Ritorsioni, citazioni e contenuti menzionati
Il rapporto di denuncia documenta che la quasi totalità dei dichiaranti/denuncianti, il 98,50% (197 su 200), è stata sanzionata (penalmente, amministrativamente o de facto), citata in giudizio o minacciata, o lo è stata la sua famiglia, in relazione alle sue pubblicazioni e/o comunicazioni telefoniche o digitali.
La sorveglianza digitale si manifesta in modo sistematico e con una copertura molto ampia. L’88% dei dichiaranti/denuncianti afferma che le autorità cubane hanno menzionato o rimproverato le loro pubblicazioni o messaggi digitali come causa di citazioni in giudizio, arresti e interrogatori.
La sorveglianza non si limita ai contenuti pubblici. Il 46,50% dei dichiaranti/denuncianti, 93 su 200, dichiara che le proprie comunicazioni private tramite messaggistica sono state intercettate e menzionate dalle autorità in un i processi di interrogatorio, minacce, citazioni e arresti, senza la propria conoscenza né alcuna tutela giudiziaria.
Interruzioni e blocchi della connettività
La sorveglianza digitale opera inoltre in un contesto di connettività strutturalmente intercettata e manipolata. Solo il 5% dei dichiaranti/denuncianti ha affermato di non aver riscontrato anomalie nella propria connessione.
Il 77,50% ha segnalato interruzioni selettive di Internet personalizzate per loro, mentre altre persone continuavano ad avere accesso normale, in particolare in contesti di protesta o attività politica.
Allo stesso modo, il 63,00% ha segnalato blocchi selettivi di vari servizi di messaggistica e/o pagine web a cui non è possibile accedere a Cuba se non tramite servizi VPN.
Sorveglianza fisica successiva e ritorsioni contro i familiari
Gli effetti della sorveglianza si estendono allo spazio fisico. L’84,50% dei dichiaranti/denuncianti ha affermato di aver osservato una sorveglianza fisica a seguito della propria attività digitale davanti alle proprie abitazioni, compresa la presenza della polizia, pedinamenti, telecamere davanti alla propria casa, visite di avvertimento, pattugliamenti e altri tipi di sorveglianza, il che conferma l’esistenza di un modello ibrido istituzionalizzato di controllo digitale-presenziale.
L’88,00% dei dichiaranti/denuncianti ha segnalato ritorsioni nei confronti dei propri familiari o conoscenti per le loro comunicazioni e pubblicazioni, tra cui arresti, citazioni in giudizio, minacce, perdita del lavoro, problemi nel sistema educativo per alcuni dei loro familiari, sorveglianza fisica e altri tipi di ritorsioni, il che evidenzia una strategia statale di pressione indiretta sull’ambiente familiare dei cittadini.
Autocensura / cambiamenti di comportamento per paura
Nonostante il campione contenga un gran numero di famiglie di prigionieri politici e attivisti per i diritti umani, i più resistenti alla repressione, il 55,50% ha riferito di aver modificato il proprio comportamento digitale in risposta alla sorveglianza e alle ritorsioni associate. In particolare, il 24% dei dichiaranti/denuncianti ha affermato di aver smesso di pubblicare contenuti politici per paura.
Il 21% ha indicato di aver cancellato vecchi post con lo stesso scopo, il che implica una revisione retrospettiva autocensurata della propria espressione come meccanismo di autoprotezione.
Livello medio di paura per canale
Nell’interpretare i risultati occorre considerare che il campione è composto in gran parte da attivisti e familiari di prigionieri politici e che, inoltre, essendo stato raccolto con il metodo “a valanga”, coloro che hanno risposto appartengono a cerchie di fiducia e hanno già superato una soglia di paura insolita nella popolazione cubana per parlare di politica o diritti umani.
Ciononostante, le medie di paura sono elevate nelle telefonate (3,37/5), su Facebook (3,31/5) e nei gruppi WhatsApp (3,18/5).
Invece, sono leggermente inferiori, anche se comunque rilevanti, nelle videochiamate (3,07/5), su Telegram (2,80/5), su WhatsApp uno a uno (2,80/5) e su Signal (2,56/5).
Altri contenuti del rapporto
Il rapporto contiene i risultati di 10 modelli indicatori della sorveglianza digitale a Cuba, con centinaia di campi di informazioni ottenuti dall’analisi statistica delle 200 dichiarazioni delle vittime. I 10 modelli analizzati in modo approfondito sono:
- 1: Cyberpattugliamento e monitoraggio sistematico delle reti
- 2: Blocchi, interruzioni di Internet e degrado selettivo della connettività
- 3: Intercettazione delle comunicazioni, spyware e accesso non autorizzato agli account
- 4: Telecamere, sorveglianza fisica digitalizzata e controllo dello spazio pubblico
- 5: Uso di norme giuridiche e sanzioni amministrative per punire l’espressione digitale
- 6: Ritorsioni offline derivanti dall’espressione online
- 7: Ritorsioni contro familiari e persone vicine
- 8: Repressione e sorveglianza transnazionale
- 9: Divario digitale strutturale e monopolio statale come meccanismi di controllo
- 10: Autocensura e ritiro digitale per paura
Scheda tecnica
Oggetto della denuncia:
Documentazione dei modelli di sorveglianza digitale nei confronti dei cittadini cubani, all’interno e all’esterno di Cuba, e del loro impatto sull’esercizio dei diritti fondamentali.
Universo di riferimento:
Cittadini cubani utenti di tecnologie digitali.
Dimensione del campione:
200 dichiarazioni valide.
Copertura geografica:
Residenti a Cuba (174) e fuori da Cuba (26).
Criteri di inclusione:
cittadinanza cubana.
Lavoro sul campo:
28/11/2025 – 05/01/2026
Analisi e inferenza:
Senza inferenze statistiche né stime di rappresentatività; percentuali calcolate sul denominatore valido di ciascuna domanda.
Ponderazione:
Non vengono applicati pesi; tutte le osservazioni hanno lo stesso valore analitico.