Costume e Società

QUANDO LA PARTECIPAZIONE PUO’ DIVENTARE …ADESIONE

di Giorgio Girelli *
L’andamento del dibattito in corso induce a formulare qualche osservazione
sul prossimo referendum che in Italia conclude il complesso iter della riforma
di taluni aspetti dell’ordinamento della magistratura.
Come appare evidente, le consultazioni referendarie, purtroppo, negli
approfondimenti e negli orientamenti degli elettori tendono sempre più a
“scollarsi”  dall’effettivo oggetto del voto per assumere una dimensione
prettamente politica favorevole o contraria al governo pro-tempore. Ciò, ove
trattasi, come nella fattispecie, di materie opinabili,  rende ancor più delicato
ed oculato l’atteggiamento della Chiesa. Pertanto, mi azzardo ad osservare,
non  appare prudente  la partecipazione di monsignor Francesco Savino,
vicepresidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), al convegno
promosso da Magistratura democratica il 13 marzo  prossimo a Roma  sul tema:
«L’insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo». E’ pur vero che
recentemente è stato precisato come  la partecipazione a incontri promossi
da associazioni o movimenti che portano avanti una delle opzioni
referendarie può alimentare la percezione di uno schieramento. Ma la
distinzione tra l’organismo collegiale della Cei e la libertà personale di
un singolo pastore resta essenziale. Confondere i piani significa leggere la Chiesa
come se fosse un partito, con disciplina interna e indicazioni vincolanti. Non è
così (Nota esplicativa CEI 17.02.2026). Per cui la Chiesa come tale resterebbe
estranea alle tesi esposte dal singolo.   E’ consueto  il ricorso a tale
“distinzione” quale risorsa esimente  per l’organo di appartenenza in  siffatte
imbarazzanti circostanze rispetto alle opinioni del “singolo”,  ma essa è
argomento troppo debole se non addirittura valutabile – ove mi sia
consentito – anche venato da ipocrisia. Varrebbe così per i diversi sacerdoti
che abbiamo visto impegnatissimi nel temporale ma spogli di qualunque
carica e talvolta anche  con tratti profetici, ma proprio per questo non ancora
condivisibili, nel tempo dato, dalla Chiesa. Quando la partecipazione è però
iniziativa di una alta personalità della CEI,  il coinvolgimento della
Chiesa diventa oggettivo perché  il ruolo rappresentativo è incorporato nel
soggetto rivestito dall’eminente funzione. E questi non può diventare altro
da sé.  Non si può trascurare  che la libertà personale riconosciuta al
singolo pastore  subisce limiti dalla appartenenza  all’organismo collegiale,

tanto più se preposti alla sua direzione.
Di modo che  la sola presenza in certi luoghi marcatamente orientati  e la
partecipazione a dibattiti ivi promossi vengono captate, a ragione o a torto,
come messaggio dell’organismo, dissonante però con il Codice canonico e la
Nota sulla Dottrina della Fede richiamati dalla CEI sui temi opinabili (Nota
esplicativa CEI febb. 2026).
Sicché,  anche se   per i raffinati esegeti  ecclesiastici le parole della CEI
potrebbero essere viste  quale una levigata sconfessione di mons. Savino,

per i comuni cittadini non è così:  per essi mons. Savino mantiene tutto il suo
peso rappresentativo.  Di qui il possibile sconcerto di parte dei fedeli, specie in
tempi purtroppo difficili  per l’accentuato disimpegno dei giovani e della
comunità in genere. Peraltro il Magistero deve fare i conti con attacchi del
tipo  di quelli lanciati  da filosofi quali Karl-Heinz Deschner    ed  Herbert
Schnädelbach.  Liturgia, ordinazione delle donne, celibato, sessualità ,
divorziati, omosessuali,  crescente disaffezione nei confronti della fede e
della pratica religiosa (Leone  al Clero 21.02.2026), il profondo disagio
esistenziale dei giovani (Leone al Clero 21.02.2026), la solitudine avvertita
da tanti sacerdoti, sono inoltre alcuni dei  temi che già  comportano grande
impegno per la Chiesa la quale non deve essere gravata  da
problematiche aggiuntive.
Potrei aggiungere che  La Civiltà Cattolica  ha rilevato come il vero
precedente logico della riforma attuale è il codice di procedura penale del 1988
che porta la firma del giurista e partigiano Giuliano Vassalli. La
riforma, prosegue Civiltà Cattolica, introdusse un modello processuale
accusatorio in un quadro ordinamentale che restava, di fatto, unitario. E lo
stesso Vassalli avvertì che senza la separazione delle carriere sarebbe rimasta
un’opera incompiuta. Ma mi addentrerei nel merito della questione,  mentre la
mia osservazione  attiene alla opportunità che elevati esponenti della Chiesa,
su temi opinabili ed altamente divisivi  e già divenuti, come in questo caso,
materia di aspra dialettica politica,  si
astengano  dall’intervenire ad iniziative di parte.
Mons. Savino ha dichiarato al Corriere della Sera che andrà al convegno   solo
per parlare della Costituzione».  Ma, con tutto il rispetto per la sua scienza
giuridica, non è che in Italia manchino esperti del settore !
Pertanto, come ha affermato mons. Erik Varden   nelle sue recenti
meditazioni di quaresima per il Papa  e la Curia Romana,   La strada da
seguire è il parlare bene “il proprio linguaggio”, ovvero “quello della
Bibbia e della liturgia, dei propri padri e madri, poeti e santi, che
nascono tuttora”, così esso “rimarrà capace di enunciare delle verità
perenni noviter”.  E già  i Vescovi italiani nel gennaio scorso
avevano evidenziato: La trasmissione della fede, in un tempo in cui essa
“non è più scontata”, resta dunque per i Vescovi una priorità: è necessario
ricentrare l’annuncio sul kerygma, sul mistero dell’incarnazione, morte e
risurrezione di Cristo, evitando che la Chiesa venga percepita solo come
un’agenzia sociale.  Concorrerebbe ad evitare questa percezione un gesto di
umiltà di mons. Savino rinunciando all’invito di Magistratura Democratica.
*Coordinatore Centro Studi Sociali “A. De Gasperi”
Nella Foto: Il cardinale Menichelli, l’arcivescovo Coccia e Giorgio Girelli ad una
commemorazione di De Gasperi