Economia

MOBILE E DESIGN MADE IN ITALY NEL 2025-2026: LEADERSHIP EUROPEA E NUOVE ROTTE PER L’EXPORT

Primato europeo: con 26,7 miliardi di euro di fatturato nel 2025, l’Italia
consolida la leadership davanti alla Germania
• Resilienza export: nonostante le incertezze geopolitiche, tengono i mercati
esteri con performance record in Turchia (+43,5%) e Canada (+9%)
• Fattore distretti: i poli produttivi generano l’83% dell’avanzo commerciale
del settore (8,4 miliardi di euro complessivi)
• Investimenti 4.0: l’Intelligenza Artificiale è la priorità per il 2026; il 16% delle
imprese del settore ha già adottato soluzioni di AI

Milano, 13 aprile 2026 – “Il mobile e design Made in Italy: sfide e opportunità in un mercato
in continua evoluzione” questo il titolo dell’analisi realizzata da Stefania Trenti,
Responsabile Industry & Local Economies, e Ilaria Sangalli, Responsabile Industry
Research del Research Department di Intesa Sanpaolo, che approfondisce il posizionamento
competitivo del comparto in uno scenario condizionato dalle tensioni in Medio Oriente e dai
possibili impatti sui costi energetici e sulle rotte commerciali dello Stretto di Hormuz.
Dallo studio emerge un settore che non solo conferma la propria leadership europea con un
fatturato di oltre 26,7 miliardi di euro, ma dimostra una straordinaria resilienza: mentre i
principali competitor europei arretrano, il mobile italiano chiude il 2025 in leggera crescita
(+0,5%), facendo leva su un export dinamico e sulla forza dei distretti industriali, capaci di
riorientare rapidamente i flussi verso mercati emergenti come Turchia e Canada.

• Il settore del mobile italiano mantiene il primato per fatturato in Europa
Il settore del mobile italiano, con 26,7 miliardi di euro di fatturato stimati per il 2025, si
conferma saldamente al primo posto nel ranking europeo, ampliando ulteriormente il
vantaggio nei confronti della Germania, secondo produttore con un valore di fatturato stimato
di 21,7 miliardi di euro. Determinante il contributo dei mercati esteri, accanto al solido
presidio del mercato interno.

Dopo il balzo del biennio 2021-22, sostenuto dall’attenzione delle famiglie europee
all’ambiente domestico indotta dalla pandemia, il settore ha mantenuto livelli elevati di
fatturato, registrando nel 2025 un lieve recupero (+0,5%), a fronte della riduzione registrata
dagli altri principali competitor europei (Germania -2,9%, Polonia, -0,3%, Francia -4,5%). Solo
la Spagna è riuscita a crescere a ritmi più intensi di quelli italiani (+4,7%), ma si ferma al
momento a 8,6 miliardi di euro di fatturato.

• Il saldo commerciale resta ampiamente positivo nonostante la penalizzazione del
cambio e le incertezze derivanti dalla guerra tariffaria USA
Nel 2025, le imprese del mobile italiano hanno mantenuto un avanzo commerciale elevato, pari
a 8,4 miliardi di euro, nonostante un lieve arretramento delle esportazioni (-1,2%). Determinanti
le vendite sui mercati europei, dove i produttori di mobili Made in Italy hanno registrato una
crescita in Germania (+2,2%), Regno Unito (+5%) e Spagna (+1,5%), a fronte di un leggero
calo in Francia (-2,4%). Tra i paesi emergenti, si segnalano la crescita dell’export negli Emirati
Arabi Uniti (+2%) e un vero e proprio balzo delle vendite verso la Turchia (+43,5%).
L’aumento delle vendite in Canada (+9%) – mercato che è entrato così nella Top Ten delle
destinazioni dei mobili italiani – ha fatto da contraltare al calo delle esportazioni negli Stati Uniti
(-8,2%) che, pur confermandosi il secondo sbocco commerciale, sono stati penalizzati dal
cambio e dalle incertezze create dalla guerra commerciale dell’amministrazione Trump. La
Cina, invece, al settimo posto tra le destinazioni di mobili italiani, delude con un -4,7%, frutto
delle persistenti difficoltà del paese, che fatica a stimolare la domanda interna dopo lo scoppio
della bolla immobiliare.
I distretti industriali hanno fornito un contributo determinante ai risultati del settore, generando
l’83% dell’avanzo commerciale 2025 (per un totale di 6,9 miliardi di euro) e registrando una
migliore tenuta delle esportazioni (-0,3%, pari a 9 miliardi di euro). La buona performance del
Mobile di Pordenone (+7,7%), del Mobile imbottito della Murgia (+8,9%), del Legno Arredo
dell’Alto Adige (+10,1%) e dei Mobili in stile di Bovolone (+20,6%) bilancia il lieve
arretramento dei distretti del Legno Arredo della Brianza (-1,8%) e di Treviso (-3,3%), che si
confermano comunque i principali poli industriali per valore esportato nel 2025, grazie a una
spiccata capacità di riorientare i flussi commerciali. Nello specifico, il distretto della Brianza è
riuscito a mettere a segno una crescita significativa in Turchia (+23%), compensando in parte
la contrazione delle vendite negli Stati Uniti (-12%) e in alcuni mercati europei (in particolare
in Francia, Regno Unito e Svizzera). Analogamente, il distretto di Treviso ha compensato le
difficoltà in Francia e Nord America con le ottime performance in Canada (+27,5%), Turchia
(+35,4%) e Olanda (+14,9%).
Questa capacità di adattamento e di diversificazione dei mercati di sbocco permette alle imprese
distrettuali di gestire rapidamente le criticità e di giocare un ruolo centrale nel sostenere la
bilancia commerciale del settore del mobile Made in Italy.

