11 Settembre 2009
a cura di Giuseppe Leoni
Nella parte alta della costa montenegrina, a poche decine di chilometri dal confine con la Croazia, si trova uno dei paesaggi naturali più belli e originali di tutta la costa adriatica. Sono le Bocche di Cattaro, il fiordo più meridionale d’Europa.
Qui le acque si insinuano nell’entroterra con una serie di insenature e di baie per quasi trenta chilometri. La regione è circondata da alte montagne che raggiungono i 1895 metri del Monte Orjen. La strada corre lungo tutto il fiordo, spesso lambendo il mare, a volte inerpicandosi un po’ più in alto, ma non perdendo mai di vista lo spettacolare scenario dato dallo specchio d’acqua, dalle due piccole isole che vi si trovano in mezzo e dai monti circostanti.
La particolare conformazione delle Bocche, la presenza di mare e montagne, fa sì che la zona sia caratterizzata da una grande varietà climatica: si passa dal clima mediterraneo a quello sub-alpino. E così, a poca distanza, troviamo diversi ecosistemi, con alberi e piante di ogni specificità; da piante mediterranee come l’alloro, ad ampie macchie di oleandri, fino ad arrivare ai pini nell’area nord-occidentale. L’area montuosa circostante è fortemente carsica: l’acqua delle abbondantissime precipitazioni scompare nel sottosuolo, dove forma fiumi sotterranei che sfociano nel mare, causandone il basso tasso di salinità.
Lungo la strada che costeggia il fiordo, si trovano piccole città, borghi e caseggiati che da soli rappresentano quasi per intero il patrimonio artistico del Montenegro.
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27 Luglio 2009
È uscito il numero 13

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7 Luglio 2009
di Cristiana Bartolomei
Il faro di Cesenatico è situato a sud-ovest dell’entrata del porto canale della città, le cui sponde costituiscono uno spazio di straordinaria bellezza e sul quale si affaccia l’animato centro storico con le sue variopinte facciate. Si percepisce da subito che questa cittadina e le sue bellezze meritano di essere visitate; il faro poi aggiunge un tocco di eleganza ai moli portuali e si lega alla cultura marinara locale dove tutto odora di mare.
Oggi ancora è possibile apprezzare l’antica tradizione marinara che si esprime nelle imbarcazioni della flottiglia pescherecci, nell’architettura e nel paesaggio urbano ed infine negli stili di vita dei suoi cittadini: una tradizione che si rinnova prendendo spunto dal passato e potenziando la vocazione turistica locale che si riflette nella bellezza dei luoghi e nella gastronomia locale. Le vecchie imbarcazioni di legno (bragozzi, trabaccoli romagnoli e paranze marchigiane, per citarne alcune), il Museo della Marineria antistante il tratto più antico del porto canale e il vivo mercato del pesce costituiscono alcune delle testimonianze della tradizione locale.
La storia di Cesenatico, infatti, coincide con la storia del suo porto, fulcro economico e civico, cresciuto nel corso dei secoli e molti sostengono che deve la sua configurazione attuale alla sapiente mano di Leonardo da Vinci, che nel 1502, dopo uno studio analitico delle strutture portuali, lo rese un rifugio sicuro anche sotto il profilo militare. In realtà Leonardo venne a Cesenatico su commissione del Duca Valentino Borgia per “vedere, mesurare et bene extimare”. Fu così che nel celebre Codice L (al foglio 66 verso) disegnò il porto canale, che quindi esisteva già da tempo. Leggi il resto di questo articolo »
Tag: Cesenatico, Faro
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17 Giugno 2009
di Marco Affronte
Aree Protette adriatiche
Il nostro viaggio è cominciato nel numero scorso. Siamo partiti dal golfo di Trieste e, seguendo la linea di costa, seppure con qualche incursione in mare aperto e altre invece verso l’entroterra, abbiamo scoperto e visitato le zone protette che si incontrano sul cammino.
Linee immaginarie presenti solo nella mente, e nelle carte, dell’uomo si sovrappongono a ritagli di territorio nei quali la natura, o almeno l’equilibrio fra naturalità e artifizi, viene preservata e difesa.
Questa volta ripartiamo per fermarci subito in un luogo che meriterebbe una lunga sosta, ma anche un tempo e un numero di parole ben più ampi di quanto noi possiamo dedicargli.

