Burano, Santa Barbara e i pompieri di New York

di testi di Stefano Cotrozzi / fotografie di Pino Fuggiano

Che sia un’isola tutta speciale lo si capisce arrivando in barca, quando i colori variopinti delle case cominciano a fare capolino.

Tutto quello che riguarda Burano è speciale, dall’origine del nome, che probabilmente deriva da una delle porte di Altino da cui fuggirono gli abitanti durante le invasioni barbariche, all’inizio della tradizione dei merletti. Una leggenda vuole sia nata grazie ad un pescatore che, resistendo al canto delle sirene in nome della sua bella che lo attendeva a Burano, avrebbe ricevuto dalla regina dei flutti una corona di schiuma per ornare il capo della sua sposa. Le amiche della ragazza, conquistate dalla bellezza del velo, hanno cominciato ad imitarlo dando così inizio ad una scuola di tradizione centenaria.

Il cuore del paese è piazza Galuppi, realizzata interrando un canale e sulla quale si affaccia la chiesa di San Martino, il cui campanile è famoso perché pendente da quando i basamenti, costruiti su palafitte come tutta Venezia, hanno ceduto.

Vicino alla chiesa c’è la cappella di Santa Barbara, per i cattolici la santa protettrice dei minatori, degli addetti alla preparazione e conservazione degli esplosivi e in generale chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa e proprio per questo protettrice dei Vigili del Fuoco.

Nel tempo questo ha creato nell’isola una sensibilità tutta particolare, tanto che a Burano c’è una corte dedicata all’11 settembre 2001, tragico attentato alle torri gemelle a New York dove tanti pompieri statunitensi persero la vita cercando di salvarne altre.

Ma ad unire l’isola veneziana con New York ci ha pensato un vulcanico imprenditore, di quelli che cento ne pensano e cento ne fanno: Luciano Boscolo Cucco, che già aveva portato a sfilare un bragozzo per le strade della città americana.

“Non riesco a guardare un canale televisivo più di un minuto - ci spiega Boscolo Cucco - e facendo zapping mi sono imbattuto nelle immagini del Columbus Day, dove ho visto gli italoamericani piangere per l’emozione quando, durante la parata, passavano le bandiere del nostro paese. Sa, qui da noi lo spirito nazionale vien fuori solo durante le partite di calcio degli azzurri… e allora ho deciso che l’anno successivo avrei fatto sfilare un bragozzo per le vie di New York, il simbolo dei miei avi ma anche quello di tutta una parte dell’Italia che sul mare ci ha lavorato”.

“Non è stato facile, perché non riuscivamo a far partire il container senza contare poi tutti gli altri problemi che sono sorti e che le lascio immaginare, ma alla fine il bragozzo è arrivato a New York ed ha sfilato lungo la Fifthy Avenue nell’edizione del 2006. Lì sono nate tante iniziative, tra cui un’amicizia con i pompieri di quella città, ai quali siamo particolarmente uniti per Santa Barbara tanto che abbiamo creato una borsa di studio con gli amici di Burano da dedicare ai figli dei caduti dei Vigili del Fuoco della grande mela”.

[...] il resto dell’articolo nel numero 10 di Adriatico (per ordinare gli arretrati tel. 0444 450693)

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