Archivio di Giugno 2010

Percorsi nell’Adriatico

Lunedì, 7 Giugno 2010

di Marco Affronte

I dati relativi al numero di tartarughe pescate ogni anno in queste acque sono veramente impressionanti. Si parla di migliaia di esemplari, così come i conteggi derivanti dal monitoraggio degli esemplari spiaggiati mostrano appunto la presenza di una popolazione veramente molto ben nutrita.
D’altro canto sappiamo che questi animali non vengono in queste acque spinti da motivi legati alla riproduzione, dal momento che non ci sono spiagge di deposizione delle uova conosciute sulle coste dell’Amarissimo, tranne sporadicamente in Puglia.

Sappiamo inoltre che la classe di taglia degli esemplari che transitano da queste parti copre un range abbastanza ben definito di individui molto giovani, giovani o sub-adulti. Gli adulti sono rari o occasionali.
L’Adriatico quindi è quello che si definisce un feeding ground, cioè un territorio di alimentazione: cibo a volontà e pochi pericoli, a parte l’uomo, tanto per semplificare. Dunque nelle nostre acque si parla di un transito, cioè di movimenti di animali che risalgono da sud e stazionano qua per periodi più o meno lunghi, siano essi una stagione o qualche anno. E frequenti sono i ritorni, come vedremo più avanti.

Diventa dunque interessante studiare i flussi migratori delle tartarughe comuni in Adriatico. Può sembrare quasi superfluo questo tipo di studio, in quanto, essendo l’Adriatico un mare chiuso su tre lati, o questi animali restano qui oppure ovviamente se ne escono dall’unico passaggio possibile, cioè a sud. In realtà queste ricerche danno molte altre informazioni sulla biologia di questi animali: basta solo pensare al confronto fra la “rotta” tracciata e le temperature dell’acqua, o la direzione delle correnti, o la differenza di comportamento fra animali piccoli e grandi, e altro. In tempi relativamente recenti, l’impiego di trasmettitori satellitari ha aperto un campo di ricerca molto ampio e interessante.

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