Attualità a cura di Maurizio Donini

I dati dell’occupazione e inattivi a luglio 2025

A luglio il mercato del lavoro italiano mostra segnali contrastanti: da un lato cresce l’occupazione, dall’altro
si registra un incremento degli inattivi, ovvero coloro che non lavorano e non cercano un impiego. Secondo
gli ultimi dati diffusi dall’Istat, il numero degli occupati è salito rispetto al mese precedente, confermando
una dinamica positiva che interessa soprattutto i lavoratori dipendenti a tempo determinato e, in misura
minore, gli autonomi. L’aumento riguarda sia uomini che donne, e coinvolge prevalentemente la fascia
d’età compresa tra i 25 e i 49 anni. Parallelamente, tuttavia, il tasso di inattività ha registrato un
incremento. Cresce quindi la quota di persone che hanno smesso di cercare un lavoro, con un impatto
significativo tra i giovani under 25 e tra le donne. Questo andamento determina una lieve flessione della
partecipazione complessiva al mercato del lavoro, segnalando difficoltà strutturali che non vengono risolte
soltanto dall’aumento degli occupati.
Il tasso di disoccupazione resta sostanzialmente stabile, grazie all’effetto compensativo tra le nuove
assunzioni e l’aumento degli inattivi. Ma il dato evidenzia un nodo critico: molti potenziali lavoratori
scelgono di ritirarsi dal mercato, spesso scoraggiati dalle scarse prospettive o da condizioni contrattuali
considerate insoddisfacenti. Gli analisti sottolineano come la crescita dell’occupazione sia una notizia
positiva, ma avvertono che la ripresa rischia di essere fragile se non accompagnata da politiche mirate a
favorire l’inclusione attiva, soprattutto delle fasce più vulnerabili della popolazione.
L’Italia sta attraversando una fase complessa dal punto di vista economico: Il prodotto interno lordo (PIL)
nel secondo trimestre 2025 è diminuito dello 0,1 % su base trimestrale, dopo una crescita modesta dell'0,7
% l’anno precedente. Per il 2025 il governo prevede un +0,6 % di crescita complessiva. Il quadro economico
è caratterizzato da crescita fiacca, salari stagnanti, e aumentata insicurezza contrattuale, fattori che
potrebbero scoraggiare l’ingresso attivo nel mercato del lavoro. Il tasso di occupazione sale al 62,8%,
quello di disoccupazione scende al 6%, ormai vicino alla media europea, mentre il tasso di inattività cresce
al 33,2%, restando tra i più alti in Europa. A luglio i disoccupati diminuiscono di 74 mila unità, ma gli inattivi
aumentano di 30 mila; su base annua il calo di questi ultimi continua (-81 mila), seppur in misura ridotta.
Sul fronte delle tipologie contrattuali aumentano i permanenti (+10 mila) e i lavoratori a termine (+17
mila), mentre calano gli autonomi (-14 mila). Nei dodici mesi si conferma la trasformazione strutturale:
+355 mila permanenti e -188 mila a termine, con un ruolo centrale dei cambiamenti demografici e degli
effetti della riforma Fornero. Guardando alle fasce d’età, cresce l’occupazione tra gli under 25 (+18 mila),
probabilmente come effetto del lavoro stagionale, migliora il tasso di occupazione tra i 35-49enni (+0,2
punti), resta invece stabile tra gli over 50, con lieve aumento dell’inattività. Depurando i dati dalla
componente demografica, emerge un calo dell’occupazione under 35 e un incremento del 2,3% tra gli over
50.
Luglio 2025 porta dati misti: più occupati e meno disoccupati, ma anche più inattivi, soprattutto tra i 25–34
anni e le donne. In un contesto di crescita economica debole, la sfida resta quella di trasformare
l’“occupazione di fatto” in una “inclusione attiva”, sostenuta da politiche efficaci su formazione,
contrattualità, salari e pari opportunità. Si conferma un quadro a luci e ombre: più occupati, ma anche più
inattivi. Un segnale che richiede attenzione per garantire una crescita occupazionale solida e realmente
inclusiva.
Francesco Seghezzi, Presidente ADAPT, sottolinea: “Questi numeri confermano un mercato del lavoro in
crescita ma con contraddizioni evidenti: da un lato il tasso di occupazione raggiunge livelli record, dall’altro

aumentano gli inattivi e diminuisce l’occupazione femminile. È un paradosso che riflette le fragilità
strutturali del Paese, dove la crescita si regge soprattutto sugli uomini e sulle fasce di età più mature.”.
MAURIZIO DONINI