CENTENARIO DI RIZ ORTOLANI: LE OPERE DELLA MATURITA’
di Giorgio Girelli*
In via Castelfidardo, a Pesaro, a fianco dello studio fotografico
Ammazzalorso risiedeva la famiglia Ortolani. Di lì il giovanissimo Riz saliva
verso Palazzo Olivieri, sede del Conservatorio Rossini, dove aveva iniziato
con profitto lo studio del violino. Ma un incidente d’auto a otto anni gli
danneggiò il gomito sinistro costringendolo a passare ad altro strumento, il
flauto. Anche qui con particolare successo, tanto da diventare a 15 anni
primo flauto della orchestra sinfonica cittadina e successivamente, intrapresa
la professione, primo flauto, tra l’altro, di un complesso RAI. Dove, dopo
grandi, iniziali sacrifici, non tardò ad affermarsi anche quale direttore
d’orchestra . Al conservatorio Riz entrò in confidenza con il professor Piero
Giorgi, suo docente di armonia e compositore di colonne sonore, del quale
in una intervista rilasciata a colonnesonore.net nel 2005 raccontò: “Al
conservatorio non conoscevamo la musica da film. Il mio ricordo più vivo è
legato al mio insegnante di armonia principale, Piero Giorgi, una persona
straordinaria. Un giorno mi disse che doveva andare a Roma per fare un film.
‘Un film? Maestro lei va a fare un FILM??’; per me era commovente… Ho
pensato moltissimo a questo mio insegnante quando anch’io ho cominciato a
fare il cinema vero. In Francia, in Germania, ogni volta che viaggiavo per
l’Europa, e poi in tutta l’America, ripensare alle sue parole mi faceva sentire
eccitato!”
Nel 2016 Katyna, da me interpellata in vista di un convegno su Giorgi, mi
ripose: ”Giorgi era il maestro di cui mi parlava Riz ed al quale era molto
affezionato. Non stava bene, portava sempre un busto, e Riz , quando
uscivano dal conservatorio, lo accompagnava spesso fino a casa…. mi diceva
che una volta (Giorgi) lo fece salire a casa sua….si tolse il busto… e gli disse
che doveva prepararsi perché la mattina dopo doveva partire per Roma per
fare la musica per un film….Riz lo ricordava spesso perchè quella sera lui
cominciò a pensare…al cinema…! Ricordava spesso questo Maestro Giorgi,
bella persona, che lo aveva preso in simpatia. Lo ricordava anche perchè era
una persona che soffriva fisicamente, ed era molto gentile. Ciao, un
abbraccio Katyna….”
La prima volta che incontrai Riz Ortolani e Katyna Ranieri fu a casa di
Arnaldo Forlani che aveva invitato a cena anche me e l’ambasciatore Balboni
Acqua. La conversazione procedette “ sul più e sul meno” come in tutti gli
incontri conviviali e ad un certo punto Forlani si alzò e mise in onda “More”,
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cantata da Katyna. Forlani era molto amico di Riz, della cui piscina talvolta
fruiva nella villa di Aranova del Maestro.
Poi non seguirono particolari contatti. Ma molto tempo dopo la mia presenza
in quella villa divenne quasi abituale, anche se Katyna mi “rimproverava”
perché le mie visite non erano così frequenti come lei desiderava. E li ebbi
modo di incontrare musicisti, registi famosi come Damiano Damiani o Pupi
Avati delle cui opere Riz compilava le colonne sonore. Ciò che un poco mi
colpiva era l’assenza, in tempi in cui l’immagine imperversa, se non di un
agente quanto meno di un incaricato dei rapporti con la stampa. Sotto questo
aspetto la celebre coppia era sobria, si curava poco dei media. E tanto era
sgombro il campo di assistenti che quando non se ne poté fare proprio a
meno, fu scelta Simonetta Campanelli, da essi conosciuta a Pesaro,
consulente in relazioni pubbliche e diventata assistente degli Ortolani dal
2006. Qualche volta fui chiamato a supplire a questa carenza di rapporti.
Quando, in occasione di un contenzioso con la SIAE che non corrispondeva
a Riz i diritti dovuti, procurai l’assistenza del giurista Giovanni Pellegrino,
senatore ed oratore di gran fascino. Oppure, allorché mi chiesero consiglio
per dar vita alla Fondazione Ortolani, promossi un incontro ad Aranova con
Paola Basilone, esperta del settore e prefetto di Roma, persona amica,
disponibile e squisita. Scelta Pesaro quale sede della istituzione, Invitai l’avv.
Giuseppe Fattori, fondatore della Fondazione Filippo Fattori, a prestare la sua
assistenza, che fu pronta ed utile.
