodríguez Pérez, di oltre 80 anni, il cui stato di salute è incompatibile con la permanenza in carcere. Entrambe sono state arrestate esclusivamente per aver chiesto la libertà del loro familiare incarcerato per motivi politici e per aver denunciato la situazione dei prigionieri politici sull’isola.
Questo episodio evidenzia un modello di criminalizzazione della protesta pacifica e di punizione estesa contro le famiglie dei prigionieri politici, rafforzando il carattere repressivo del sistema nei confronti di qualsiasi forma di dissenso. A Cuba, nemmeno chiedere la liberazione di una persona cara può avvenire senza esporre l’intera famiglia all’arresto.
Ciego de Ávila: centinaia di arrestati e 15 incarcerati, tra cui minori
La repressione delle proteste sociali avvenute l’11 marzo 2026 nel villaggio di Miraflores, nel comune di Bolivia, Ciego de Ávila, dove diversi cittadini – tra cui Andy Cabrera Abreu, Rained Ruiz Mursuli e Omar Mursuli – sono stati arrestati in modo arbitrario, senza mandato d’arresto né tutela giudiziaria, è uno dei molteplici esempi delle retate di arresti arbitrari condotte in tutto il Paese. Le proteste sono scoppiate in un contesto di prolungati blackout, carenza di generi alimentari e crisi generalizzata, durante il quale i manifestanti hanno intonato slogan quali “Corriente”, “Patria y Vida” e “Libertad”.
Dopo l’arresto, i tre sono stati trasferiti all’Unità di Polizia di Bolivia, dove sono rimasti in custodia cautelare e in incomunicabilità.
Tra i quasi duecento detenuti nel contesto delle proteste del 13 marzo a Morón, Ciego de Ávila, in uno scenario caratterizzato dal malcontento sociale per i blackout, la carenza di generi alimentari, la mancanza di servizi di base e la risposta repressiva dello Stato, in questo rapporto evidenziamo la detenzione di 12 nuovi prigionieri politici che abbiamo potuto verificare. Tutti sono stati arrestati senza mandato né tutela giudiziaria e la maggior parte tramite operazioni violente condotte da agenti della Sicurezza di Stato, noti come “Boinas Negras”, il che costituisce un modello sistematico di repressione pianificata nei confronti della protesta pacifica.
È particolarmente allarmante che tra i detenuti vi siano almeno due minorenni, il che evidenzia la portata indiscriminata della repressione. Si tratta di Kevin Samuel Echevarría Rodríguez, di 15 anni, e Jonathan David Muir Burgos, di 16 anni. Entrambi sono stati arrestati senza mandato di arresto, tutela giudiziaria o alcuna garanzia procedurale.
Nel caso di Kevin Samuel Echevarría Rodríguez, questi è stato arrestato alcuni giorni dopo le proteste e sottoposto a interrogatori in stato di detenzione, con l’accusa di aver partecipato in qualità di uno degli organizzatori della protesta, nonostante esistano prove che le manifestazioni fossero pacifiche.
Da parte sua, Jonathan David Muir Burgos, figlio del pastore evangelico Elier Muir Ávila – vessato e minacciato da anni dal regime cubano –, è stato arrestato dopo essere stato convocato dalle autorità e si trova ad affrontare un’accusa di estrema gravità: “sabotaggio”, un capo d’imputazione che a Cuba viene spesso deferito ai tribunali militari anche quando riguarda civili e/o minori. Ciò accresce in modo straordinario la sua situazione di rischio e vulnerabilità giuridica. La sua richiesta di habeas corpus è stata respinta ed è stato trasferito in un carcere della provincia di Matanzas.
Entrambi i minori si trovano in condizioni disumane. Nel caso di Jonathan David Muir Burgos, inoltre, gli viene negata l’assistenza medica nonostante soffra di ipoglicemia e di un quadro di immunodepressione che richiede cure costanti. La sua cella presenta condizioni insalubri e il ragazzo soffre di un grave quadro di stress post-traumatico che, se prolungato, può causargli danni irreversibili anche sul piano mentale, emotivo e psicologico.
