“APPALTI FINCANTIERI: SINDACATO, DIRITTI, LEGALITA’. ESPERIENZE TERRITORIALI A CONFRONTO”: DAL CONVEGNO DI CGIL E FIOM ANCONA E VENEZIA, L’APPELLO DEL SINDACATO CONTRO L’ILLEGALITA’ DIFFUSA E LA NECESSITA’ DI PIU’ CONTROLLI E NORME ADEGUATE

Appalti Fincantieri: una storia vecchia di anni. L’ultima vicenda, che ha visto protagonisti un operaio
bengalese e il suo diretto superiore, con l’operaio malmenato e tuttora in coma all’ospedale, conferma
una situazione ormai diventata insostenibile.
Solo ad Ancona si contano oltre 150 ditte in appalto e subappalto, per un totale di oltre 3500 dipendenti, a
fronte di 670 dipendenti diretti (più impiegati che operai) dell’azienda. Un contesto che rischia di essere
sempre più problematico, se non si decide d’intervenire: nel capoluogo come negli altri cantieri, a partire
da Venezia.
Analizzando le singole questioni, sinora, la Fiom, che è il sindacato maggioritario all’interno dello
stabilimento dorico, è a conoscenza che fenomeni assimilabili al caporalato sono tuttora molto presenti.
Riguardano soprattutto i lavoratori del Bangladesh e sono molte le segnalazioni ricevute dai lavoratori
stessi, che però hanno timore a sporgere denuncia; esiste poi un sistema di “paghe globali” al limite della
legalità,che produce percentuali elevate di evasione fiscale e contributiva, aggirando così le regole dei
contratti nazionali.
La Fiom Cgil di Ancona ha presentato, nel 2015, 2017 e 2018, vari esposti alla magistratura e agli altri
organi competenti per sostenere il rispetto delle regole contrattuali e normative: si va dal trattamento
economico all’osservanza di orari e norme di sicurezza.
Anche da qui, nel tempo, ha preso il via l’apertura di fascicoli giudiziari e l’avvio delle relative inchieste.
Secondo la Cgil, però, quanto è emerso fino ad oggi, non è che la punta dell’iceberg ed è necessario
intervenire in modo coerente e incisivo, a fronte di una crescita degli appalti ormai incontrollabile. Servono
maggiori controlli e, ancor più, servono norme più incisive e adeguate; parlando di un’azienda a proprietà
pubblica, servono anche volontà politiche e indicazioni coerenti con il principio base del rispetto della
legalità e della dignità dei lavoratori.
Il lavoro nella cantieristica pubblica è un elemento di ricchezza per il territorio, che deve trovare riscontro in
politiche di accoglienza ad hoc per gli stranieri che si trasferiscono con le loro famiglie, e deve essere
oggetto di una progettazione più ampia anche in termini formativi e di tutela minima del lavoro. Non è
possibile, tanto per capirsi, che, a differenza dei loro colleghi alle dirette dipendenze Fincantieri, i
lavoratori degli appalti non sappiano dove cambiarsi d’abito, dove mangiare, dove risolvere le proprie
necessità, né siano oggetto di una pianificazione condivisa del trasporto locale. Gli enti locali non sono
assenti ma le aziende sì; è così che che sia in estate sia in inverno, si continua ad assistere a frotte di
lavoratori che assolvono alle proprie necessità in giro per il porto. L’azione sindacale ha prodotto di recente
un Protocollo nazionale con Fincantieri su questi temi che, seppure lontano dal dare le risposte necessarie,
può essere una prima base di lavoro. Su questa piattaforma, Cgil e Fiom chiedono si agisca subito.
La vicenda Fincantieri è un punto di massima evidenza per leggere il fenomeno degli appalti in Italia e sarà
bene che, sull’onda delle scelte che si stanno improntando per il PNRR, anche il resto del lavoro in
affidamento venga sottoposto ad una profonda rilettura delle regole, in nome del principio “eguale lavoro,
eguale trattamento” e della piena responsabilizzazione della committenza.

In un’azienda a partecipazione statale dove si costruiscono le navi più belle del mondo, è inaccettabile che
si verifichino tali situazioni e per questo CGIL e FIOM si sentiranno sempre chiamati a difendere la dignità
dei lavoratori nel rispetto delle regole.