Archivio di Aprile 2009

I convegni di Adriatico

Mercoledì, 29 Aprile 2009

propone un ciclo di due convegni:

“TRA TERRA E MARE”

L’ambiente come risorsa turistica dell’Adriatico

venerdì 15 maggio, ore 14.30

Interverranno:
Iles Braghetto - Vice Presidente della Commissione Europea della Pesca
Maria Luisa Coppola - Assessore al Bilancio e alla Pesca Regione Veneto
Lucilla Previati - Direttore Parco Delta del Po
Elena Politi - Tethys Research Institute
Maurizio Spoto - Riserva Marina Miramare
Alexsandra Bela - Acquario di Pola
Saverio Bersanetti - Associazione Per il Mare

“LE BARCHE STORICHE”

Per la valorizzazione e la promozione turistica

sabato 16 maggio, ore 16.00

Interverranno:
Bruno Bernardi - Università di Venezia
Giovanni Caniato - Istituto Italiano Archeologia Navale
Laura Schiff - Dirigente Turismo Regione Emilia Romagna
Davide Gnola - Direttore del Museo della Marineria di Cesenatico
Carlo Alberto Tessarin - Vice Presidente Consiglio Regione Veneto
Alfredo Zambon - Nuovo Trionfo
Vittorio Resto - Vela al Terzo


SCARICA L’INVITO

Per info: www.maremaggio.it

Scrigni di natura nell’Adriatico

Lunedì, 20 Aprile 2009

di Marco Affronte

Aree Protette adriatiche (I)
Lungo la costa italiana che si affaccia sull’Adriatico si alternano ambienti differenti, habitat più o meno estesi, che mostrano singolarità interessanti e che, prese nell’insieme, fanno la ricchezza, o meglio una delle ricchezze, del nostro mare.
Alcuni di questi ambienti sono stati, col tempo, racchiusi in zone di tutela. Aree naturali protette che rappresentano scrigni per la conservazione della natura e di peculiarità ambientali.
Realtà con forme di tutela differenti: aree marine protette, riserve naturali, zone di tutela biologica…
Durante l’estate scorsa, queste realtà si sono incontrate attorno a un tavolo e hanno gettato le basi per la creazione di un network delle aree marine protette dell’Adriatico, firmando un documento ora conosciuto come “Carta di Cerrano”, cioè il documento per la “Costituzione, gli obiettivi e gli interventi del Network delle Aree Protette costiere e marine del mar Adriatico”. In una parola: AdriaPAN.
AdriaPAN è dunque una rete di centri che hanno come denominatore comune il mare, cioè sono aree marine o costiere. Nella sua prima costituzione questa rete comprende già un buon numero di “nodi”, anche se molti altri mancano ancora all’appello. Inoltre, l’invito ad aderire è stato inoltrato anche ai numerosi parchi sloveni e croati, alle aree protette marine dell’Albania, fino alla Grecia e al parco di Zakintos, che Adriatico ormai non è più, ma insomma siamo proprio lì sulla soglia.
Firmata ufficialmente il 26 settembre 2008, la Carta di Cerrano rappresenta “un insieme di valori, obiettivi e strategie, in modo da attuare una reale collaborazione tra tutte le aree protette, di qualunque tipologia e forma, purché marine e costiere del Mare Adriatico”.
Leggendo qua e là nel documento è evidente la volontà di “fare rete” dei firmatari, condividendo obiettivi come: mettere in rete i gestori di aree protette costiere e marine, creando sinergie tra di loro; promuovere scambi di informazioni tecniche e istituzionali tra i membri della rete; contribuire a migliorare la gestione delle aree protette costiere e marine mediante l’attuazione di iniziative di interesse comune per gli enti gestori. Ma anche, per esempio, promuovere ricerche finalizzate alla conoscenza dell’ecologia dell’Adriatico, sulla biodiversità e la distribuzione degli habitat marini e di quelli costieri dell’Adriatico. E molto altro ancora, ovviamente.

Un viaggio lungo la costa italiana
Prendendo come spunto la nascita di AdriaPAN, iniziamo ora un viaggio lungo questi tesori naturali protetti adriatici, spostandoci idealmente da nord a sud, come uccelli migratori che seguono la linea di costa per non perdere la via.

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Meraviglie della tradizione: una scuola per far rivivere la navigazione storica

Martedì, 14 Aprile 2009

di Stefano Cotrozzi

Non capita spesso di vedere una barca storica dal momento che in Italia ce ne sono poche, ma quando te ne passa vicino una, è difficile toglierle gli occhi di dosso.
Chissà, poi, come potrebbe essere stare al suo timone…
Adesso, però, chi vuole togliersi lo sfizio di provare, velista esperto o neofita che sia, ha la sua occasione proprio a Cesenatico.


