L’Incoronata - Kornat
di Piero Magnabosco
A sud dell’Isola Lunga (Dugi Otok), lungo la medesima dorsale c’è la grande isola Incoronata-Kornat, la principale dell’arcipelago a cui da il nome: Arcipelago dell’Incoronata-Kornati.
Le isole vengono oggi chiamate Incoronate in una contaminazione di andata e ritorno fra veneto e croato: il nome Kornat dato all’isola maggiore è una corruzione di Encoronata, che appare per la prima volta vicino a Santa Maria (Madonna Incoronata) nelle carte veneziane del 1300. Kornati non è altro che il plurale, di conseguenza ripreso anche in italiano.
Comunque le chiamiamo, queste isole restano un luogo speciale, un dedalo infinito di baie, scogli, isolotti quasi sempre deserti, abitati solo in estate quando, con la brezza fresca dei pomeriggi assolati, arrivano flotte di barche e di persone alla ricerca di un angolo speciale sospeso fra la terra ed il mare che si riesce spesso a trovare.
I colori sono un momento particolare, ridotti al giallo della rada erba secca e al blu profondo di una mare generoso.
Arrivando da nord, se si viene dal largo, l’accesso all’arcipelago è scoglio Tajer, piatto per l’appunto come un tagliere, con il vicino faro delle Sorelle, le Sestrice. Il faro fu costruito nel 1876 dagli austriaci ed è singolare il ponte che unisce la casa del guardiano alla torre della luce. Anche oggi, nonostante tutto il meccanismo sia controllato direttamente da Spalato, ci sono due guardiani che lavorano qui con turni di 15 giorni e si occupano soprattutto della stazione meteorologica e oceanografica che, assieme a quelle di San Giovanni in Pelago e Pelagosa, fornisce tutti i giorni la situazione del vento e del mare nell’Adriatico croato.
Il numero di isole che compone l’arcipelago da sempre è oggetto di discussione. Una delle cifre più attendibili è quella dell’ammiraglio Sobietzkom, incaricato del censimento da Francesco Giuseppe, che stabilì fossero 110.
Nessuna oggi ha abitanti residenti. Le molte casette che si trovano un po’ in tutte le baie, e che si chiamano “stan” (plurale stanovi), fino a qualche anno fa venivano usate come abitazione temporanee dai proprietari che venivano sulle isole per pescare, accudire le pecore o raccogliere le olive. Negli ultimi vent’anni sono state quasi tutte riconvertite ad uso turistico, o sono delle trattorie o vengono affittate a settimana durante l’estate a chi vuol trascorrere un vacanza al mare in totale tranquillità. Agli inizi del Novecento erano circa trecento gli abitanti dell’Incoronata, ma già negli anni ’60 dello stesso secolo non c’era più nessuno. La mancanza d’acqua e la povertà dei terreni ha impedito che nascessero paesi stabili in questo arcipelago.
Fino alla metà dell’800 le isole erano proprietà di alcune famiglie patrizie di Zara, che davano in affitto i magri pascoli per la maggioranza agli abitanti di Murter e Betina.
Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, con la fine delle leggi feudali e della servitù della gleba, anche i murterini conquistano la libertà e tra il 1859 e il 1890 comperano tutto l’arcipelago. Ancora oggi sono loro i proprietari della maggior parte dei terreni.
La risorsa principale, prima dell’invenzione del turismo, era comunque la pesca. Già nel XV secolo cominciarono delle accese dispute fra gli abitanti di tutte le isole del circondario su chi avesse o meno il diritto di sfruttare queste acque.
Gli abitanti di Sali, Iz, Zlarin, Prvic, Murter, Pasman, Zirjie per centinaia di anni hanno avuto accesi conflitti per questa questione. Nessuno dei vari stati che si sono succeduti nell’amministrazione dell’Adriatico sono riusciti a venirne a capo, né Venezia, né l’impero degli Asburgo, né la Yugoslavia. Il problema si è semplicemente ridotto a partire dagli anni ’60 del ventesimo secolo, quando la pesca ha cominciato ad essere sempre meno praticata. La nascita del Parco Nazionale nel 1980 ha definitivamente chiuso ogni discussione.
[...] il resto dell’articolo nel numero 10 di Adriatico

