Attualità a cura di Maurizio Donini

Forum delle Relazioni Industriali sull’orario di lavoro

Flessibilità, innovazione organizzativa e impatto delle tecnologie sul tempo di lavoro. Sono questi i temi al
centro di Relind 2025, il Forum delle Relazioni Industriali organizzato da Assolombarda e Confindustria, che
quest’anno ha acceso i riflettori su come la trasformazione digitale stia ridisegnando il modo di lavorare.
Durante la giornata inaugurale è stata presentata la nuova ricerca elaborata da Fondazione ADAPT insieme
ad Assolombarda, dal titolo “Dal tempo al valore: ripensare l’orario di lavoro”. Un’indagine che restituisce
la fotografia di un mercato del lavoro in rapido mutamento, dove la rigidità del modello delle otto ore
lascia spazio a soluzioni più flessibili e personalizzate.
Secondo lo studio, cresce il numero di imprese che sperimentano orari modulati, settimane corte, entrate
elastiche e maggiore autonomia nella gestione del tempo. Modelli che migliorano produttività e work-life
balance, ma che non coinvolgono allo stesso modo tutte le categorie. Gli impiegati beneficiano più
facilmente della flessibilità, mentre una parte significativa dei lavoratori operativi resta esclusa. Una
disparità destinata a diventare terreno di confronto tra aziende e sindacati. La ricerca mette in luce anche
la resistenza culturale che caratterizza molti contesti aziendali. L’idea del “tempo controllato” continua a
prevalere in diversi settori, frenando l’introduzione di modelli innovativi come la riduzione dell’orario a
parità di salario. Senza una trasformazione culturale profonda, avvertono i ricercatori, il rischio è che la
flessibilità resti una pratica elitaria o episodica.
Lo studio ADAPT–Assolombarda propone quattro linee d’azione: flessibilità costruita sulle persone, non
sugli schemi; norme più chiare su smart working e telelavoro, per superare gli attuali vuoti regolatori;
contrattazione collettiva come motore dell’innovazione, e non semplice sede di compromesso; maggiore
coordinamento tra contratto nazionale e livello aziendale, per evitare sovrapposizioni e rigidità. Le
tecnologie giocano un ruolo decisivo: automazione, intelligenza artificiale e strumenti digitali stanno
cambiando la distribuzione del lavoro e aprono scenari nuovi per produttività e qualità del tempo. Da qui
l’idea – emersa al forum – di creare osservatori permanenti sull’impatto dell’innovazione nei diversi settori.
All’apertura dell’evento hanno partecipato rappresentanti di imprese, sindacati e istituzioni, tra cui il
presidente di Assolombarda, dirigenti di Confindustria e i segretari nazionali di CGIL, CISL e UIL. Presente
anche la Ministra del Lavoro, che ha richiamato l’importanza di un “patto industriale moderno”, basato su
fiducia e responsabilità condivisa. I sindacati, pur condividendo l’urgenza di un cambiamento, hanno posto
l’accento sulla necessità di redistribuire il valore generato. Maurizio Landini (CGIL) ha ribadito che “non
basta lavorare meglio, bisogna anche redistribuire meglio”, mentre Daniela Fumarola (CISL) ha invocato un
nuovo patto di fiducia tra impresa e lavoratore, basato su responsabilità condivisa e obiettivi comuni.
Nella seconda giornata spazio ai casi aziendali: settimane di quattro giorni, turni ripensati, orari
personalizzati e nuove politiche di benessere organizzativo. La ricerca ha anche messo in luce buone
pratiche già in atto: aziende come Lamborghini, Luxottica e Intesa Sanpaolo stanno sperimentando modelli
di riduzione dell’orario a parità di salario, settimane corte e orari personalizzati per migliorare il benessere
e la produttività. Segnali che mostrano come il cambiamento sia già in corso, anche se con velocità diverse.
Relind 2025 ha confermato la necessità di un cambio di paradigma: l’orario di lavoro non è più un vincolo
rigido, ma una leva strategica per attrarre talenti, migliorare la produttività e garantire una migliore qualità
della vita. La sfida ora è tradurre questa visione in politiche concrete, capaci di accompagnare la
trasformazione tecnologica con equità, inclusione e sostenibilità.
Francesco Seghezzi, Presidente di ADAPT sottolinea: “L’orario di lavoro rimane un pilastro
dell’organizzazione del lavoro, ma non può più essere considerato una variabile rigida o standardizzata. La
vera innovazione consiste nella capacità di personalizzare i tempi di lavoro in funzione dei contesti
produttivi e delle persone, superando una visione meramente quantitativa del tema, conciliando esigenze di
tutela e di organizzazione.”.

Il Vicepresidente di Confindustria Maurizio Marchesini ha invitato a evitare approcci ideologici,
sottolineando che “ridurre l’orario non è una riduzione di pena, ma una sfida da affrontare con realismo.”.
MAURIZIO DONINI