Violenze a scuola: richieste di licenziamento dei docenti
A denunciare una situazione di allarme è lo SNALS provinciale di Macerata: tra aggressioni e tensioni
crescenti aumenta la richiesta di tutele per rischio di abbandono della professione..
Macerata, 26 marzo 2026 – Notizie che non si dovrebbero leggere, gesti che sconvolgono e immagini
che feriscono la società. È la triste immagine della scuola italiana con i casi di violenza in forte
aumento.
Quanto accaduto ieri a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, non è soltanto un fatto di
cronaca: è il segno doloroso di una frattura sempre più evidente, di un disagio che cresce e che si
trasforma in violenza proprio nei luoghi che dovrebbero educare al rispetto, al dialogo e alla
convivenza civile.
“Stiamo assistendo ad una scuola sempre più ferita e ad un degrado sociologico. È preoccupante
l’aumento di casi di violenza e aggressioni, non denunciate, nelle scuole anche nella nostra Regione.
Tra tutte, quella verbale da parte di studenti, anche minorenni, nei confronti degli insegnanti. La
figura del professore non è più riconosciuta come tale, nella sua autorevolezza – commenta Ugo
Barbi, Segretario Provinciale dello SNALS di Macerata – “Lo stesso Sindacato ha ricevuto nell’ultimo
periodo numerose segnalazioni da parte del corpo docente che vede costretto a “difendersi” non solo
dai ragazzi ma anche dalle loro famiglie. Siamo arrivati addirittura, in casi estremi, alle richieste di
licenziamento per una situazione talvolta insostenibile” .
La fotografia dipinta non auspica un futuro roseo. A seguito infatti degli ultimi decreti emanati (dalla
Riforma degli Istituti Tecnici al Decreto 4+2), si riscontra anche una forte riduzione del personale
scolastico e delle ore di insegnamento con un numero di studenti che invece rimane invariato.
“Siamo di fronte ad un depauperamento dell’attività educativa: per affrontare il problema delle
aggressioni non è necessario inserire metal detector o figure di poliziotti. Si rischia al contrario di
trasformare la scuola pubblica in un riformatorio lasciando quella privata ad un’élite. La nostra
proposta è rivedere il numero di alunni e aumentare il personale scolastico così da visionare ogni
spazio e far sì che il ragazzo abbia ancora l’idea che la scuola sia davvero un presidio di educazione”
conclude Barbi.
Ufficio Stampa
LOV