Il delta del Po
Maestoso, come il fiume da cui prende il nome e l’origine, il Parco del Delta del Po è una realtà estremamente ampia, ricca e variegata. Andrebbe letto sotto diversi aspetti, di cui quello naturalistico e paesaggistico non è che uno. Qui l’ambiente naturale e la presenza dell’essere umano, che peraltro vi abita sin da tempi preistorici, si intrecciano in cento modi differenti, a volte alleati e complici. Basti pensare alla varietà di attività umane che si svolgono: pesca, acquacoltura, agricoltura, turismo. Altre volte gli interventi di bonifica o di risanamento sono sembrati più una guerra per la conquista di territori da sottrarre all’ambiente naturale e votare alla laboriosità umana. In qualche caso poi, la natura si è ripresa quello che le era stato tolto. In definitiva comunque, il delta del Po è uno dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, per il suo interesse storico e naturale, e questo già dice tanto.
Il territorio del Delta del Po è coperto e dunque gestito formalmente da due parchi, quello veneto e quello emiliano-romagnolo. Il primo scende dal fiume Adige fino al Po di Goro, ma si spinge anche molto verso l’entroterra fino a comprendere i comuni della Provincia di Rovigo, coprendo in totale una superficie di 12.000 ettari.
Il parco romagnolo invece, più vasto, si estende su 53.000 ettari di territorio e va dal Po di Goro fino alle saline di Cervia, a sud, mentre a occidente abbraccia Ferrara.
Tutta l’area ha subito, come si diceva, importanti e ripetuti interventi dell’uomo. A cominciare dalla deviazione del Po, già oltre 400 anni fa, quando i veneziani tagliarono il grande fiume deviandone il corso verso i lidi ferraresi, temendo che i sedimenti avrebbero col tempo interrato le loro lagune. Verso la fine del 1800 poi iniziano le massicce opere di bonifica, per trasformare ampie aree paludose in terreni coltivabili. A queste seguirono gli interventi per portare strade e acqua potabile, rendendo la zona di fatto abitabile: e in effetti fu ampiamente colonizzata nella seconda metà del secolo scorso.
Ovvio però che, nonostante questa rilevante presenza antropica, il delta del Po resta un territorio dall’elevato valore naturalistico.
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4 Giugno 2009
di Piero Magnabosco
Scoprire in due settimane la regione adriatica più meridionale della costa italiana, in un crescendo continuo di città d’arte, porti accoglienti, belle spiagge e mare incontaminato. Se a questo uniamo la tradizionale e conosciuta qualità dei prodotti locali, della cucina e dell’ospitalità in genere, la Puglia diventa una delle mete più piacevoli dell’intero Mediterraneo.
Le condizioni meteo estive sono particolarmente adatte alla navigazione a vela, con il Maestrale che soffia con regolarità arrivando a essere anche gagliardo in zone come il Canale d’Otranto. Vento e corrente suggeriscono in estate una navigazione da nord verso sud sfruttandone appieno la direzione.
Una crociera di due settimane è l’ideale per cominciare a scoprire queste coste in cui negli ultimi anni sono state create molte strutture accoglienti per le imbarcazioni da diporto.
Partiremo da Vieste e navigheremo in tutto l’Adriatico Meridionale, continuando, poi, nello Ionio per completare l’esplorazione della parte sud della regione: il Salento.