• Le prospettive 2026 in Italia e sui mercati internazionali
L’evoluzione dell’economia italiana nell’anno in corso varierà in funzione dei tempi e
dell’estensione del conflitto in Iran e dei danni alle infrastrutture energetiche.
Al momento, il nostro scenario centrale assume la chiusura dello stretto di Hormuz fino a metà
maggio, seguita da una graduale normalizzazione dei flussi di produzione e trasporto di petrolio
e gas, e da un progressivo rientro dei prezzi energetici nella seconda parte del 2026, dopo i
picchi raggiunti nel secondo trimestre. In questo scenario, le previsioni di crescita del PIL 2026
si attestano a +0,9% per l’Eurozona e +0,4% per l’Italia.
Sul fronte della domanda, il ridimensionamento del reddito reale delle famiglie, derivante dalle
pressioni inflattive, potrebbe tradursi in un minor vigore dei consumi, compresi gli acquisti di
mobili, che dovrebbero registrare solo un modesto incremento. Anche gli investimenti saranno

condizionati dal nuovo contesto macroeconomico. La spinta degli incentivi (iper-
ammortamento) sarà in parte controbilanciata da fattori di freno, quali incertezza e

peggioramento delle condizioni di domanda. Il mercato interno per il settore del Mobile è atteso
comunque registrare un lieve aumento nel 2026, grazie al traino del segmento immobiliare e al
buon momento del turismo, in particolare nella fascia alta, con nuove aperture e rinnovi degli
interni. L’attuale contesto di incertezza globale potrebbe anzi giocare a favore dell’Italia,
rafforzandone la capacità attrattiva.
Sul fronte dell’offerta, gli effetti del conflitto su settori e filiere produttive varieranno in
funzione dell’intensità energetica e dell’esposizione verso i Paesi del Medio Oriente in termini
di export e approvvigionamenti. Nello specifico del settore del Mobile, i paesi interessati dal
conflitto in Medio Oriente (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Libano,
Oman, Qatar, Iran) pesano per il 4,6% sulle esportazioni (2025), un dato superiore alla media
del manifatturiero che riflette, tra le altre cose, la capacità delle imprese italiane di inserirsi
come fornitori di prodotti di alta gamma nelle iniziative immobiliari dell’Area. Nell’ipotesi di
una durata del conflitto limitata, come nel nostro scenario centrale, le attuali difficoltà negli
invii potrebbero risolversi, confermando i mercati del Golfo tra quelli a maggiore opportunità
per i mobili Made in Italy nel medio termine.
Per quanto riguarda l’impatto dei rincari dei costi delle commodities energetiche, il Mobile non
è un settore energy intensive, ma può risentire di rincari indiretti degli input produttivi (metalli,
vetro, materie plastiche) e dei costi di trasporto, spingendo le imprese a rafforzare ulteriormente
gli investimenti verso la circolarità e l’efficientamento dei processi produttivi.