Ma come fu che dopo decenni Ortolani tornò ad essere di casa a Pesaro ?
Riferisco i tratti salienti della vicenda. Nel 1994 il Circolo della Stampa, con
benemerita iniziativa, gli assegnò un premio quale pesarese illustre. Tempo
dopo nel corso di una di quelle conversazioni estive in riva al mare, il
giornalista del “Carlino” Maurizio Gennari mi riferì delle sue rimostranze in
sede di premiazione perché nell’elegante volume sulla storia del
conservatorio Rossini il suo nome non compariva. Nel frattempo ero stato
nominato presidente dell’Istituto. Chieste spiegazioni mi venne riferito che i
compilatori della pubblicazione si erano imbattuti, tra gli altri, nel nome
dell’allievo Riziero Ortolani (denominazione anagrafica del musicista, noto
invece come Riz), restandone depistati ed omettendo di collegarlo all’artista.
Sia come sia, gaffe e lacuna andavano riparati. Cercai Ortolani a cui
proposi, su mandato – propiziato dall’infaticabile Giancarlo Clini – della Banca
Popolare Pesarese, di svolgere nella sua città, nel dicembre del 1996, il
tradizionale concerto di Natale organizzato dall’istituto.
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Dopo qualche titubanza il Maestro aderì. Titolo del concerto: “ Un ritorno,
un invito”. Sottotitolo :” Per onorare il celebre “allievo” del conservatorio
Rossini”. Il successo suo e di Katyna Ranieri, che prese parte all’evento con
un “Omaggio a Fellini”, fu enorme. Gran parte del pubblico non trovò posto al
Teatro Rossini ed il giorno dopo, a furor di popolo, venne svolta una replica
non prevista che impegnò non poco le strutture comunali.
Il “suo” Conservatorio, che lui – chiamando in causa anche le Istituzioni –
avrebbe voluto più fiorente e sostenuto di quanto non lo fosse ed al quale era
legatissimo, lo omaggiò con una targa d’argento in cui era inciso che Egli “
con la sua opera, già patrimonio della storia del cinema, ha segnato, per
talento creativo ed intuizione artistica, la musica contemporanea ottenendo
plauso mondiale ed onorando così il suo amato conservatorio e la città di
Pesaro”. Altra gratificazione gli pervenne quando gli fu chiesto di comporre
un inno per la sua città.
Il “ritorno” si consolidò anno dopo anno (mi gratificava dicendomi e
ripetendolo ai conoscenti che lo avevo “riportato” a Pesaro). Gli incontri con
gli amici erano piacevoli e interessanti. Tra questi Oriano Giovanelli, Nelli
Campanelli, il nipote Lucio Ortolani, le cui testimonianze avrebbero ben
figurato nella celebrazione del Maestro promossa dal comune di Pesaro.
Con lui e Katyna si creava un clima gioioso, gratificante. Indimenticabili le
conversazioni estive che si prolungavano fino alle ore piccole in ascolto delle
loro strabilianti vicende e nel corso della quali raccontavano la loro vita
artistica a Hollywood, nel Messico o a Cuba.
Ma la città natale ed il suo conservatorio, anche se ne restò lontano per
decenni, li ebbe sempre nel cuore e scelse insieme a Katyna di riposarvi per
sempre. Un bell’affresco dell’artista e della sua produzione lo redasse sul
finire del 2007 Franco Bertini per “ In Magazine”.
Giunto alla maturità Riz avvertì la necessita di cimentarsi con composizioni
ancor più elevate di quelle che lo avevano già reso famoso. Aveva infatti
ottenuto due nominations ai premi Oscar: per la miglior canzone nel
1964 con il brano More, contenuto nella colonna sonora di Mondo cane e la
seconda nel 1971 per il brano Till Love Touches Your Life nel film La valle dei
Comanches. Vinse pure un Golden Globe per la migliore canzone
originale nel 1966 con Forget Domani, nel film Una Rolls-Royce
gialla. All’attivo anche cinque David di Donatello e tre Nastri d’argento. E non
mancò una “storica” colonna sonora – scrisse in proposito Marica Crisci su
Backstage Press (1.10.2015) – come quella di “Fratello Sole, Sorella Luna” ,
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composta per il celebre film di Franco Zeffirelli da Riz Ortolani – “uno dei
compositori che hanno fatto la storia della musica da film” – avvalendosi dei
testi italiani di Benjamin, pseudonimo sotto il quale si celava Katyna Ranieri.
Un brano – puntualizza la Crisci – che si ascolta perfino nelle chiese , che si
insegna nelle scuole , che è stato ripreso dai cori di tutto il mondo e del quale
anche il grande Placido Domingo ne ha offerto una interpretazione toccante
nel suo concerto in Vaticano.
