Cattivik: la minaccia nera che passa dalle fogne alle vittorie…
di Luisa Furlani
Cattivik. Ma quale?
Quello dei fumetti inventato dalla matita di Bonvi e portato al successo da Silver?
Oppure quello stampato sullo spinnaker dell’omonima barca da regata?
Quella che in ogni competizione appare sulle pagine dei giornali, immortalata per la sua simpatia e per i suoi successi.
Dalle maleodoranti ma amate fogne, al rollio delle onde del mare: il destino di Cattivik cambia, e a farlo cambiare è stato Gianni De Visentini.
Partiamo allora da lui, dall’armatore di questa competitiva e simpatica barca.
Di professione medico, Gianni De Visentini si presenta all’appuntamento con il tipico, allegro ed abbronzato atteggiamento degli uomini di mare di Trieste. Me lo immagino veleggiare sul mare Adriatico fin da bambino, mentre si lascia alle spalle Trieste. Mi sono sbagliata.
“La mia passione per il mare - ci racconta De Visentini - è iniziata solo dieci anni fa, nel 1997 dopo aver partecipato ad una Barcolana con un gruppo di amici”. Fino a quel giorno De Visentini di barche, di vele e di navigar per mare ne sapeva ben poco.
Gli è bastato innamorarsi di un Ufo, incontrato per mare, in occasione appunto di quella Barcolana, per decidere di fare il grande passo.
“Sono uno sportivo - continua De Visentini - e imparare ad andare in barca a vela a quel punto significava una nuova sfida”.
Una sfida riuscita fin dall’inizio. Il suo Ufo era pronto, uscito nuovo dal Cantiere Galletti del Lago di Como approda a Trieste e trova casa presso la Società velica Barcola Grignano da dove partono le sue scorribande.
“Prima di mettersi in competizione era necessario imparare, così ho ingaggiato un ottimo maestro come Gianni Scher. Ho dedicato un anno intero ad apprendere le tecniche di regata assieme ad un gruppo di amici ed appassionati che hanno deciso di condividere con me la grande avventura”.
Con orgoglio ricorda i primi faticosi anni dell’apprendimento:
“Sono passati sul Cattivik nomi come i fratelli Benussi, Bressan, Paoletti, Sponga, Vascotto e non per ultimo Gianfranco Noè con il quale, per tre anni, ho condiviso l’esperienza in mare. Mi ha trasmesso trucchi e segreti del mestiere, prendendo il largo con il mare grosso, con le onde implacabili ed il dondolio incessante della barca. Questa ormai era la strada che intendevo seguire”.
1998, alla sua prima competizione ufficiale, la regata dei “2 Golfi di Lignano”, Cattivik colpisce il bersaglio: primo posto assoluto.
Da quel momento un susseguirsi di “colpi perfetti”, molto diversi dallo stile del più noto Cattivik, malfattore alquanto sfortunato.
Solitomino, quella che nei fumetti è la vittima dei suoi crimini, prende le sembianze del mare aperto, che Cattivik affronta, armato del suo martellone in legno, mentre va verso il bersaglio senza sbagliare il colpo.
Il successo e la notorietà di Cattivik non sono soltanto nella sua bravura e nell’innovativa forma del suo scafo, che gli permette grandi e veloci manovre, ma è alla sua simpatia che va il primo premio assoluto in ogni regata.
Ad ogni competizione l’Ufo è al centro dell’attenzione, è immancabile rivederlo immortalato da un attento obiettivo che voglia cogliere una diversa sfaccettatura in una regata. Così è stato anche per lo stesso Silver, ricorda De Visentini:
“Era presente ad una regata sul Lago di Garda. Il giorno seguente c’era la nostra foto sul giornale locale, lui ha comprato una copia, ci ha scritto sopra i complimenti, dedica e firma e ce l’ha fatta recapitare” .
Fin dall’inizio mi incuriosiva il nome dello scafo, UFO. Ho evitato di fargli la domanda per non dimostrare ignoranza, eppure continuavo a pensarci. Alla fine ho avuto fortuna: prima di salutarci, De Visentini mi fa vedere da vicino la sua barca e mi presenta il suo timoniere, Piero Boldrin, che parlandomi dello scafo riprende l’argomento e risponde alla mia curiosità: “Se guardi lo scafo dall’alto ha la tipica forma dei dischi volanti”.
Se fin qui le sorti dei due protagonisti erano ben divise, alla fine invece qualcosa che li accomuna c’è: Cattivik l’immortale, avvolto in quella sua attillata tutina nera, rimane un campione di simpatia così come questa barca triestina che sfreccia lungo l’Adriatico.

