Garanzia Giovani: Un’altra illusione?

03garanzia giovaniPoteva e doveva essere un’opportunità per i giovani (Neet) tra i 15 e i 29 anni fuori dalla scuola e fuori dal mondo del lavoro, Garanzia Giovani è stata pensata e deliberata dall’Unione Europea con una dote finanziaria i un miliardo e mezzo. Opportunità che doveva essere colta al volo, entro quattro mesi dal momento dell’uscita del giovane dal sistema scolastico. A tutt’oggi la partenza di garanzia Giovani appare stentata e fatta più di lanci pubblicitari ed autopromozioni dei vari assessori regionali, che di effettive azioni concrete volte a superare il dramma dei senza lavoro. La partenza ufficiale era segnata per inizio anno, ma come spesso o sempre accade in questo Paese è slittata a Maggio, ma neppure quella è stata la partenza definitiva e reale, nonostante i già oltre 70.000 iscritti, un numero impressionante vista anche la ridotta conoscenza del progetto. Garanzia Giovani infatti dovrebbe offrire tirocinio e formazione, ma come vogliamo ribadire e sottolineare ad oggi si è visto niente, solo annunci. Cosa blocca l’avvio delle procedure? Pare il titolo V, la norma che consente a ciascuna Regione, protagonista del progetto Garanzia Giovani di fare quello che più gli aggrada e così anche le redivive provincie con buona pace del premier. In sintesi, la burocrazia, quella burocrazia contro la quale il premier stesso strillava a gran voce solo alcune settimane addietro. Ecco infatti i risultati della politica degli annunci e  delle realizzazioni a quota zero. Contro questo stato di cose si sono mosse le aziende e le associazioni di categoria, per denunciare i colpevoli ritardi e sollecitare lo Stato a riappropriarsi dei poteri in materia di formazione e avviamento al lavoro, dopo il fallimento degli uffici provinciali. E pensare che le regioni avevano fatto a gara nel dichiarare la loro adesione alal convenzione, niente di più insensato e  finora di inutile. Senza contare le diverse peculiarità di Garanzia Giovani nelel varie Regioni, dove i giovani si troveranno difronte a situazioni ed opportunità diverse, a seconda degli accreditamenti fatti dalle regioni stesse alle agenzie private o pubbliche, che parteciperanno ai bandi pubblici, che consentano di prendere in carico i senza lavoro a caccia di occupazione. Purtroppo non prevediamo nulla di buono, intorni alla formazione scorrono fiumi di denaro pubblico e la burocrazia regionale e provinciale è più invasiva di quella nazionale, con buona pace dei nostri “poveri” disoccupati, sulle spalle dei quali molti, troppi si giocano le loro fortune politiche.

ARES