• Alta gamma e design per spingere sulla diversificazione dei mercati di sbocco
In questo contesto incerto e complesso, sarà cruciale aumentare la diversificazione dei mercati
di sbocco, esplorando le nuove prospettive che si aprono in un mondo in continua evoluzione,
con la crescita del reddito medio in molti paesi e una nuova geografia di relazioni aperte dagli
accordi commerciali dell’Unione Europea: India, America Latina, Sud Est Asiatico saranno le
nuove mete da esplorare per i prodotti di design Made in Italy.
Le imprese del Mobile potranno contare sull’ottimo posizionamento qualitativo che le
contraddistingue. Nel 2024 la quota dell’arredo italiano sui mercati internazionali era pari al

4,1% per quanto riguarda i prodotti di fascia media e bassa, e al 9,2% per quanto riguarda i
prodotti di alta gamma, sfiorando addirittura il 25% nel mondo delle cucine.
Si tratta di risultati straordinari, frutto degli investimenti in design e innovazione ampiamente
attivati dalle imprese del mobile, che possono contare su un ricco e articolato insieme di attori
specializzati. Le imprese italiane specializzate in attività di design, infatti, si confermano leader
a livello europeo con oltre 76mila addetti in grado di realizzare oltre 6 miliardi di euro di
fatturato (nel 2024 la Germania si è fermata al secondo posto, con 5,4 miliardi di euro).

• Le sfide per le imprese del Mobile: investimenti nella doppia transizione,
invecchiamento della forza lavoro e passaggio generazionale ai vertici aziendali
Per gestire la complessità dello scenario attuale, è necessario continuare a investire nella doppia
transizione, energetica e digitale.
Secondo i risultati dell’indagine periodica interna condotta dal nostro Research Department
(presso i gestori delle relazioni con le imprese), l’Intelligenza Artificiale è al primo posto tra le
tipologie di investimenti previsti nel 2026, seguita dalla Cybersecurity. Le aziende italiane del
mobile hanno già accelerato gli investimenti nell’Intelligenza Artificiale negli ultimi anni:
secondo i dati Eurostat, infatti, circa il 16% delle imprese del settore già utilizza almeno una
tecnologia AI, una quota simile alla media italiana, e con un gap nei confronti della Germania
(23%) inferiore a quello che si registra in altri settori.
Al terzo posto tra gli investimenti previsti per il 2026 figurano poi le spese dedicate al
raggiungimento di una maggiore autonomia sul piano energetico, un tema divenuto ancora più
cruciale alla luce delle tensioni attuali indotte dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran.
In questo contesto, si inserisce anche il crescente orientamento verso la sostenibilità ambientale.
Nel settore del mobile, l’interesse verso gli investimenti ESG è diffuso (il 22% delle imprese
esprime un livello di interesse elevato e il 48% un livello di interesse medio), ed è guidato
soprattutto dalle imprese medio-grandi, dove sale al 29% la quota di imprese con forte interesse
per gli investimenti in sostenibilità ambientale. C’è ancora ampio potenziale inespresso tra le
aziende meno strutturate, che potranno beneficiare del traino offerto dall’appartenenza alle
filiere.
Il rafforzamento della competitività passa anche attraverso la corretta gestione del passaggio
generazionale ai vertici aziendali e del trend di invecchiamento della forza lavoro.
I dati del censimento permanente ISTAT evidenziano come, nel 2018, più del 70% delle
imprese del Mobile non avesse ancora effettuato il passaggio generazionale. Inoltre, un’analisi
realizzata su 3.231 imprese del settore, che fotografa la composizione recente del board (2024),
mette in luce come solo nel 15,3% dei casi sia stato inserito almeno un giovane under40 nel
consiglio di amministrazione, una quota più bassa di quella del manifatturiero italiano nel suo
complesso, 17,7%. Inoltre, una quota elevata di imprese del Mobile, pari al 13,5% (in linea con
la media manifatturiera) ha ancora tutto il board composto da over sessantacinquenni.
Risulterà poi fondamentale fare fronte al trend di invecchiamento della forza lavoro, dove
l’industria italiana del Mobile risulta al secondo posto tra i settori manifatturieri per incidenza
della fascia di lavoratori tra i 40 e 64 anni: si tratta del 70% circa (in aumento di 24 punti rispetto

al 2008), contro una media manifatturiera del 64%. Si tratta di un tema cruciale per mantenere
elevate le competenze manifatturiere ed artigianali su cui poggia la qualità del Made in Italy.
Le imprese del Mobile potranno contare su buone risorse finanziarie per portare a termine i
propri piani di investimento: secondo le stime basate su un ampio campione di imprese del
settore, i Margini Operativi Lordi si collocano ancora su livelli storicamente elevati, pari al
10,3% del fatturato nel 2024 (ultimo anno di disponibilità dei bilanci). Nel nostro scenario,
inoltre, nonostante la potenziale penalizzazione derivante dai dazi e dai costi aggiuntivi indotti
dal conflitto, i livelli di marginalità resteranno superiori al pre-Covid anche nell’orizzonte del
2026.