1° giorno
Il nostro porto di partenza è Vieste, sulla testa del Gargano. La cittadina è molto bella e pittoresca anche se, come purtroppo è successo spesso in Italia, ha sofferto un po’ dello sviluppo turistico a volte incontrollato.
Ci troviamo all’interno del Parco nazionale del Gargano che comprende quasi tutto il promontorio il quale, con i 1055 metri del Monte Calvo, è l’unico rilievo di una certa dimensione nelle coste italiane dell’Adriatico Meridionale. Per informazioni su percorsi e iniziative all’interno del parco potete contattare l’Ente Parco Nazionale del Gargano (via S. Antonio Abate 121, 71037 Monte Sant’Angelo-Foggia, tel. 0884.568911 fax 0884.561348 www.parcogargano.it e-mail: info@parcogargano.it).
Il porto è ben riparato e ci sono diverse opportunità per l’ormeggio: Lega Navale Porto Molo Sud Ovest (tel/fax 0884.702698 www.leganavale.it), Vieste Ormeggi (via Colombo 17 tel. 0884.707899, 328.1827537), VHF 12. La Darsena Ormeggi (località Molo sud tel. 0884.701675, 347.1339215), Cariglia Michele (0884.701675, 347.1339215), Centro Ormeggi (via Scalo Marittimo 18 tel. 0884.707983, 330.940581).
Si può anche ancorare a sud dell’imboccatura del porto, davanti alla spiaggia, su fondo di sabbia in circa 4 metri di profondità. L’ancoraggio è esposto ai venti orientali, ma ridossato dagli altri settori e in estate è decisamente più tranquillo rispetto al porto molto frequentato. Leggi il resto di questo articolo »
Tag: Gargano, Itinerario, Puglia, Trani, Vieste
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27 Maggio 2009
di Piero Magnabosco
La Splitska Vrata (porta di Spalato) che separa Solta da Brac è larga non più di 500 metri ed è uno stretto decisamente pittoresco.
Brac - Brazza è famosa fin dall’antichità per le sue cave di pietra, sfruttate già in epoca romana. Con la pietra di Brazza sono state costruite anche la Casa Bianca di Washington negli Stati Uniti e il Reichstag di Berlino. I primi coloni dell’isola furono, anche qui, i greci di Siracusa. Venne poi Roma. Il medioevo fu piuttosto tormentato perché erano in molti a contendersi Brazza: il comune di Spalato, il regno d’Ungheria, il regno di Bosnia, i pirati di Almissa, Venezia. Fu quest’ultima che riuscì a stabilizzare la regione agli inizi del ‘400. Da quel momento in poi la storia fu comune per tutte le isole. Sull’isola non c’è nessun centro particolarmente grande, ma molti paesi carini e ben conservati.
Cominciamo il nostro giro dell’isola da Sutivan - San Giovanni, il porto più ad ovest della costa settentrionale, e andiamo poi verso est. Sutivan è un paese piccolo e piacevole con diverse spiagge nei dintorni, come nella baia di Livka. Il porto, purtroppo, ha pochissimo posto e, oltre a questo, uno scarico rende l’acqua piuttosto sporca e puzzolente. Con la Bora la protezione è precaria e con il Maestrale del tutto assente. Ad est di Sutivan, il villaggio di Mirca, un po’ all’interno, ha un piccolo porto con una trattoria. Il posto è piacevole ma attenzione al Maestrale che alza onda. Anche la Bora, quando è forte, può creare problemi. Supetar (San Pietro) è il capoluogo e non arriva a 3500 abitanti. I traghetti da Spalato fanno scalo qui. In estate c’è una certa animazione. In porto il posto per i diportisti non manca, ma il traffico disturba e il Maestrale alza un’onda fastidiosa che può anche diventare pericolosa quando supera una certa intensità. Sarebbe meglio venire qui in primavera o in autunno, quando è più tranquillo e la brezza pomeridiana è meno intensa e frequente. Ad est di Supetar inizia la parte meno frequentata dell’isola nonostante ci siano alcuni degli approdi più interessanti.
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Tag: Isola Brazza Brac
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22 Maggio 2009
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20 Maggio 2009
A Cesenatico, da lunedì 15 a sabato 20 giugno, apre una nuova rassegna dal titolo “Marineria. Festa di tradizioni, barche, sapori”, dedicata alle tradizioni e alla cultura marinara.

Il programma:
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19 Maggio 2009
È uscito il numero 12

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29 Aprile 2009


propone un ciclo di due convegni:
“TRA TERRA E MARE”
L’ambiente come risorsa turistica dell’Adriatico
venerdì 15 maggio, ore 14.30
Interverranno:
Iles Braghetto - Vice Presidente della Commissione Europea della Pesca
Maria Luisa Coppola - Assessore al Bilancio e alla Pesca Regione Veneto
Lucilla Previati - Direttore Parco Delta del Po
Elena Politi - Tethys Research Institute
Maurizio Spoto - Riserva Marina Miramare
Alexsandra Bela - Acquario di Pola
Saverio Bersanetti - Associazione Per il Mare
“LE BARCHE STORICHE”
Per la valorizzazione e la promozione turistica
sabato 16 maggio, ore 16.00
Interverranno:
Bruno Bernardi - Università di Venezia
Giovanni Caniato - Istituto Italiano Archeologia Navale
Laura Schiff - Dirigente Turismo Regione Emilia Romagna
Davide Gnola - Direttore del Museo della Marineria di Cesenatico
Carlo Alberto Tessarin - Vice Presidente Consiglio Regione Veneto
Alfredo Zambon - Nuovo Trionfo
Vittorio Resto - Vela al Terzo
Per info: www.maremaggio.it
Tag: Eventi
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