CGIL E FILT: AL PORTO SI GIOCA IL FUTURO DELLE MARCHE. OCCORRE UN’INTESA FORTE PER LA REALIZZAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE

La Camera del Lavoro CGIL di Ancona, insieme alla FILT (federazione dei trasporti), a
fronte delle crescenti difficoltà economiche, in aggravamento con la guerra in Ucraina,
propone agli operatori del porto, alle istituzioni e all’Autorità di Sistema del Medio
Adriatico Centrale, di avviare una rinnovata e convergente iniziativa per lo sviluppo delle
infrastrutture intermodali della provincia, in un’ottica di sostegno all’intero sistema
produttivo regionale. E’ quanto emerge dal convegno di oggi, in programma alla sala
Marconi dell’Autorità di sistema portuale di Ancona, promosso da Cgil e Fil, su: “Porto di
Ancona, interporto e aeroporto: integrazione modale, sviluppo e occupazione”, presenti,
tra gli altri, Valeria Talevi, segretaria generale Filt Cgil Marche, Stefano Malorgio,
segretario nazionale Filt e Vincenzo Garofalo, presidente Autorità di sistema portuale
M.A.C.
Occorre agire presto e bene, come non è accaduto per Amazon a Jesi, per invertire i non
certo buoni dati che la statistica ci offre in tema di PIL, quantità e qualità dell’occupazione:
nelle Marche come nell’Anconitano.
Il tutto partendo dai dati di ripresa dei traffici, sopratutto cargo, nel porto; dati che hanno
raggiunto i livelli pre- pandemia con incrementi anche del 22 % in più rispetto al 2019. Il
primo trimestre 2022 conferma il trend della risalita.
Occorre sfruttare la dinamicità dello scalo, in una logica di rafforzamento strutturale
dell’intermodalità, grazie alla vicinanza sia dell’aeroporto sia dell’interporto, oltrechè della
A14 e della ferrovia. Si tratta di compiere finalmente il salto dall’isolamento al pieno
inserimento nelle Direttrici Europee (Reti TEN-T e Corridoi marittimi trasversali),
realizzando quegli investimenti strutturali attesi da decenni. A partire dal riallineamento
costiero a nord con RFI e conseguente ultimo miglio stradale al completamento della
ferrovia Ancona-Roma. Il tutto passando per il completamento della nuova darsena.
L’interporto va riportato alla sua vocazione ed operazioni come quella di Amazon, tanto
più in periodi difficili come l’attuale, vanno favorite per quel che sono: una notevole
occasione lavorativa ed un volano per l’ulteriore arricchimento del territorio.
Il sindacato invoca una gestione coesa per non disperdere le risorse che arriveranno sul
nostro territorio con il PNRR-PNIC e con gli altri fondi europei. Seguendo gli esempi del
Partenariato Mare e dando concretezza alle indicazioni legate ai protocolli sul PNRR, è
indispensabile coinvolgere i sindacati nelle scelte per una forte relazione sul governo delle
strategie, sui temi più generali ma anche su quelli più specifici. In caso contrario, se le
risorse sono declinate rispetto a interessi di parte o ai vari campanili, l’uscita
dall’isolamento e lo sviluppo del nostro territorio rimarranno una chimera e non si riuscirà a
colmare i ritardi fino ad oggi registrati. In questo senso, l’ipotesi di una ZES (Zona
economica Speciale) per le Marche, può essere utile solo se, partendo proprio dalla
piattaforma logistica che afferisce il porto, diviene reale occasione di crescita
imprenditoriale e di nuova occupazione; non semplice riparto utili per qualcuno.
Il tutto considerando che i lavoratori attualmente occupati nelle imprese del porto di
Ancona sono 5.998 con una crescita dell’1,6% rispetto 2017 quando erano 5.903; a questi
si sommano altre 530 unità, occupate nelle pubbliche amministrazioni con competenza
esclusiva in ambito portuale per un totale di 6528 addetti. All’aeroporto, tra diretti e
indiretti, si contano 475 lavoratori.