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Secondo la Corte dei conti europea, utilizzare i fondi per la Coesione non dovrebbe divenire un fine in sé

Stando a una nuova relazione della Corte dei conti europea, la Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero fare un uso più efficace dei finanziamenti destinanti alla coesione. La Corte avverte che i ritardi nell’adozione del quadro normativo e la lenta attuazione dei piani di spesa spingono le amministrazioni nazionali a utilizzare rapidamente i fondi, talvolta a scapito della performance. La Commissione ha affrontato in ritardo le difficoltà incontrate in alcuni programmi nell’utilizzare i fondi; ciononostante, i suoi interventi e quelli degli Stati membri hanno avuto un impatto positivo sull’assorbimento.

I fondi a favore della coesione sono assegnati anticipatamente agli Stati membri per un periodo di spesa settennale e messi a disposizione di questi ultimi tramite stanziamenti di bilancio annuali che devono essere utilizzati entro un determinato arco di tempo. Gli auditor della Corte hanno esaminato le spese sostenute nel periodo 2007‑2013 e le azioni intraprese dagli Stati membri, con il sostegno della Commissione, per incrementare l’assorbimento dei fondi laddove erano stati individuati problemi. Nel corso di detto periodo, il finanziamento complessivo per i 28 Stati membri dell’UE è ammontato a 346 miliardi di euro. Hanno inoltre comparato l’andamento della spesa rispetto ai periodi 2000‑2006 e 2014‑2020. Sono state effettuate visite di audit in quattro Stati membri: Repubblica ceca, Ungheria, Italia e Romania.

È emerso che, per entrambi i periodi 2007‑2013 e 2014‑2020, l’adozione tardiva del quadro normativo ha comportato ritardi anche nei programmi operativi. Per il periodo 2007‑2013, la maggior parte dei PO è stata approvata solo un anno dopo l’inizio del periodo di programmazione, determinando, inevitabilmente, un effetto a catena sull’impiego dei fondi.

L’attuazione è iniziata lentamente nel periodo 2007‑2013, ma ancor più lentamente nel 2014‑2020. Inoltre, data la sovrapposizione dei due periodi di programmazione, gli Stati membri stavano ancora spendendo i fondi del periodo precedente quando era già cominciato il periodo di programmazione successivo.

È fondamentale evitare di dover utilizzare frettolosamente importi ingenti alla fine di un periodo di programmazione, in quanto si rischierebbe di non tenere in debita considerazione l’uso ottimale delle risorse. L’impiego dei fondi diviene un fine di per sé, anziché un mezzo per conseguire obiettivi strategici,” ha affermato Henri Grethen, il Membro della Corte responsabile della relazione.

Durante il periodo di programmazione 2007‑2013, la Commissione ha monitorato l’assorbimento dei fondi, per determinare in quale misura fossero stati utilizzati negli Stati membri. Ma solo verso la fine del 2014 ha istituito una task force per assistere gli Stati membri che incontravano difficoltà nell’utilizzare i fondi per alcuni programmi. Il sostegno fornito dalla task force, assieme alle azioni intraprese dagli Stati membri, ha condotto a un forte aumento della spesa: all’inizio del 2018, erano stati eseguiti pagamenti pari al 97,2 % della dotazione di bilancio. Alla fine del 2017, i fondi inutilizzati ammontavano a 4,4 miliardi di euro. La Commissione è ancora impegnata nella chiusura del periodo 2007‑2013 e il valore totale dei pagamenti e dei fondi inutilizzati non è stato ancora determinato.

Per migliorare le modalità di assorbimento dei fondi, gli Stati membri hanno rivisto i programmi, suddiviso i progetti in fasi e utilizzato i finanziamenti UE per cofinanziare progetti già finanziati a livello nazionale. La Corte osserva, tuttavia, che alcune di queste misure erano imperniate principalmente sull’assorbimento dei fondi e sul rispetto delle norme anziché sul conseguimento di risultati; le frequenti revisioni dei programmi inducono a dubitare della validità delle analisi su cui si era basato il processo di programmazione. Inoltre, la Commissione non ha una visione d’insieme esaustiva delle misure utilizzate o del relativo impatto, a causa delle insufficienti informazioni fornite dagli Stati membri e delle limitazioni dell’obbligo di informativa.

La Corte raccomanda alla Commissione europea di:

• proporre alle autorità legislative un calendario per far sì che l’attuazione dei PO possa cominciare all’inizio del periodo di programmazione;

• far sì che le revisioni dei programmi operativi siano basate su una valutazione solida ed esaustiva e che mirino a fornire migliori risultati;

• monitorare l’assorbimento, individuare un assorbimento lento o rapido e valutare l’impatto delle misure;

• fare in modo che l’attenzione sia posta sul conseguimento di risultati.

Nota agli editori

La politica di coesione, volta a ridurre le disparità nel livello di sviluppo delle regioni dell’Unione europea, rappresenta circa un terzo del bilancio dell’UE. A prezzi correnti, tale dotazione è ammontata a circa 261 miliardi di euro nel periodo di programmazione 2000‑2006, a 346 miliardi di euro nel periodo 2007‑2013 e a 365 miliardi di euro nel periodo 2014‑2020. I finanziamenti sono erogati tramite il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione.

La relazione speciale n. 17/2018 intitolata “La Commissione e gli Stati membri, con le azioni degli ultimi anni dei programmi del 2007‑2013, hanno affrontato il problema del basso tasso di assorbimento dei fondi, senza però prestare sufficiente attenzione ai risultati” è disponibile sul sito internet della Corte (eca.europa.eu) in 23 lingue dell’UE.

La Corte presenta le proprie relazioni speciali al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE, nonché ad altre parti interessate, come i parlamenti nazionali, i portatori d’interesse del settore e i rappresentanti della società civile. La grande maggioranza delle raccomandazioni formulate nelle relazioni speciali della Corte è posta in atto. Questo elevato livello di attuazione evidenzia il beneficio del lavoro della Corte per i cittadini dell’UE.

 

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