Dunque Riz, nel 2001, al culmine della produzione sinfonica da lui mai
abbandonata, creò la “Sinfonia per la memoria” opera “ di carattere colto,
lodata quale composizione “complessa ma molto bella” e premiata con la
Medaglia d’Argento del Presidente Ciampi per i suoi alti meriti artistici”.
Particolare curioso: sorse il quesito se la composizione dovesse recare il
titolo “per la memoria” o “della “memoria”. Insistetti per la preposizione per in
quanto rendeva in modo più forte l’intento dell’artista di condanna delle
perversioni del mondo e di robusto omaggio alle vittime ebree di una
persecuzione perfida. Riz fu d’accordo con me.
La sinfonia “rivive – scrive Alberto Zedda – la tragedia universale della guerra
muovendo dall’ottica della esperienza italiana e si compone di quattro
movimenti: l’Adunata, la Disfatta, l’ Olocausto, la Liberazione.” Sul terzo
movimento, insolitamente affidato al contrabbasso solista, Riz confidò a
Zedda:” Il contrabbasso con suoni acuti lo sento come una voce sofferente,
triste, esile, commovente per me; solo questo strumento mi poteva
raccontare l’Olocausto come fosse il suono della voce stanca di un vecchio
saggio”. Non fu facile giungere alla sua esecuzione. Katyna, che
sostanzialmente era manager di Riz, ne gestiva i rapporti, ne curava
l’abbigliamento, lo avvolgeva di premure chiamandolo “baby” e sollevandolo
da ogni incombenza “pratica”, volle che l’affiancassi nella ricerca di un
celebre direttore per la esecuzione dell’opera. Ma o per gli impegni o per i
costi elevatissimi molte possibilità sfumarono. Finché l’Orchestra di Bratislava
diretta da Niels Muns si rese disponibile. Restava il problema del
finanziamento che, pur contenuto per il livello della prestazione, restava molto
alto. E qui spuntò Oriamo Giovanelli, sindaco, che in una intervista ebbe la
cortesia di ricordare che i rapporti tra Riz Ortolani e Pesaro furono riallacciati
grazie a me. Gli rendo la gentilezza rivelando che se Riz riuscì a far eseguire
a Pesaro, in prima assoluta, la sua “Sinfonia per la memoria” fu grazie alla
coraggiosa delibera che egli fece adottare erogando la somma per il
pagamento dell’orchestra. Mi confidò al riguardo:”Spero che non ci badino
molto (i consiglieri comunali, ndr), con tutte le risorse che necessitano per
quei marciapiedi che abbiamo…” .
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Nel 2005 il Teatro dell’Opera di Roma lo chiamò a dirigere un concerto, per
orchestra e coro, delle sue musiche per il cinema che egli intitolò “A Roma”,
omni animo. Fu un memorabile riassunto di gran parte della sua produzione
cui egli si era dedicato “entrando coraggiosamente nell’arte del suo tempo” :
così sui musicisti Gian Franco Malipiero per il quale era necessario che essi
avessero un “rapporto con la musicalità dell’epoca in cui viviamo”, concetto
che ebbi modo di ricordare nella premessa del libretto del concerto che
Katyna e Riz mi affidarono quale presidente della Scuola “che lo aveva
formato”.
Seguì nel 2007 la sua opera musical “La congiura”, eseguita, con la regia di
Pier Luigi Pizzi, alla Fenice di Venezia con il titolo “Il principe della gioventù” ,
rievocativa dell’assassinio di Giuliano de’ Medici per mano della famiglia dei
Pazzi. “Opera – commenta Riz Ortolani – che mi ha impegnato molto,
soprattutto per la ricerca di uno stile con il quale costruire tutto il lavoro. Nella
partitura ho voluto inserire anche una forma stilistica dissonante poiché la
dissonanza pilotata poteva darmi una forza drammatica più potente. Nel mio
pensiero la dissonanza rappresenta la famiglia dei Pazzi; la consonanza, con
coro, corni, trombe, tromboni prepara l’esultanza di Firenze per il Magnifico”.
La “Congiura” approdò finalmente all’Opera di Firenze nella sua ultima,
definitiva e rinnovata versione con la regia di Sandro Querci e le coreografie
di Fabrizio Angelini. Il contesto: la stagione estiva 2017 del Maggio Musicale
Fiorentino.
*Presidente emerito del Conservatorio Rossini
Nella Foto: Angela Maria Girelli, Katyna Ranieri, Riz Ortolani, Luciano
Pavarotti e Giorgio Girelli