Garanzia Giovani e l’effetto che non c’è!

00garanziagL’ultima rilevazione statistica conferma il trend negativo dell’occupazione, il dato ultimo la vede in crescita al 42,6%, con solo lievi margini di miglioramento per quella giovanile. Quattro mesi or sono, ne abbiamo trattato ampiamente nelle scorse settimane, veniva varato il progetto “Garanzia Giovani”. Fin dall’inizio evidenziammo le potenziali criticità di un progetto, sicuramente innovativo, certamente utile e necessario, ma purtroppo affidato alle cure e alla gestione di una organizzazione burocratica non in grado di farlo decollare. Le ragioni erano e sono evidenti, a fronte della firma di Convenzioni anche importanti a livello nazionale con grandi aziende e gruppi di notevole spessore industriale, per contro occorre valutare e disinnescare tutti i colli di bottiglia che ne impediscono l’efficacia. In primo luogo l’economia che non riparte e l’industria manifatturiera che sconta la crisi maggiore sono un primo freno all’occupazione, poi la gestione di “Garanzia Giovani” lasciata in mano alla vecchia struttura burocratica facente capo alle Provincie e l’assenza di coordinamento a livello centrale. Qualche settimana addietro abbiamo pubblicato i dati sconfortanti delle “interviste” delle agenzie provinciali con gli iscritti nelle liste di Garanzia Giovani, ebbene da allora nulla è cambiato, con l’unico risultato di utilizzare male i fondi europei destinata a questo progetto, strategico in qualsiasi Paese con una disoccupazione giovanile al 12,6%, quasi inutile nel nostro Paese. Paradossalmente è una fortuna scoprire come i giovani destinatari del progetto Garanzia Giovani, quelli che non studiano e non lavorano, under, 30, sono spesso disinformati rispetto al programma europeo, altrimenti gli iscritti nelle liste sarebbe molti di più e il flop molto più clamoroso. Eppure nel biennio 2014/15 Garanzia Giovani ha una dotazione finanziaria, tra fondi europei e nazionali pari a 1,5 miliardi, ma si scontra con la bassissima fiducia degli interessati sull’efficacia della convenzione. Come dargli torto se in questo Paese imperano le chiacchiere, gli esperti in ogni settore, un governo movimentista con un programma vasto e variabile, ma se si tratta di dare concretezza ad una “speranza” su quello non è capace nessuno, tanto meno la politica, tutta intenta a preservare e sviluppare le proprie aree di interesse, ignara delle condizioni in cui versano i cittadini, dove la prima ed unica preoccupazione sarebbe quella del lavoro, che purtroppo non c’è e non ci sarà ancora pe run bel pezzo, fino a quando questa politica, davvero “non cambia verso”.

ARES