Allo stesso modo, i casi di Yamilet Estrada Rodríguez, madre arrestata in seguito a un’operazione presso il suo domicilio, e di suo figlio, Yoasnel Estrada Rodríguez, arrestato con violenza nello stesso contesto, riflettono come la repressione si estenda a intere famiglie.
Questi casi evidenziano un modello che non solo criminalizza la protesta sociale, ma ha un impatto particolarmente grave sui minori e sulle famiglie, aumentando il livello di vulnerabilità e il costo umano della repressione.
21 nuovi prigionieri politici all’Avana, famiglie colpite e artisti perseguitati
Tra le decine di persone arrestate all’Avana nel marzo 2026, nel contesto delle proteste, dei cacerolazos e delle manifestazioni registrate in comuni come Arroyo Naranjo, Cerro, Guanabacoa, Regla e Diez de Octubre – motivate dai prolungati blackout, dalla carenza di generi alimentari e dalle condizioni di vita insostenibili –, abbiamo potuto verificare 21 nuovi prigionieri politici in custodia cautelare senza tutela giudiziaria.
I 21 prigionieri politici sono stati arrestati in modo arbitrario, senza mandato giudiziario né garanzie procedurali. In alcuni casi, le operazioni sono state condotte presso le loro abitazioni o in seguito alla partecipazione a manifestazioni pacifiche, comprese azioni elementari come la diffusione di video sui social media o il battito di pentole per protestare contro la mancanza di elettricità. Dopo gli arresti, sono stati trasferiti in centri come Villa Marista o El Vivac e, successivamente, alcuni di loro in diversi istituti penitenziari. La maggior parte è rimasta per giorni, e persino settimane, in un luogo sconosciuto.
Le testimonianze riflettono, inoltre, gravi e sistematiche irregolarità: uso di estrema violenza durante l’arresto, negazione di assistenza medica a persone con patologie pregresse, trasferimenti forzati a titolo di punizione e richieste economiche arbitrarie mediante misure cautelari senza controllo giudiziario. Sono documentati anche arresti per aver espresso opinioni critiche o per aver partecipato pacificamente a proteste all’interno dei propri quartieri.
I casi di Ángel Baldomero Quintana Martínez e Silvio de la Caridad Quintana Martínez, fratelli arrestati all’Avana, evidenziano la repressione contro la protesta pacifica nel comune di Cerro. Entrambi sono stati arrestati l’11 marzo 2026 senza mandato d’arresto né tutela giudiziaria, dopo aver partecipato il giorno precedente a una manifestazione pacifica, motivata dalla prolungata mancanza di acqua, elettricità e cibo.
Dopo il loro arresto, sono stati sottoposti a custodia cautelare e devono rispondere dell’accusa di “disordini pubblici”, alla quale si aggiungerebbero presunte accuse aggiuntive inventate di sana pianta. Secondo le testimonianze dei familiari, le autorità starebbero esercitando pressioni, maltrattamenti fisici e psicologici per costringerli ad autoincriminarsi per reati che non hanno commesso.
La situazione risulta particolarmente grave a causa delle condizioni di detenzione e del trattamento ricevuto, comprese le denunce di percosse, privazione di cibo e negazione di assistenza medica. Nel caso di Silvio de la Caridad Quintana Martínez, il deterioramento fisico e psicologico ha portato a un tentativo di autolesione, senza che gli fosse garantita un’adeguata assistenza sanitaria, ed è stato successivamente riportato in cella nonostante le sue condizioni.
Da un altro lato, un gruppo di detenuti nel contesto delle proteste del 23 marzo 2026 a Minas, Guanabacoa, L’Avana, riflette un modello di repressione particolarmente intenso, caratterizzato da arresti arbitrari, perquisizioni violente, uso della forza e totale assenza di garanzie procedurali. Le manifestazioni sono scoppiate in risposta al malcontento generalizzato causato dalla carenza di generi alimentari, dalla mancanza di elettricità e dalle precarie condizioni di vita.
È particolarmente rilevante il fatto che la repressione abbia colpito direttamente due nuclei familiari distinti. Da un lato, Alejandro Turiño Calzada e Daniel Turiño Calzada sono stati arrestati a Minas, Guanabacoa, insieme alla madre, Liadne Calzada, successivamente rilasciata con un provvedimento del pubblico ministero che disponeva una misura cautelare di cauzione, e sotto minaccia, mentre i figli rimangono in custodia cautelare dopo essere stati sottoposti a tortura psicologica e minacce particolarmente inquietanti in un centro di tortura come Villa Marista.
