Grandi manovre sul Quirinale

Se a qualcuno fosse sfuggito si vada a rileggere l’opinione di Marco Follini sull’Espresso di due settimane addietro. Sono iniziate le grandi manovre per il Quirinale e gli ex Dc non vogliono perdersi lo spettacolo. Così Follini nel suo intervento per la successione a Mattarella vedrebbe bene, ma poi mica tanto l’ex amico Casini. Follini è forse tra i primi ad uscire allo scoperto, in maniera trasparente, rispetto alle “trame” e alle strategie di altri autorevoli candidati o autocandidati.  Il semestre bianco da poco iniziato invoglia a fare attività politica senza molti freni, nella convinzione che i rischi siano limitati. Il punto è sempre quello relativo alla “opportunità” di sostituire Sergio Mattarella al Quirinale. Fatto salvo il diritto del Presidente di riposarsi, cosa più volte ribadita e sicuramente sentita, è certa la consapevolezza del Presidente per i tempi che la nazione attraversa. Questo necessita di una guida salda, autorevole, giusta, una quadra trovata dallo stesso Presidente per Palazzo Chigi. Cosa accadrà all’indomani dell’elezione di un nuovo presidente e magari del trasferimento, da molti auspicato di Mario Draghi al colle?  Draghi assicura al Paese la quasi certezza che i fondi del PNRR non saranno sprecati, assicura al Paese un solido, costruttivo e fattivo aggancio all’Europa, Draghi assicura al Paese quella autorevolezza e capacità decisionale spesso assenti, Draghi infine assicura e rassicura quanti lavorano per il superamento di una crisi senza eguali per una effettiva rinascita dell’Italia. Perché privarsene? Perché i partiti, i movimenti, i cespugli sparsi in Parlamento hanno la consapevolezza di contare il giusto con Draghi a Palazzo Chigi e quindi si muovono per portare Draghi sul Colle, magari a scapito delle loro ambizioni, mentre sarebbe opportuno mantenere lo status quo, che in questo caso è tutt’altro che negativo, garantendo al Paese stabilità e ripresa economica. Le manovre non finiranno presto, ci sarà da capire dal tasso di consapevolezza, in particolare dei grandi elettori, quanti saranno in grado discernere tra gli interessi di bottega e gli interessi della nazione. Di sicuro il Presidente non sarebbe entusiasta di un nuovo settennato, ma visto la sua formazione e il suo carattere è consapevole, riteniamo, di quanto questo sarebbe utile e favorevole al Paese e nel Paese.

Ares