Mercato del lavoro italiano più occupati qualità e produttività
Il Rapporto annuale ISTAT 2025, presentato a Montecitorio lo scorso maggio, offre un quadro complesso e
sfaccettato del mercato del lavoro italiano. Se da un lato si registra un aumento degli occupati, dall’altro
emergono criticità strutturali che frenano la crescita economica e mettono in discussione la sostenibilità
del progresso occupazionale.
Secondo i dati ISTAT, il numero degli occupati è cresciuto del 3,8% rispetto al 2019, con un tasso di
disoccupazione sceso al 6%. Tuttavia, questa crescita si è concentrata in settori a basso valore aggiunto
come costruzioni, turismo e servizi alla persona. I contratti a termine e il lavoro a bassa qualificazione
continuano a dominare, penalizzando soprattutto i giovani e ostacolando la mobilità sociale. Il tasso di
disoccupazione giovanile resta elevato, superando il 20% nella fascia 15-24 anni, mentre aumentano le
persone in condizioni di sottoccupazione e la forza lavoro potenziale inutilizzata, in particolare nel
Mezzogiorno.
Il dato più allarmante riguarda la produttività, che nel 2024 ha registrato una flessione del -0,9% per
occupato e del -1,4% per ora lavorata. Questo calo non è solo congiunturale, ma riflette un sistema
produttivo ancora troppo orientato su settori a basso contenuto tecnologico e con scarso impiego di
capitale umano qualificato. Solo il 40% degli occupati rientra nelle “risorse umane in scienza e tecnologia”,
contro il 50% della Germania e il 57% della Francia. La manifattura ha perso lo 0,7% di valore aggiunto,
mentre l’industria nel suo complesso ha registrato un calo dello 0,1%.Sul fronte salariale, le retribuzioni
nominali sono cresciute più dell’inflazione nel 2024, consentendo un parziale recupero del potere
d’acquisto dopo le perdite subite nel biennio 2022-2023. Tuttavia, i consumi sono aumentati solo dello
0,4%, segno di una crescente propensione al risparmio da parte delle famiglie.
Il Rapporto ISTAT evidenzia la necessità di un cambio di paradigma: non basta aumentare il numero degli
occupati, occorre investire nella qualità del lavoro, nella formazione, nell’innovazione e nella valorizzazione
del capitale umano. Solo così l’Italia potrà affrontare le sfide demografiche, digitali e ambientali che la
attendono.
Francesco Seghezzi, presidente dell’associazione ADAPT, commenta: “I dati confermano una dinamica
demografica inesorabile, ma anche una fragilità sistemica nella capacità di integrare i giovani nel mercato
del lavoro . La persistente incidenza dei NEET, la sovraqualificazione dei giovani laureati e il basso tasso di
occupazione giovanile indicano un disallineamento tra formazione, domanda di lavoro e sistema
produttivo”.
Jacopo Sala, ricercatore ADAPT, sottolinea: “La bassa qualità della domanda di lavoro e la debolezza degli
investimenti in innovazione e competenze stanno rallentando la capacità del Paese di valorizzare il proprio
capitale umano .Interventi integrati su lavoro, formazione e tecnologia sono indispensabili per stimolare
l’innovazione, favorire l’allineamento tra domanda e offerta di competenze e rafforzare la competitività del
sistema produttivo”.
Sala e Seghezzi concludono che “Per affrontare queste sfide è necessario un ripensamento delle politiche
industriali e formative, che coinvolga imprese, sindacati, istituzioni educative e attori sociali, puntando su
strumenti come l’apprendistato duale, gli ITS Academy e l’innovazione nei modelli organizzativi”.
MAURIZIO DONINI