D’altro canto, abbiamo documentato il caso di Roelvis Navarro Torres e Roilán Navarro Torres, fratelli arrestati in relazione alle proteste a Minas, Guanabacoa, L’Avana, compreso l’arresto di uno di loro mentre si recava a occuparsi della situazione dell’altro, il che evidenzia pratiche di repressione a catena e punizione per legami familiari. Entrambi rimangono privati della libertà, in un contesto di isolamento, mancanza di informazioni sulle accuse e denunce di coercizione.
Il caso di Dayán Melián Castro, artista visivo indipendente e maestro massone, riflette la continua repressione contro i creativi che partecipano alle proteste sociali a Cuba. È stato arrestato l’11 marzo 2026 all’Avana durante una manifestazione pacifica nel quartiere di Mantilla, in un contesto di proteste contro i prolungati blackout mediante il rumore delle pentole.
Dopo il suo arresto, è stato inizialmente trasferito alla stazione di polizia del Capri e successivamente a El Vivac, dove rimane in custodia cautelare. Il suo arresto è avvenuto senza mandato né tutela giudiziaria, e la sua famiglia ha denunciato irregolarità nelle richieste economiche per il suo rilascio: dopo aver pagato una multa di 7.000 pesos, le autorità hanno negato di averla ricevuta e hanno successivamente richiesto nuovamente lo stesso importo, questa volta a titolo di cauzione, mediante un’ordinanza del pubblico ministero di misura cautelare e sotto minaccia. L’episodio riflette pratiche arbitrarie e di estorsione.
Inoltre, le autorità hanno disposto il suo trasferimento forzato verso la provincia di Camagüey, basandosi sul suo indirizzo ufficiale, nonostante risieda all’Avana da anni. Ciò indica una pratica di trasferimento forzato come meccanismo di controllo e viola l’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Cuba viola palesemente questo diritto mediante il Decreto 217, del 22 aprile 1997, relativo alle “Regolamenti migratori interni per la città dell’Avana”, nonché attraverso i reati di ingresso e uscita illegali da Cuba (artt. da 282 a 288 del Codice Penale), puniti con pene fino a 30 anni di reclusione e applicabili ai civili anche in assenza di un precedente procedimento penale. Prisoners Defenders considera “carcerati di coscienza” tutti i cittadini civili senza un procedimento penale in corso che vengono incarcerati per questi reati, poiché tali sanzioni si basano sull’esercizio di diritti fondamentali riconosciuti a livello internazionale.
Il caso di Dayán Melián Castro evidenzia la repressione nei confronti degli artisti e la strumentalizzazione di misure amministrative e penali per punire la partecipazione a proteste pacifiche.
32 prigionieri politici esposti a gravissimi rischi per la loro integrità
Alla luce della gravità dei casi documentati, Prisoners Defenders ha identificato 32 prigionieri politici la cui liberazione immediata costituisce un’urgenza umanitaria. La selezione risponde a criteri oggettivi incentrati sulla loro estrema vulnerabilità, non sul fatto che possano risultare emblematici o noti.
Questa selezione riguarda tre gruppi critici:
- Persone affette da gravi malattie con un alto rischio di decesso a breve termine;
- Madri incarcerate i cui figli si trovano in una situazione di orfanezza forzata;
- Detenuti con disturbi mentali incompatibili con la detenzione, privi di assistenza medica ed esposti, tra gli altri rischi, al suicidio.
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uesto approccio si basa su un contesto allarmante: sono stati identificati 447 prigionieri politici con patologie gravi causate o aggravate dalle condizioni di detenzione, quali la malnutrizione, i maltrattamenti e la mancanza di assistenza medica, nonché 47 con gravi disturbi mentali non trattati.
In tali circostanze, la permanenza in carcere non solo aggrava in modo critico le loro condizioni, ma trasforma la loro detenzione in una minaccia diretta per la loro vita e quella delle loro famiglie.
