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In Alaska un nulla di fatto

Dopo di verse ore di colloqui sia a due che con le rispettive delegazioni si è concluso con un nulla di fatto il vertice Trump/Putini in Alaska.

L’esito non poteva essere più scontato visto il calibro dei partecipanti da un parte e dall’altra. Con Putin sicuramente più attrezzato mentalmente e “diplomaticamente” e Trump privo di una qualsiasi leva negoziale e privo soprattutto di un supporto diplomatico importante. Rispetto alla passata gestione oggi Trump non ha diplomatici di carriera e d’esperienza nel suo gabinetto da utilizzare per valutare tutti gli scenari, inoltre non utilizzando neppure degli sherpa di qualità si espone colpevolmente all’insuccesso nei confronti di un avversario scaltro e ben addestrato.

Purtroppo l’agenda di Trump ha si l’Ucraina in pagina, ma l’intento del tycoon è ben altro. Da negoziatore e commerciante non ha molto a cuore le sorti del Paese invaso, bensì i ritorni economici da una normalizzazione dei rapporti con la Russia e una divaricazione dell’asse Cina/Russia.

Ecco perché da Anchorage non è sortito e non sortirà nulla di buono, Putin ha ottenuto la legittimazione che cercava da due anni, non ha fatto e non farà concessioni, per il solo fatto che Trump non ha usato realmente nessuna delle minacce annunciate ed i russi hanno avuto la contezza della debolezza negoziale del presidente americano, giunto in Alaska dopo innumerevoli giravolte e cambi di politica estera.

Avrebbe dovuto e potuto sostenere più convintamente l’Ucraina anche con l’invio di armi già pianificato, avviare le azioni propedeutiche per deliberare sanzioni secondarie contro la Russia e sostenere più convintamente gli Europei nel loro impegno come coalizione “di volenterosi” al fianco dell’Ucraina.

Si è presentato ad Anchorage a mani vuote, o meglio piene del suo pressapochismo, improvvisazione, ego smisurato, poco incline a studiare i dossier, ma soprattutto privo di una vera squadra ed una strategia da contrapporre alla scontata posizione russa ribadita in due anni in tutte le occasioni.

Ora ci attendono giorni cupi, con l’Ucraina ancor più sotto attacco nei confronti di infrastrutture civili, con l’esercito russo ringalluzzito dagli ultimi seppur piccoli successi, in grado di dispiegare sul campo una componente umana da utilizzare come testa d’ariete per sfondare la resistenza ucraina, incurante del numero delle perdite, dal momento che oramai gran parte dei soldati russi sono “mercenari” ben pagati sia nel soldo mensile sia nelle gratifiche relative alla distruzione di mezzi nemici o in caso di ferite gravi o invalidità. Per cui l’alto numero di perdite non solletica l’indignazione di una opinione pubblica, che neppure esiste, per soldati ben pagati quasi quattro volte un normale stipendio in Patria.

Ares