Orfini all’assalto della CDP

By on novembre 27, 2017

Orfini ci ha da tempo abituati a dichiarazioni tra lo schizofrenico ed il farneticante, ma sicuramente non lo si
può tacciare di stupidità. La Cassa Depositi e Prestiti è alimentata dalla raccolta presso gli sportelli di Poste
del risparmio degli italiani versato nei libretti di deposito. Fino a qualche anno fa, per statuto, la CdP
investiva in titoli di stato ed i risparmi erano garantiti dallo stato, poi con l’ascesa della finanza ‘creativa’ di
Tremonti al dicastero del Tesoro, cominciò l’assalto alla diligenza.
La CdP è una diligenza con un bel forziere, sono 250 miliardi di euro il ‘tesoretto’ in conto all’istituto, ed in
tempi di finanziarie sudate per combattere su poche centinaia di milioni, una somma di tale importanza
non poteva che suscitare gli appetiti di partiti con le casse vuote. Tremonti fece modificare lo statuto della
CdP in modo che questa potesse investire anche in aziende private, un cambiamento epocale, si trattava in
pratica di creare un nuovo IRI, l’intervento statale in aiuto ad aziende decotte o di interesse particolare.
Non devono sfuggire le implicazioni, che sfuggono al grande pubblico, innanzitutto è già miracoloso che la
CdP riesca ancora a raccogliere depositi, stante il fatto che i depositi donano ai risparmiatori un interesse
che è pari alla prestazione di Matusalemme a letto con una playmate. Ma ancora è rilevante il fatto che gli
interventi della CdP siano ovviamente diretti, non verso aziende sane e redditizie, ma per entrare in
imprese decotte, sullo stato del fallimento, o con poche attrazioni economiche, ma palesi di interesse
politico. Ora, se i 250 miliardo venissero investiti tutti in tali aziende e queste, come Alitalia, finissero fallite,
come potrebbe uno stato che fatica a fare finanziare da pochi miliardi a garantirne 250? Qualche dubbio in
questo caso è lecito, anche se si tratta di un caso limite.
Poi Orfini glissa sulla realtà, ma la nuova normativa che sta venendo avanti a livello europeo prevede che
società come la CdP, a capitale pubblico, non possano intervenire in aziende private. L’Italia ha manifestato
il suo dissenso, ma a quanto pare trovando poche sponde tra i partners europei, insistono, ma quanto conti
l’Italia in Europa si sa ed in questo caso è difficile dargli torto.
Ma parallelamente alla notizia del crollo dei canali di finanziamento ai partiti, con la sparizione dei
contributi pubblici e le donazioni private ridotte a pochi rivoli, ecco il buon Orfini, uno cui perfino Walt
Disney avrebbe fatto fatica a trovare un ruolo, avere il lampo. E la sua proposta di trasformare la CdP in un
nuovo IRI esplode con fragore, già vede la Cassa entrare in tutte le società che possono garantire voti e
visibilità, Telecom piuttosto che Alitalia, quanti lavoratori grati si trasformerebbero in voti? Poi magari,
come è facile vaticinare, i soldi andrebbero persi in aziende malmesse e gestite da politici più interessati ai
voti che ai bilanci, ma si sa che in Italia chi paga è sempre Pantalone….
MAURIZIO DONINI

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