Il protrarsi della loro detenzione risulta quindi assolutamente insostenibile dal punto di vista umanitario e dei diritti umani. La loro liberazione non risponde ad alcun interesse politico o strategico, bensì all’urgente necessità di salvare vite umane. La via adeguata per ottenere liberazioni reali è la licenza extrapenale, senza condizioni restrittive che perpetuino il rischio o nascondano nuove forme di punizione.
21 DETENUTI AFFETTI DA GRAVISSIME MALATTIE CHE DEVONO ESSERE LIBERATI
- Lisandro Betancourt Escalona, di Las Tunas. Patologie: diabete, ipertensione, aneurisma, cardiopatia, artrite, gotta, reumatismi, patologia alla prostata, vista da un solo occhio e grave menomazione di entrambe le mani. Anno di detenzione: 1989. Situazione penale: condannato. Età: 62 anni.
- Nadir Martín Perdomo, di Mayabeque. Patologie: sindrome da malassorbimento alimentare, gastrite, coliche renali, epilessia, ernia iatale e asma. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 6 anni. Situazione penale: condannato. Età: 41 anni.
- Liusban John Utra, di Las Tunas. Patologie: grave malnutrizione, atrofia villosa, ulcera duodenale, sindrome emetica, allergie e sinusite. Anno di detenzione: 2025. Condanna: pendente. Situazione penale: custodia cautelare.
- Jorge Bello Domínguez, di Artemisa. Patologie: diabete, problemi agli occhi, infiammazione e sanguinamento testicolare, infarto, ipertensione e asma. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 15 anni. Situazione penale: condannato. Età: 49 anni.
- Dayron Martín Rodríguez, di L’Avana. Patologie: disturbi psichiatrici (tentativo di suicidio), schizofrenia, depressione e ulcera gastrica. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 22 anni. Situazione penale: condannato. Età: 41 anni.
- Rolando Fernández Rojas, di Cienfuegos. Patologie: febbre, grave malnutrizione e possibile tubercolosi; è ricoverato in ospedale in condizioni molto gravi. Anno di detenzione: 2017. Condanna: 12 anni. Situazione penale: condannato. Età: 40 anni.
- Oscar Luis Ortiz Arrovsmeth, di L’Avana. Patologie: tentativo di suicidio, depressione, epilessia, asma e infiammazione polmonare. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 10 anni. Situazione penale: condannato. Età: 26 anni.
- Ramón Enrique Montero Meriño, di Camagüey. Patologie: ipertensione e una cisti di grandi dimensioni alla gola, non curata né diagnosticata. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 14 anni. Situazione penale: condannato. Età: 44 anni.
- Yadir Ayala Ibáñez, di Camagüey. Patologie: problemi respiratori, mal di testa, tachicardia e ipertensione. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 10 anni. Situazione penale: condannato. Età: 36 anni.
- Félix Navarro Rodríguez, di Matanzas. Patologie: ipertensione, diabete, problemi agli occhi e pigmentazione cutanea. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 9 anni. Situazione penale: condannato. Età: 72 anni.
- Loreto Hernández García, di Villa Clara. Patologie: asma, ipertensione, diabete, problemi cardiaci e malnutrizione. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 7 anni. Situazione penale: condannato. Età: 54 anni.
- Miguel Díaz Bauzá, di L’Avana. Patologie: dermatite, ipertensione, diabete, problemi renali e vitiligine. Anno di detenzione: 1994. Condanna: 30 anni. Situazione penale: condannato. Età: 83 anni.
- Daniel Moreno de la Peña, di Santiago de Cuba. Patologie: diabete, bronchite, scabbia, stafilococco e depressione. Anno di detenzione: 2023. Condanna: 7 anni. Situazione penale: condannato. Età: 39 anni.
- Ana Ibis Tristá Padilla, di Las Tunas. Patologie: anoressia, ipertensione, compromissione renale e perdita dei denti. Anno di detenzione: 2023. Condanna: 14 anni. Situazione penale: condannato. Età: 37 anni.
- Denis Ojeda Álvarez, di L’Avana. Patologie: gastrite, allergie e lesione cranioencefalica. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 14 anni. Situazione penale: condannato. Età: 37 anni.
