Interoperabilità nei rapporti, desideri nostri e bisogni
“La pietà non va confusa con la compassione che proviamo per gli animali che vivono con noi”
Papa Bergoglio
Questa dichiarazione fatta da Papa Francesco in San Pietro lo scorso anno destò scalpore e fece insorgere le
varie associazioni animaliste, perché l’estremismo e l’intolleranza vanno di pari passo. L’Associazione
Italiana Difesa Animali ed Ambiente arrivò a ribattere, molto poco elegantemente, “Pensi ai preti pedofili”.
Non è certo mia intenzione, in questa sede, inserirmi in questa assurda querelle, a prescindere che il Papa
in carica abbia fatto contro la piaga della pedofilia più di tutti i suoi predecessori messi assieme. Ma quale
era il senso dell’intervento Pontificio? Non certo di attaccare gli animali e gli animalisti, ma il suo chiaro
intento era di metaforizzare la massima attenzione che si pone verso i nostri amati compagni di vita pelosi,
ma potrebbero essere anche altri beni più materiali come smartphone, auto, e via dicendo, e la poca che si
pone verso gli esseri umani che ci stanno attorno.
Un vecchio detto, sempre valido, recita che “il rapporto finisce quando i tuoi bisogni diventano più
importanti di quelli dell’altro”. Quanta attenzione ponete ‘realmente’ ai bisogni degli altri? La realtà che
tutto viene anteposto, la nostra scala di valori è fatta di quello che egoisticamente ci interessa, ‘l’altro’ è un
accessorio scontato e poco importante, comunque è presente, perché dovrebbe lamentarsi? E ci
convinciamo anche che tutto vada bene, che quello che diamo sia quello che vogliono, senza renderci conto
che doniamo semplicemente quello che ‘noi’ pensiamo sia per gli altri il massimo, senza porci la domanda
se anche per loro le cose stiano così
Se vogliamo comprendere le necessità altrui, non basta che queste coincidano con i nostri desiderata, è
necessario che ci sia empatia ed attenzione, disponibilità ed attenzione anche alle nostre reazioni.
Osservare ed ascoltare, cogliere anche il senso dei silenzi, che spesso possono essere più eloquenti di mille
parole. Sempre che, ovviamente, ci sia la volontà di salvaguardare rapporti, spendere felicità, avere meno
egoismo e più disponibilità. Osservare ed ascoltare con una buona dose di umorismo, mettersi nei panni
altrui per avere una visione completa della situazione, rileggendo De Bono porsi anche come terza persona
che osserva. Se attuati tutti questi buoni propositi, cosa che chiaramente non succederà, porterebbero ad
una società ed una ragnatela di inter-rapporti personali di grande rilevanza.
MAURIZIO DONINI