Lobbies e governo vs sharing economy

By on luglio 24, 2017

lobbying-good-bad-01Non è la ricchezza che manca nel mondo, è la condivisione
(Proverbio cinese)

Ma la condivisione può anche essere ricchezza su usata nel modo giusto, la ‘sharing economy’ è
considerata, quasi unanimemente la risorsa del futuro, l’estensione naturale della generazione internet
oltre ad apportare notevoli possibili benefici dal punto di vista ambientale. Basti pensare a quante auto si
potrebbe rinunciare se queste fossero usate in maniera massiva con il car sharing.
Ma si sa che tutto quello che è normale altrove, non lo è nel bel paese, allo sbarco di Uber, una realtà
affermata da tempo negli Stati Uniti, dove sono sorti anche numerosi altri competitors sul genere, si sono
subito alzate le barricate della lobby dei taxisti. Ecco, una risorsa che in Italia non manca, sono le lobbies,
anzi, proliferano e comandano come non mai, basti ripensare agli anni passati, i blocchi stradali dei
padroncini, le leggi cancella albi affossate dalle lobbies di notai ed avvocati, le quote latte mai risolte, i
bagnini contro la direttiva Bolkenstein, l’elenco è praticamente infinito. Nel nostro paese ogni gruppo di
potere ha il suo riferimento politico e lo sua senza remore, l’unico risultato è che noi cittadini subiamo costi
alti dati dalla mancata concorrenza e da un mercato bloccato, uniti ad un livello di servizi assolutamente
inadeguato.
La scorsa estate a Trogir in Croazia, una Riccione molto più bella della cosiddetta Perla Verde dell’Adriatico,
e meno costosa, i cartelli del servizio Uber campeggiano sul lungomare, qui gli unici a crescere sono i
picchetti dei tassisti davanti ai comuni. Ma questa è tornata ad essere più che mai l’Italia dei Comuni, un
medioevo dominato dalle lobbies, l’ennesimo governicchio come sempre a caccia di soldi ha avuto orecchie
pronte a recepire i desiderata della lobby degli albergatori. Con una offerta mediamente più bassa e più
cara dei concorrenti esteri, l’unica soluzione trovata è stato di attaccare AirBnB, la sharing degli alloggi, che
come Uber fra l’altro è la via di uscita per disoccupati e redditi bassi, ma tanto è. Ecco spuntare la tassa
AirBnB sulle locazioni, governi indietro anni luce sulle nuove tecnologie sono prontissimi ad inventare
nuove tasse, ma tutto non era ancora abbastanza per Federalberghi e dintorni.
Ed ecco spuntare anche la tassa di soggiorno sulla sharing economy alberghiera, una tassa che definire
odiosa è poco, istituita e poi cancellata tra squilli di tromba, è riapparsa immortale nel 2009, con gettiti
risibili i cui costi sistemici probabilmente sono superiori ai benefici. L’ennesima nuova tassa ideata da
politici che nei propri programmi elettorali mettono la semplificazione ed il disboscamento della jungla
impositiva come il proprio mantra, salvo poi che ‘passata la festa gabbato il santo’. Importi che sarebbero
benissimo potuti rientrare nella imposizione generale vengono invece caricati sui cittadini, sia in termini
diretti che di adempimento, ma d’altronde se tutto rientrasse nella tassazione ordinaria per la poi
successiva redistribuzione ci renderemmo conto di essere oltre il 70% di tassazione, e magari si
comincerebbe a rialzare la testa, meglio distribuire il prelievo in mille rivoli, lasciando l’importo finale
uguale, il sentire è decisamente meno sanguinoso.
MAURIZIO DONINI

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