- Sayli Navarro Álvarez, di Matanzas. Patologie: coliche renali e ipertensione arteriosa. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 8 anni. Situazione penale: condannato. Età: 40 anni.
- Nilo Abrahante Santiago, di Mayabeque. Patologie: epilessia, gastrite e cancro della pelle. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 5 anni. Situazione penale: condannato. Età: 47 anni.
- Armando Michel Rivera Cortina, di Mayabeque. Patologie: problemi alla prostata e grave malnutrizione. Anno di detenzione: 2025. Condanna: pendente. Situazione penale: custodia cautelare. Età: 50 anni.
- Ankeily de la Caridad Guerra Fis, di L’Avana. Patologie: HIV, convulsioni e depressione. Anno di detenzione: 2026. Condanna: pendente. Situazione penale: custodia cautelare. Età: 23 anni.
- Donaida Pérez Paseiro, di Villa Clara. Motivo: grave malnutrizione. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 8 anni. Situazione penale: condannato. Età: 55 anni.
- Pedro Luis Fernández Peralta, di Mayabeque. Patologie: grave malnutrizione. Anno di detenzione: 2024. Condanna: pendente. Situazione penale: custodia cautelare.
4 MADRI CON FIGLI IN SITUAZIONE DI ORFANEZZA FORZATA CHE DEVONO ESSERE LIBERATE
- Lizandra Góngora Espinosa, di Artemisa. Motivo: 4 figli minorenni sono rimasti in una situazione di orfanezza forzata. È stata trasferita in un carcere dell’Isola della Gioventù, lontano dai suoi figli, come ulteriore forma di punizione. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 14 anni. Situazione penale: condannata. Età: 40 anni.
- Dariannis Guerra Suárez, di Guantánamo. Motivo: 3 figli minorenni in situazione di orfanezza forzata. Anno di detenzione: 2022. Condanna: 4 anni. Situazione penale: condannata. Età: 31 anni.
- María Cristina Garrido Rodríguez, di Mayabeque. Motivo: due figli minorenni in situazione di orfanezza forzata. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 7 anni. Situazione penale: condannata. Età: 43 anni.
- Yennys Artola del Sol, di Camagüey. Motivo: la prigioniera politica non può vedere il proprio figlio minorenne. È vittima di maltrattamenti, abusi, mancanza di medicinali e di cibo; soffre di problemi alla vista e di diabete. Anno di detenzione: 2022. Condanna: 8 anni. Situazione penale: condannata. Età: 41 anni.
7 DETENUTI CON GRAVI DISTURBI MENTALI CHE DEVONO ESSERE LIBERATI
- Amalio Álvarez González, di Cienfuegos. Motivo: disabilità cognitiva, disturbo psichiatrico (autolesionismo) e perdita della vista. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 15 anni. Situazione penale: condannato. Età: 48 anni.
- Walnier Luis Aguilar Rivera, di L’Avana. Motivo: disabilità intellettiva borderline di origine organica, cure psichiatriche sin dall’infanzia e vari problemi di salute. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 12 anni. Situazione penale: condannato. Età: 26 anni.
- Juan Enrique Pérez Sánchez, di Mayabeque. Motivo: asma, ernia discale, ipertensione, cecità all’occhio sinistro, depressione e tubercolosi. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 8 anni. Situazione penale: condannato. Età: 44 anni.
- Leonard Richard González Alfonso, di L’Avana. Motivo: disturbo di personalità, con episodi di deliri di grandezza e depressione profonda. Anno di detenzione: 2025. Condanna: pendente. Situazione penale: custodia cautelare. Età: 33 anni.
- Yoanky Báez Albornoz, di L’Avana. Motivo: nervosismo, depressione, disturbi gastrici e problemi ai piedi. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 14 anni. Situazione penale: condannato. Età: 31 anni.
- Iliván Fuentes Fonseca, di Santiago de Cuba. Motivo: disturbo multiplo della personalità. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 8 anni. Situazione penale: condannato. Età: 25 anni.
- Juan Carlos Montes de Oca Santiesteban, di L’Avana. Motivo: disturbo psichiatrico. Anno di detenzione: 2021. Condanna: 8 anni. Situazione penale: condannato. Età: 37 anni.
