Grillo e Berlusconi travolti da un insolito destino
Il barometro politico di aprile non si discosta molto dai mesi passati, una grande ed infinita noia, ma alcuni
aspetti interessanti si possono raschiare sul fondo dello stagno. Matteo Renzi si appresta a riprendere
ufficialmente il posto di Segretario del PD, che in realtà non ha mai lasciato. Peccato che le primarie del PD
siano la Sanremo della politica, si sa già chi vincerà ancora prima di cominciare a cantare. L’establishment
del partito conta su una struttura organica che è al pieno servizio della stabilità e dell’ordine, le primarie
serviranno a little silvio solo per regolare i conti all’interno e l’esito sarà sorprendente tanto quanto
scoprire che Cicciolina non è più vergine.
Ma se Little Silvio si appresta a tornare in sella, d’altro fu proprio il suo mentore, Big Silvio, ad affermare
“che la sinistra vince sempre quando a votare è solo la sinistra”, ad Arcore non sventolano i vessilli della
vittoria. Inutilmente attaccato ad un malinconico passato, il Caimano non vuole assolutamente le primarie
del centro-destra, pensando di essere ancora al vertice, quando il suo partito non è più oramai
maggioritario nemmeno nel palazzo del Biscione. Un centro-destra frammentato e diviso come non mai che
riesce a superare perfino il mosaico della sinistra.
Diventato il primo partito del paese, è scattata subito la sindrome auto-distruttiva del Movimento 5 Stelle,
dopo 1 anno si accorgono che la candidata a Genova non va bene perché ha messo 1 like a Pizzarotti,
vicenda così patetica da rivalutare i travagli interisti. La figuraccia è lampante e pessima, la svolta
autoritaria di Grillo fuori luogo, la sconfitta o addirittura la non presentabilità della lista un vero disastro,
solo il M5S può riuscire in questo, e se ci aggiungiamo che in Emilia-Romagna il tragico Bugani è riuscito a
mandare al ballottaggio bolognese la candidata della Lega Nord, c’è da rivalutare le sconfitte bersaniane.
Le analogie fra Grillo e Berlusconi sono varie, a parte le decisamente ben diverse moralità, entrambi sono
leader incandidabili che non si decidono a capire che la storia li ha già superati e dovrebbero fare un passo
indietro prima di distruggere le creature così faticosamente create. Il rilancio nel caso di FI e la vittoria
politica nel caso del M5S, non possono esimersi dall’affrancamento dei due partiti dai propri padri
fondatori.
MAURIZIO DONINI