“L’idea non è una novità, anzi è molto vecchia - ci racconta Stefano Medas presidente dell’Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia navale -. Il primo corso di Storia e Archeologia navale è stato attivato nel 1995 ed è durato fino al 2006 in un’attività gestita sempre dal nostro Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia navale con sede a Venezia. Abbiamo pensato di sviluppare quell’iniziativa a Cesenatico, dove c’è il museo e la tradizione marinaresca è fortissima”.
Da dove siete partiti?
Nel 2008, abbiamo gestito un evento molto importante: il primo convegno nazionale di Storia, Archeologia e Etnologia navale, al quale hanno partecipato tutti gli studiosi dei differenti settori, cioè archeologi, storici e etnologi, vale a dire chi si occupa di tradizione marinaresca. Ne è nata una summa complessiva dello stato dell’arte in Italia. Il nostro paese arriva sul tema decisamente in ritardo: inglesi, francesi, olandesi e spagnoli hanno al riguardo, da tempo, un’attenzione specifica. In ogni caso, questa è la prima pietra su cui poter lavorare. Il passo successivo è stata la creazione di una scuola di vela e navigazione d’epoca in una realtà residenziale stabile; una scuola che abbia una sua vita nel tempo, che non sia un fatto sporadico ma una vera e propria scuola di formazione, dove venga coltivata e valorizzata questa tradizione che si sta perdendo e in parte, purtroppo, si è già irrimediabilmente perduta.
Come mai si è persa questa tradizione?
Perché sono venute meno le ragioni, le imbarcazioni e certi modi di vivere non esistono più. La tradizione è come un essere vivente, quando non trova più la sostanza per sopravvivere scompare. L’operazione di recupero è importante perché permette in qualche modo di far sopravvivere quanto resta e recuperare quanto non c’è più.
Chi può partecipare ai vostri corsi?
La scuola è aperta a tutti i cultori del mare, velisti sportivi, diportisti, croceristi di varia natura, semplici appassionati delle cose di mare, studenti universitari.
Che esperienza deve avere chi partecipa?

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Curzola la bella

Venerdì, 3 Aprile 2009

di Piero Magnabosco

Corcyra Melaina era il nome che, nel IV secolo a.C., le dettero i Greci provenienti da Siracusa durante il regno di Dionigi il Vecchio. Il fiorire di importanti colonie a Pharos (Starigrad-Castelvecchio nell’isola di Hvar-Lesina), Tragurium (Trogir-Traù nel continente), Issa (l’isola di Vis-Lissa) è la testimonianza della presenza ellenica che si sovrappose alle preesistenti popolazioni illiriche. Venne chiamata così perché allora, come oggi, era ricoperta da fitti boschi scuri. Pini d’Aleppo, cipressi, querce, ulivi selvatici, carrubi e lauri sono gli alberi più comuni.
L’isola si estende da ovest verso est per circa 30 miglia, il suo punto più occidentale è capo Proizd (N 42°50’,15  E 16°37’.50), il suo punto più orientale è capo Raznjiç (N 42°55’,00  E 17°12’,30). Il monte più alto è il Klupac con i suoi 568 metri e nella parte centrale ci sono delle fertili conche con bei vigneti ed alberi da frutto. Il clima è particolarmente mite, tant’è che vicino a Lombarda ci sono anche degli agrumeti. Dopo la morte di Dionigi, gli Illiri piano piano ripresero un ruolo importante e intorno al 230 a.C. il loro regno, sotto la guida della regina Teuta, si estendeva dall’Epiro alla foce della Narenta (Neretva). La capitale del regno era a Rizonico (Risan), nelle Bocche di Cattaro, e i suoi sudditi erano dediti alla pirateria a danno dei navigli romani.

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Curzola è anche il nome della principale cittadina dell’isola, testimone con le sue architetture dei profondi legami con Venezia e dell’abilità locale nella lavorazione della pietra. La parte antica della città è su una penisoletta completamente fortificata. Sia il lato orientale della penisola che quello occidentale sono dei porti; ad oriente, però, la banchina è riservata ai traghetti ma, contiguamente, è stato costruito il marina ACI, che offre diversi ormeggi. Se ormeggiate sul lato esterno prestate molta attenzione perché i traghetti in arrivo sollevano un’onda pericolosa. Sul lato occidentale ci sono un po’ di posti riservati ai diportisti, vicino alla Torre del Principe o Torre Tiepolo. Il porto ovest è meno protetto e se il Maestrale soffia gagliardo ci si può trovare in difficoltà.

Molto comoda al marina è una spiaggia di ciottoli simpatica e decisamente frequentata, immediatamente dopo la piscina usata per la pallanuoto. Più tranquilli e ridossati sono alcuni ancoraggi vicinissimi alla città: Luka (Porto Peocio) sulla parte orientale della città nuova e Banja un miglio ad ovest del paese. Curzola da sempre è famosa per la qualità delle sue costruzioni navali, il cantiere tuttora attivo è l’erede degli “squeri”, che per secoli hanno prodotto splendidi legni per veneziani e ragusei. Nel bel museo civico, di fronte alla cattedrale di San Marco nel palazzo Gabriellis, sono raccolte molte testimonianze della lunga attività cantieristica.

All’interno della Cattedrale, con la  facciata in stile gotico pugliese, spiccano, fra le altre, una tela del Tintoretto (San Marco tra San Girolamo e San Bartolomeo) e la pala con la Trinità di Jacopo da Bassano. Accanto alla cattedrale nella “Casa dell’Abbazia” (Opatijska Riznica) è visibile il ricco Tesoro dell’Abbazia e una bella collezione di dipinti, disegni e sculture.

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L’articolo completo, che riporta tutti gli approdi di Curzola, si trova nel numero 11 di Adriatico che si può ricevere sottoscrivendo l’abbonamento a 4 numeri (10€) attraverso il modulo scaricabile nella colonna di destra.