Prigionieri politici verificati a Cuba nello scorso mese di marzo
Con dati aggiornati al 31 marzo 2026, l’elenco dei prigionieri politici a Cuba comprende un totale di 1.250 prigionieri politici e di coscienza sottoposti a sentenze giudiziarie o a misure restrittive della libertà imposte dalle “Procure” senza controllo giudiziario, giusto processo né difesa effettiva, in flagrante violazione del diritto internazionale. Questo elenco viene reso pubblico e distribuito mensilmente in ambito politico, diplomatico e di difesa dei diritti umani. Negli ultimi 12 mesi – dal 1° aprile 2025 al 31 marzo 2026 – l’elenco ha registrato 205 nuovi prigionieri politici, con una media di 17 al mese. Ciò significa che, nel corso di tale periodo, nella lista erano presenti 1.349 prigionieri politici, tutti sottoposti a tortura, come abbiamo dimostrato nell’analisi approfondita di 181 casi selezionati a caso per il Primo Studio Completo sulla Tortura a Cuba.
Cuba ha totalizzato 2.026 prigionieri politici nelle proprie carceri dal 1° luglio 2021 alla fine di marzo 2026, in appena quattro anni e otto mesi, di cui 1.879 sono stati incarcerati da allora.
Nello scorso mese di marzo sono entrati nella nostra lista 44 nuovi prigionieri politici. Altri 8 sono stati rimossi dalla lista questo mese, la maggior parte per aver scontato integralmente la pena inflitta.
Dei 1.250 prigionieri politici:
- 33 dei prigionieri politici presenti nell’elenco attuale sono stati arrestati quando erano minorenni: 31 ragazzi e 2 ragazze. In un rapporto inviato alle Nazioni Unite, il regime cubano ha riconosciuto la veridicità delle nostre cifre. Il dato attuale, tuttavia, non include decine di minorenni che sono già stati rimossi dall’elenco dopo aver scontato integralmente le loro condanne. A Cuba, i minori sono rinchiusi in centri di natura penitenziaria – vere e proprie prigioni – eufemisticamente denominati “Scuole di Formazione Integrale”, che non dipendono dal Ministero dell’Istruzione, bensì dal Ministero dell’Interno. In questi veri e propri centri penitenziari dotati di celle, come già denunciato dal Comitato dei diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite nelle sue osservazioni conclusive del 9 giugno 2022, vengono confinati ogni anno almeno 150 bambini di età inferiore ai 16 anni. Lo stesso Comitato ha inoltre sottolineato che circa 260 adolescenti di 16 e 17 anni subiscono ogni anno la privazione della libertà in carceri convenzionali. Sono quindi 410 i minori che ogni anno subiscono la detenzione a Cuba, come hanno potuto confermare le Nazioni Unite.
- 16 di questi minori sono già stati condannati per sedizione. La pena media inflitta a questi minori condannati per sedizione è di 5 anni di privazione della libertà, una punizione superiore, in media, a quella subita dagli adulti in carcere politico prima dell’11J. Attualmente, la maggior parte si trova agli arresti domiciliari o in regime di lavori forzati senza detenzione.
- Nella nostra lista attuale, 217 manifestanti sono stati condannati per “sedizione”, con una pena media di 10 anni di reclusione.
- 145 donne sono attualmente soggette a provvedimenti e condanne politiche e di coscienza.
- Tra i prigionieri politici dietro le sbarre abbiamo censito 447 detenuti con gravi patologie mediche e abbiamo confermato che queste sono dovute alla mancanza di cibo, ai maltrattamenti, all’ambiente repressivo e al loro aggravamento per l’assenza di assistenza medica. Abbiamo inoltre verificato 47 prigionieri politici dietro le sbarre che soffrono di gravi disturbi di salute mentale senza ricevere un adeguato trattamento medico o psichiatrico.
Pertanto, i 1.250 prigionieri politici verificati per l’esercizio dei loro diritti fondamentali si suddividono in Carcerati di Coscienza, Condannati di Coscienza e Altri Prigionieri Politici, categorie che possono essere consultate nel nostro elenco dei prigionieri politici.
L’attuale classificazione è la seguente:
- 738 Carcerati di Coscienza
- 476 Condannati di Coscienza
- 36 casi di Altri Prigionieri Politici