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Ora l’Italicum si può modificare

Giannelli_09-04-2015L’Italicum si può cambiare! Dopo le nette prese di posizione del premier Renzi sul referendum, quasi un plebiscito richiesto sulla sua persona, ora scende a più miti consigli sulla legge elettorale. Da qualche giorno il premier si è fatto possibilista sull’eventualità di una modifica all’Italicum, l’importante secondo Renzi “che le modifiche siano migliorative dell’attuale struttura della legge”. Perché di colpo il premier ha cambiato parere, dopo aver di molto attenuato i toni sul referendum non più inteso come una sfida personale? Si avvicinano alcune importanti scadenze, la legge di stabilità in ottobre, la questione della “flessibilità” richiesta all’Europa o meglio alla Merkel, l’appuntamento referendario. In quasi tutti questi passaggi il premier ha la necessità di un ampio consenso, consenso invece a rischio per la fronda all’interno del pd, consenso in calo tra gli elettori per via delle promesse mancate del premier e dei suoi diktat sempre più antipatici ed infine consenso utile a sostenere  una battaglia impari in Europa dove le strategie renziane sono oramai viste con sospetto. Infatti una settimana si riunisce Ventotene con Hollande e la Merkel in un omaggio postumo ad uno dei padri dell’europeismo, Altiero Spinelli, senza che nessuno dei tre abbia mai letto una pagina del progetto europeo di Spinelli, altrimenti forse non avrebbero certo reso omaggio all’uomo che voleva un’Europa molto, ma molto diversa da quella attuale. Qualche settimana dopo con il solo Hollande mette in scena un trilaterale con Tsipras per rafforzare il messaggio della flessibilità, facendo infuriare i tedeschi, i veri padroni dell’Europa. Dove vuole andare a parare Renzi? Di certo ha le idee confuse a seguito dei continui scivoloni e degli insuccessi in patria, dove sale il debito pubblico, cala l’occupazione, i licenziamenti sono i aumento e le riforme promesse sono poco più che succedanei e scampoli di riforme inefficaci. Ecco allora la necessità per il premier e soprattutto per il suo mani sponsor Giorgio Napolitano di creare un diversivo, fare la mossa del cavallo, spostare di colpo l’attenzione dell’opinione pubblica su altro e scompaginare i piani degli oppositori, concedendo loro quello che fino a dieci giorni addietro era impensabile. Delle due l’una, o Renzi è un fine stratega o peggio è un grande giocoliere, aduso a mettere in scena gran giochi di prestigio a favore di un pubblico secondo lui credulone.

ARES